Emilia Romagna

Pedinato per 40 minuti, poi accoltellato rapidamente. Come ha agito l’aggressore di padre Rodrigo


Nell’arco di poco meno di quarantotto ore i carabinieri del nucleo investigativo e della compagnia di Modena sono riusciti a individuare il presunto aggressore che giovedì 30 dicembre ha accoltellato Rodrigo Gaviria, il sacerdote colombiano colpito da una coltellata alla base del collo che gli è quasi costata la vita.

Mercoledì sera, infatti, è stato eseguito il decreto di fermo – emesso dalla procura – a carico di un ventinovenne, indagato per il reato di tentato omicidio. Lo stesso procuratore Luca Masini ha illustrato ai media alcuni elementi dell’indagine, per quanto ancora alle fasi iniziali.

Giovedì la procura provvederà a richiedere al giudice per le indagini preliminari presso il locale tribunale la convalida del fermo e la misura cautelare personale ritenuta idonea nei confronti dell’indagato, ritenendo sussistente il concreto e attuale pericolo che lo stesso, se lasciato libero, possa commettere altri gravi delitti con l’uso di armi o di altri mezzi di violenza personale.

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Indagini rapide, essenziali le telecamere

Le immagini della telecamera cittadina installata in via della Pomposa che documentavano gli attimi immediatamente antecedenti l’accoltellamento e quelli successivi sono state fondamentali per avviare l’indagine.

Le riprese video, infatti, hanno immortalato con una buona definizione l’indagato negli attimi in cui aveva seguito il religioso e quelli in cui, subito dopo l’accoltellamento, si era dato alla fuga.

Un lungo pedinamento

Le ulteriori attività investigative hanno fatto emergere uno scenario inquietante. Attraverso la meticolosa acquisizione di tutte le altre immagini delle telecamere di videosorveglianza, è stato accertato che il ventinovenne aveva pedinato il sacerdote per circa mezz’ora. Tutto era iniziato a bordo dell’autobus numero 6 di Seta, come confermato dalle immagini delle telecamere installate a bordo dell’autobus.

Attraverso l’analisi dei fotogrammi è stata individuata la fermata dell’autobus dove era salito l’indagato. Sulla scorta di ciò, i carabinieri hanno individuato gli esercizi commerciali frequentati dallo stesso e la sua probabile dimora.

Il giovane bloccato ha consegnato l’arma

Le attività di appostamento, ininterrottamente eseguite dall’Arma durante la notte tra venerdì 31 dicembre e la mattina di sabato 1 gennaio, hanno consentito di individuare con sicurezza l’indagato, le cui fattezze erano perfettamente corrispondenti alle immagini che lo ritraevano poco prima e subito dopo il tentato omicidio.

Questa mattina all’alba è quindi scattata la perquisizione, eseguita personalmente dal pubblico ministero coadiuvato dai militari. Il ventinovenne si è dimostrato collaborativo e ha fornito egli stesso le indicazioni per far trovare il coltello a serramanico utilizzato per compiere il delitto. Il coltello era stato nascosto in un muretto di un immobile disabitato. In occasione della perquisizione sono anche stati rinvenuti e sequestrati tutti gli indumenti e le calzature indossati dall’indagato al momento del delitto, che aveva lavato e steso ad asciugare.

Un fendente per uccidere

In merito alla volontà omicidiaria, il procuratore Luca Masini ha aggiunto: “È chiaro che allo stato gli elementi che parlano sono quelli relativi al luogo del corpo dove è stata sferrata la coltellata: immediatamente sotto il collo. La ferita riportata e abilmente sottoposta all’intervento chirurgico documentano la zona letale- Il sacerdote si è salvato – ha aggiunto – perché c’è stato l’immediato intervento di chi lo ha soccorso e ha contattato il 118. L’immediato arrivo dell’ambulanza del 118 e l’immediato intervento chirurgico del reparto di chirurgia vascolare dell’ospedale di Baggiovara sono stati determinanti”.

Nessun legame accertato con la vittima

Quanto lascia sconcertati in merito a questo delitto sono le modalità, soprattutto in relazione al fatto che al momento non risulta che il ventinovenne conoscesse o avesse mai conosciuto il sacerdote colombiano.

“Dalle immagini che abbiamo acquisito dalle dichiarazioni rese dalla persona offesa, non emergono elementi per ritenere che i due si conoscessero – ha spiegato il procuratore – Al momento del fatto il prete non indossava il clergyman, quindi non abbiamo elementi per pensare ad altri tipi di scenari sulla scelta della vittima da colpire”.

Il ventinovenne, cittadino italiano di origini straniere, era già noto alle forze dell’ordine, seppur non risultino a suo carico precedenti penali in età maggiorenne. Si tratta di una persona con accertate problematiche che lo vedono attualmente in cura presso il centro di salute mentale.


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