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Parigi, la prima semifinale tra due mancine

Nascosta tra le pieghe del racconto di questo Roland Garros con un italiano in finale, tra le quattro semifinali maschili e femminili che non contengono neppure un titolo Slam nel palmarès di chi le giocherà, se ne sta nascosta una partita dalla storia assai curiosa. Quella fra Diana Shnaider e Maja Chwalinska, anni 22 e 24, classifica 23 e 114, è solo la prima semifinale a Parigi fra due tenniste mancine nell’era Open ed è la seconda Slam in assoluto in trent’anni, con Safarova-Kvitova a Wimbledon 2014.

È una storia curiosa per un po’ di motivi. Una giocatrice mancina è diventata più rara proprio mentre il tennis femminile si è standardizzato. Non che prima avessimo frotte di giocatrici che impugnavano con la mano sinistra, ma per anni la campionessa mancina è stata una figura molto presente nel racconto, da Martina Navratilova a Monica Seles, da Petra Kvitova ad Angelique Kerber. Le giocatrici mancine incidevano molto portando un problema, il loro servizio esterno da sinistra con angoli diversi, diagonali meno abituali e traiettorie che costringevano l’avversaria destrorsa a uscire dalle sue abitudini.

In un torneo lungo e pieno di adattamenti come uno Slam, Shnaider e Chwalinska sono arrivate in fondo senza appartenere al verso dominante del gioco, in un contesto più costruito che in passato su caratteristiche tecniche molto simili. Tutte rispondono forte, tutte hanno un dritto pesante, tutte un rovescio bimane, sono pochi i veri tagli, poche le differenze marcate di stile.

Essere mancina oggi dovrebbe dunque essere un vantaggio superiore al passato perché rompe la routine delle percezioni in modo ancora più brusco. Ma il tennis contemporaneo assorbe le anomalie molto meglio di prima, per la enorme mole di dati a disposizione di chi analizza. Video, scouting, sparring, simulazioni. I software di match analysis decriptano ogni novità in pochi minuti. Un effetto sorpresa dura meno. In un tennis molto omogeneo, ogni differenza torna a farsi valere solo se è sostenuta da costanza a qualità. Shnaider e Chwalinska, peraltro, non sono nemmeno la stessa cosa. Shnaider è tutta anticipo e mano pesante, Chwalinska ci mette più variazioni.

(agf)

Forse è una partita che viene a ricordarci come in un tennis molto omogeneo, ogni differenza non è più un vantaggio naturale legato al destino biologico di essere nate mancine, ma diventa quasi una scelta di pura resistenza culturale contro la macchina dei dati.


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