Economia

OpenAI diventa statalista: “Il governo americano entri nel capitale con il 5%”

ROMA – Gli Usa scoprono lo statalismo, sotto la guida del presidente che si vanta di essere il campione del capitalismo? Così sembrerebbe, almeno guardando alla proposta lanciata dalla compagnia dell’intelligenza artificiale OpenAI affinché il governo entri nel suo capitale con una quota del 5%.

Secondo il Financial Times, l’idea verrebbe estesa a tutte le aziende del settore, sotto la formula di un fondo sovrano come quello già utilizzato in Alaska per distribuire alla popolazione i ricavi del petrolio.

Lo scopo sarebbe duplice: primo, alleviare le preoccupazioni degli americani sugli effetti più minacciosi dell’IA, includendoli nel suo sviluppo attraverso la presenza dello Stato; secondo, estendere all’intera società i vantaggi economici generati dalle nuove tecnologie, che ha contribuito a far nascere con i propri dati, senza incassarne i dividendi.

Le regole del settore

Un terzo obiettivo, di cui nessuno si azzarda a parlare apertamente, sarebbe fare contento Trump, sempre sensibile a tutte le opportunità di ricavare qualcosa dalla propria carica pubblica, come ha dimostrato la sua “dichiarazione dei redditi”, e quindi magari ammorbidirlo quando si tratterà di stabilire le regole del settore.

In passato il capo della Casa Bianca aveva detto che l’ingresso dello stato nel capitale dei giganti dell’IA sarebbe bellissimo. «C’è qualcosa di molto interessante in questa idea, che diventerebbe quasi una partnership con il pubblico americano, rendendolo parte della rivoluzione. Si tratterebbe di una cosa bella, che lo renderebbe ricco».

Trump aveva già usato un simile approccio statalista anche con Intel, ex leader della produzione dei chip ora in difficoltà, quando l’aveva aiutata con un investimento pubblico da 8,9 miliardi di dollari per entrare nel capitale con una quota del 10%.

L’industria militare

La strategia si era poi ripetuta con Ibm e compagnie impegnate nella raccolta delle terre rare e i minerali essenziali all’industria militare e tecnologica. Sam Altman ha capito il messaggio, perché da una parte vuole accontentare il presidente, ma dall’altra ha anche interesse a mitigare le resistenze e i contraccolpi degli americani, sempre più sospettosi dei potenziali effetti dell’intelligenza artificiale sulla loro sicurezza e sull’occupazione.

Per non parlare della necessità di ammorbidire Trump sul piano normativo, visto l’intervento dell’amministrazione per controllare o bloccare la distribuzione di alcuni modelli molto avanzati, come Fable di Anthropic.

Quindi il capo di OpenAI, secondo il Financial Times, ha incontrato il segretario al Tesoro Bessent e quello al Commercio Lutnick, per proporre al governo di prendere il 5% della sua compagnia, un investimento di oltre 42 miliardi di dollari, in base all’attuale valutazione sul mercato dell’azienda da 852 miliardi.

Il veicolo

Altman poi, per cercare di accontentare tutti, ha visto anche il senatore democratico Bernie Sanders, che invece vorrebbe una partecipazione statale del 50%. L’idea sarebbe quella di usare un veicolo come l’Alaska Permanent Fund, impiegato per pagare i dividendi del petrolio ai cittadini.

Anche i concorrenti Anthropic, Google, Meta e xAI sarebbero invitati a fare altrettanto, per coinvolgere tutti i protagonisti della rivoluzione. Statalismo dunque, ma a fin di bene e temperato dal capitalismo


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