Scienza e tecnologia

oltre 80 minigiochi per scatenare il divertimento con gli amici

Esistono pochi videogiochi musicali che riescono a mettere l’orecchio al centro dell’esperienza come fa Rhythm Paradise. La particolarità della serie Nintendo è sempre stata quella di trasformare il ritmo in qualcosa da sentire prima ancora che da vedere: i segnali arrivano dalla musica, dalle pause, dagli accenti sonori, e il giocatore risponde quasi d’istinto. In teoria, molti dei minigiochi potrebbero essere affrontati senza guardare lo schermo, affidandosi esclusivamente all’ascolto e al senso del tempo.

È un approccio molto diverso da quello adottato dalla maggior parte dei rhythm game. In produzioni come Guitar Hero o Beat Saber l’informazione visiva è essenziale, pensate anche a Ouendan che faceva degli input visivi la propria forza, così come Theatrhythm Final Fantasy, mentre in Rhythm Paradise basta spesso un singolo pulsante premuto al momento giusto. Dietro questa semplicità apparente si nasconde però una struttura sorprendentemente raffinata, che spinge il giocatore a entrare gradualmente in uno stato di concentrazione quasi ipnotico, seguendo schemi ritmici che si imprimono nella mente e accompagnano le situazioni più assurde mostrate sullo schermo. Dopo l’uscita di Rhythm Paradise Megamix nel 2016, la serie è rimasta in silenzio per quasi un decennio. Con Rhythm Paradise Groove, in arrivo il 2 luglio su Switch e Switch 2, Nintendo prova a riportare in scena una delle sue serie più particolari. Lo abbiamo potuto provare e vi raccontiamo la nostra esperienza, in attesa della recensione finale!

Una formula familiare, ma piena di novità

A differenza di molti altri esponenti del genere, qui la sfida non consiste nel seguire una cascata di note sullo schermo o nel memorizzare combinazioni complesse. Quasi tutto ruota attorno a uno o due pulsanti e il vero avversario è il ritmo stesso. La musica suggerisce, anticipa e accompagna ogni azione. Dopo qualche minuto si smette persino di ragionare e si inizia a reagire d’istinto, seguendo gli accenti sonori come se si stesse partecipando a una strana conversazione musicale. È una formula che Nintendo non ha voluto stravolgere.

La principale novità di Groove è rappresentata dalla quantità di contenuti completamente nuovi. Sono oltre ottanta i minigiochi inediti inclusi nel pacchetto, una scelta che segna una netta differenza rispetto a Megamix, costruito in gran parte come celebrazione della storia della serie. Naturalmente la creatività continua a essere il vero motore dell’esperienza, quindi vi raccontiamo un po’ dei minigiochi che abbiamo provato (che ovviamente non sono stati tutti, ma solo una parte e per lo più della difficoltà più bassa). In una sfida bisogna aiutare un cane a calcolare il momento perfetto per recuperare un frisbee lanciato da lontanissimo. In un’altra si segue il ritmo imprevedibile con cui arrivano ingredienti destinati a una cuoca da ambo i lati, tra pomodori e verdure. Da un’altra parte ancora, una fila di gatti portafortuna giapponesi si muove seguendo una coreografia tanto ridicola quanto sorprendentemente difficile da eseguire. Come sempre, l’obiettivo sembra essere quello di cogliere il giocatore alla sprovvista. Quando si pensa di aver capito il ritmo, il gioco cambia improvvisamente direzione, inserisce una pausa inattesa o accelera il tempo quel tanto che basta per provocare l’errore.

Richiami al passato e struttura classica

Chi conosce bene la serie noterà però qualche inevitabile richiamo al passato. Alcune idee sembrano nascere direttamente da minigiochi storici già apparsi nei precedenti capitoli, quasi fossero reinterpretazioni moderne di vecchi classici. Non è necessariamente un difetto, tuttavia potrebbe lasciare ai veterani la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di familiare.3

La struttura generale rimane fedele alla tradizione. Ogni prova viene valutata in base alla precisione del giocatore e i risultati migliori vengono premiati con medaglie speciali. Tornano inoltre i Remix, le sequenze che mescolano insieme tutti i minigiochi affrontati fino a quel momento all’interno di un’unica traccia musicale. Sono ancora oggi tra i momenti più spettacolari dell’intera serie, perché trasformano decine di personaggi e situazioni differenti in un’unica esibizione collettiva.

Un concerto di giocatori

Se il cuore del gioco resta immutato, Nintendo sembra aver dedicato particolare attenzione alle modalità condivise.I minigiochi multiplayer provati puntano meno sulla competizione pura e più sulle interazioni tra i partecipanti. In una delle sfide, quattro ninja devono collaborare per proteggere uno shogun da una pioggia di frecce.

Poiché la barra vitale è comune a tutti, ogni errore pesa sull’intero gruppo e la coordinazione diventa fondamentale. L’intera esperienza prende una direzione che assomiglia molto a quella di Super Mario Party (recupera ora la recensione di Super Mario Party per Nintendo Switch), quando tra giocatori ci si insulta, ci si vuole bene e si finisce per lottare perché qualcuno ha sbagliato sul momento decisivo l’azione che avrebbe consegnato la vittoria a una squadra a discapito di un’altra.

Un’altra attività sfrutta invece il principio opposto. Quattro giocatori devono afferrare una fetta di torta al momento giusto, ma il gioco incoraggia ogni forma di sabotaggio psicologico possibile tra i vari giocatori, perché qui non c’è niente da difendere. È facile immaginare queste modalità trasformarsi nel vero protagonista delle serate tra amici.

[titolo]Un RPG di musica

[/titolo]La novità più ambiziosa si chiama invece Beatspell. Qui Rhythm Paradise prova ad allontanarsi dalla propria struttura tradizionale per avvicinarsi a quella di un piccolo gioco di ruolo fantasy. Gli scontri vengono risolti eseguendo correttamente sequenze ritmiche associate agli incantesimi, mentre tra un combattimento e l’altro è possibile migliorare le proprie abilità.

L’idea funziona e dimostra che il concetto alla base della serie potrebbe essere applicato anche a contesti molto diversi. Tuttavia, almeno nella versione mostrata finora, Beatspell sembra più un’interessante deviazione che una modalità capace di reggere da sola l’intera esperienza. Anche il sistema di voci sintetizzate utilizzato nei dialoghi lascia sensazioni contrastanti. Si integra bene con l’umorismo nonsense che caratterizza il gioco, ma appare meno efficace quando la modalità avventurosa cerca di assumere toni più narrativi: questo aspetto ci è stato giustificato per l’esigenza di far sentire il nome dei vari giocatori sfruttando una voce sintetizzata, ma spesso diventa troppo ostico da digerire. Al di là di questo, dopo la prova, la sensazione dominante è che Nintendo abbia capito perfettamente cosa chiedevano i fan: un nuovo capitolo costruito sulla stessa identità che ha reso celebre la serie.

Perché il fascino di Rhythm Paradise non è mai stato soltanto nella musica o nella precisione richiesta al giocatore. È nella capacità di trasformare situazioni completamente assurde in meccaniche perfettamente sincronizzate. Un talento che, dopo tutti questi anni, continua a sembrare sorprendentemente unico.


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