Sport

Nazionale, dopo la bocciatura di Pirlo lasciano Maldini e Leonardo

Alle otto del mattino Giovanni Malagò s’era già trincerato nell’ufficio di via Allegri, al quinto piano della sede della Federcalcio a Roma, con una sola idea in testa: rattoppare in fretta e furia lo squarcio con il direttore tecnico Paolo Maldini e il consulente Leonardo; salvare il Club Italia a tre teste, la creatura messa in piedi dallo stesso presidente e che troppo presto – 17 giorni dopo le due nomine – s’è rivelata un Frankenstein dai poteri squilibrati.

Una missione impossibile: quel progetto, presentato dai diretti interessati come «decennale», s’è esaurito in poco più di due settimane, culminate con le dimissioni di Maldini e Leonardo nel pomeriggio di ieri, quando le componenti del calcio italiano erano tutte riunite in Federcalcio. «L’abbiamo scoperto dalla televisione, ma non sono sorpreso», il commento del presidente della Serie A Ezio Maria Simonelli.

Per capire il perché di un doppio passo indietro già annunciato, bisogna riportare le lancette al mattino. Proprio mentre Malagò stava studiando un nuovo patto della concordia, il quasi ct Andrea Pirlo ha deciso di aprire Instagram e fornire la sua versione dei fatti, aggiornata dopo il post pubblicato la sera prima: «Mi hanno comunicato che non sarò io l’allenatore della Nazionale».

Il tecnico ha voluto sbandierare in pubblico il gran rifiuto di Malagò, che la sentenza definitiva l’ha emessa nella notte: «Pirlo non può fare il ct». L’Italia del calcio s’è svegliata così, con «la grande amarezza» di Andrea: secondo l’ex regista di Milan e Juventus le ombre russe sono state usate come pretesto per scaricarlo. Un sospetto condiviso con gli amici Maldini e Leonardo, che non hanno capito la gravità di un contratto che prevdeva attività “in Russia e per la Russia”. Inaccettabile per la Figc.

Malagò era convinto di poterli convincere a restare. Si sbagliava. La terza via della riconciliazione è stata scartata da Maldini, che ha chiuso l’ultima telefonata dicendo: «Giovanni, mi prendo del tempo per riflettere». È in quel momento che Malagò ha fiutato il fallimento del suo piano: Paolo aveva già deciso di lasciare. Come se non bastasse, l’ex presidente del Coni ha incassato subito un altro colpo. Dalla politica: «Che figuraccia. Bisogna rimediare in fretta», l’attacco frontale del ministro per lo Sport Andrea Abodi, lo stesso che prima dell’elezione federale aveva marchiato Malagò come «diversamente amico».

Il presidente della Figc, di ritorno da una riunione nella sede della Lega dilettanti, ha provato a sollevare lo scudo: «Brutta figura? Bisogna vedere chi l’ha fatta. Il mondo di Abodi, la politica, non può parlare di brutte figure». Rispondendo alla provocazione, all’ora di pranzo Malagò s’è ritrovato a combattere su due fronti: uno con Maldini e Leonardo; l’altro col ministro. Che ha rincarato la dose: «Malagò mi ricorda Gigi Proietti. Una volta fatta la scelta, quella doveva essere».

Non contento, il ministro ha sollevato dubbi sulla reale motivazione dell’accordo saltato: «Va chiesto a Malagò se veramente è stato deciso di fermare la negoziazione per i legami di Pirlo con Mosca». Una motivazione ingiusta per Nicolò, figlio di Andrea, che sui social ha pubblicato una lettera: «Sono orgoglioso di te. Provo amarezza per come sei stato trattato». A proposito del caso Pirlo-Russia: «Non ne sapevamo niente», ha raccontato Giancarlo Abete, presidente della Lega Dilettanti e fino a un mese fa rivale di Malagò nella corsa al vertice della Figc.

Abete ha espresso tutto il suo sconcerto per una «vicenda a cui non siamo abituati», quasi a voler rimarcare la distanza con chi, lo scorso 22 giugno, l’ha sconfitto incassando il 68,58 per cento delle preferenze. L’annuncio delle dimissioni c’era stato poco prima, durante il vertice cominciato in Figc alle 18. Rieccoci qui, allora, al tardo pomeriggio di ieri, quando Maldini e Leonardo hanno comunicato il passo indietro. La conferma è arrivata dopo le 19, per bocca del presidente della Serie A Simonelli: «Mi dispiace per Maldini, persona di valore». Mentre il commento più atteso non c’è stato: Malagò, che vive di consensi, ha scelto per una volta di uscire dal retro, evitando i giornalisti arroccati dal mattino in via Allegri, dov’è calata un’oscurità senza risposte.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »