«Orgoglioso della marea d’affetto. UniUrb tornerà internazionale, senza studenti non esiste»

Marco Bruno Luigi Rocchi è stato eletto al ballottaggio nuovo rettore di UniUrb con il 60% dei consensi, che cosa cambiarà nella gestione dell’università?
«Voglio riposizionare UniUrb nei ranking, sia nazionali sia internazionali, ma soprattutto far ricrescere quella voglia di sentirsi comunità che negli ultimi anni si è un po’ persa». Durante la campagna ha parlato spesso di “svolta” e “discontinuità”. In cosa consisteranno? «Il mio progetto di conduzione dell’Ateneo deve essere basato su due parole: condivisione e trasparenza. Condivisione nei processi decisionali, perché la comunità si senta davvero coinvolta, e trasparenza perché l’Università dovrebbe essere una casa di vetro. Uno dei primi passi una squadra condivisa con la prorettrice Berta Martini».
Cosa, invece, funziona e va preservato?
«UniUrb ha una grande tradizione. Penso, per esempio, a Giurisprudenza, che rappresenta uno dei nostri fiori all’occhiello. Ma soprattutto non dobbiamo tradire la didattica relazionale e in presenza. È questa la vera sfida rispetto alle università telematiche: non dobbiamo scivolare sul loro terreno, ma sfidarle sul nostro. Lì siamo bravissimi».
Gli studenti hanno manifestato anche attraverso l’astensionismo. Quale sarà il rapporto con loro?
«Cerco un dialogo. L’ho già detto incontrando le diverse componenti. Gli studenti sono quelli senza i quali l’università non esiste. La prima missione dell’università è la didattica: la ricerca è importantissima, senza studenti non siamo più niente».
Molto netto a suo favore il voto del personale tecnico-amministrativo. Che segnale legge?
«È stata una marea. L’affetto che mi hanno fatto sentire mi ha reso particolarmente orgoglioso. Credo che chiedano esattamente ciò di cui parlavo all’inizio: ricostruire il senso di appartenenza alla comunità. Siamo tutti parte di un unico organismo».
Ha parlato anche di un patto con Regione, Comune e Provincia. Da dove si comincia?
«Bisogna partecipare ogni volta che c’è una possibilità di intercettare risorse. Forse siamo stati un po’ rinunciatari. E poi, rispetto a determinate questioni, bisogna andare anche a chiedere alla Regione. Ma prima bisogna costruire un rapporto: non si può arrivare soltanto nel momento in cui servono fondi».
E le imprese del territorio?
«Dobbiamo distinguere tra le aziende più grandi e il vasto mondo delle piccole e medie imprese e dell’artigianato. In passato abbiamo avuto grandi cantieri universitari, ma con ricadute limitate sulle aziende locali. Senza violare la libera concorrenza, esistono strumenti e criteri consentiti che possono favorire una maggiore relazione con il territorio».
UniUrb dovrà dare qualcosa in cambio al territorio?
«Certamente. Il territorio può offrirci tanto e noi gli chiederemo tanto, ma dobbiamo ricambiare. Uno dei modi è contribuire alla crescita dell’economia locale, naturalmente sempre nel pieno rispetto delle regole». Per Rocchi, dunque, la parola chiave resta comunità: dentro l’Ateneo, ma anche nel rapporto con la città, le istituzioni e il sistema produttivo.




