Emilia Romagna

oltre sette su dieci si sostengono per la prima volta – Forlì24ore.it

I dati dei primi nove mesi dell’anno registrano 133 prese in carico e più di 800 incontri: la violenza psicologica resta la più diffusa, commessa in maggioranza da partner ed ex

Un aumento netto delle richieste di aiuto che testimonia sia la gravità del fenomeno sia la crescita della fiducia nella rete di supporto del territorio. Nei primi nove mesi dell’anno sono state 133 le donne che si sono rivolte al Centro Donna e Centro Antiviolenza di Cesena, generando un totale di 817 incontri. La portata di questo incremento emerge in modo chiaro dal confronto con il recente passato.

“Nel 2020 le donne prese in carico erano 60, a fronte delle 133 registrate nei primi nove mesi di quest’anno”, evidenzia Claudia Gatta del Centro donna comunale. A questo quadro si affianca l’operatività delle case rifugio di primo e secondo livello, attivate nel luglio 2025, che fino a oggi hanno offerto protezione e un luogo sicuro a 15 donne e 5 bambini.

La gran parte delle persone assistite si trova ad affrontare questo percorso senza precedenti alle spalle: il 76,7% delle usufruitrici, pari a 102 donne, ha infatti contattato la struttura per la prima volta, mentre 31 stavano proseguendo un cammino già avviato negli anni scorsi.

Analizzando le tipologie di abuso segnalate, la violenza psicologica si conferma la più frequente con 118 casi (40,3% del totale delle segnalazioni), seguita da quella fisica (79 casi, 27%), quella economica (44 casi, 15%) e dallo stalking (35 casi, 11,9%), oltre a 13 episodi di violenza sessuale. Molto spesso diverse forme di maltrattamento si sovrappongono sulla stessa persona, spaziando dall’aggressione diretta al controllo e alla privazione dell’autonomia economica.

Per quanto riguarda i responsabili, i dati indicano quasi sempre persone legate da vincoli affettivi o familiari. Il coniuge risulta l’autore indicato più spesso (28,6%), seguito dall’ex partner (27,1%), dal convivente (15,8%) e dal compagno (7,5%). Compaiono inoltre casi riconducibili a parenti, figli, conoscenti e colleghi di lavoro.

Le esigenze primarie manifestate da chi chiede supporto riguardano l’ascolto, la ricerca di informazioni e la necessità di strutturare strategie per uscire dalla situazione di maltrattamento. Seguono le richieste di consulenza psicologica, legale, orientamento al lavoro e accoglienza in emergenza. Dal punto di vista anagrafico, la fascia d’età più colpita è quella tra i 40 e i 49 anni (24,8%), mentre le donne di nazionalità italiana rappresentano il 67,7% del totale e la maggior parte risiede nel comune capoluogo.

Sul fronte delle tutele formali, il 41,4% delle donne accolte (55 casi) ha presentato denuncia o querela per le violenze subite, mentre il 27,8% è in possesso di una certificazione medica che attesta i maltrattamenti.


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