Smartphone ricondizionato: quanto si risparmia secondo lo studio Fraunhofer 2026
Ogni volta che cambiamo smartphone diamo per scontato che il prezzo d’acquisto sia la voce di spesa più importante. Un nuovo studio dell’Istituto di Ricerca Fraunhofer Austria, commissionato dal marketplace di prodotti ricondizionati refurbed, racconta una storia diversa: non è tanto il prezzo del telefono nuovo a pesare sul portafoglio, quanto cosa ne facciamo dopo. La ricerca arriva in un momento non casuale, proprio mentre l’Italia si avvicina al recepimento della direttiva europea sul Diritto alla Riparazione, pensata per allungare la vita dei dispositivi e rendere più trasparente il loro ciclo di vita.
Tre modi di usare lo stesso smartphone, tre risultati molto diversi
Per arrivare a numeri concreti, Fraunhofer Austria ha preso come riferimento uno smartphone medio dal valore di 575 euro e ne ha simulato il percorso lungo sei anni, in tre scenari distinti.
Il primo è quello che i ricercatori definiscono il modello lineare compulsivo: il telefono viene sostituito ogni anno con un modello nuovo, mentre i dispositivi dismessi finiscono per accumularsi in casa o, nel peggiore dei casi, nel circuito del riciclaggio illegale.
Il conto in sei anni è di 3.834 euro, tra acquisto e costi ambientali indiretti, circa 639 euro l’anno. Sul fronte ambientale la fattura è altrettanto pesante: 684 kg di CO₂ prodotti e 346 grammi di terre rare e metalli critici consumati da un singolo utente.
Il secondo scenario, più realistico, descrive quello che Fraunhofer Austria chiama l’utilizzo tipico in Italia: il telefono viene usato per tre anni e poi dimenticato in un cassetto, per finire alla fine nei rifiuti domestici comuni. Qui il costo scende a 1.294 euro in sei anni, circa 215 euro l’anno, ma resta comunque più alto di quasi il 35% rispetto al terzo scenario, con il doppio delle emissioni di CO₂ e quasi il triplo dello spreco di risorse rare.
Il terzo scenario è quello circolare: lo smartphone viene acquistato una volta, usato per circa tre anni, rivenduto tramite un programma di permuta, ricondizionato professionalmente per un secondo proprietario e infine riciclato a fine vita in modo corretto.
Qui il costo totale crolla a 959 euro in sei anni, poco più di 160 euro l’anno, con 83 kg di CO₂ prodotti e appena 38 grammi di materie prime critiche come cobalto, rame, magnesio e palladio.
I numeri tradotti in pratica dicono che un consumatore può tagliare la propria spesa in smartphone di circa il 25% semplicemente allungando la vita utile del device e sfruttando i programmi di permuta, fino ad arrivare a una riduzione dei costi che lo studio stima tra il 25% e il 76% a seconda dello scenario di partenza.

Un punto metodologico tenuto a precisare dall’autore dello studio, Paul Rudorf, riguarda il livello di analisi scelto: i risultati sono stati calcolati a livello di singolo prodotto e non per categorie di utenti, proprio per evitare di colpevolizzare i consumatori sulla base delle loro abitudini d’acquisto. Secondo Rudorf, ogni dispositivo comporta inevitabilmente un costo e un impatto ambientale di partenza legato alla produzione, ma è ciò che succede dopo, durata d’uso, tipo di utilizzo e modalità di smaltimento, a fare la differenza più significativa sia per il portafoglio del consumatore sia per l’ambiente.
Il caso dell’iPhone 15 e i numeri di refurbed
Oltre alla simulazione teorica, lo studio cita anche un caso reale: nell’ultimo anno, la versione ricondizionata dell’iPhone 15 sul marketplace di refurbed è risultata in media il 46% più conveniente rispetto al corrispondente modello nuovo, con una riduzione dell’84% delle emissioni di CO₂, dell’87% del consumo d’acqua e del 68% delle materie prime critiche impiegate.
refurbed, va detto per completezza, è anche la parte commissionante della ricerca: si tratta di un marketplace europeo specializzato nella vendita di prodotti ricondizionati, che comprendono smartphone ma anche laptop, tablet ed elettrodomestici, distribuiti in 24 paesi. Dalla sua fondazione nel 2017 l’azienda dichiara di aver dato una seconda vita a oltre 10 milioni di dispositivi, con un risparmio complessivo stimato di 474.000 tonnellate di CO₂ e 166 miliardi di litri d’acqua. Sono numeri che vanno letti con la consapevolezza che provengono dall’azienda stessa, e non da un ente terzo indipendente, anche se lo studio Fraunhofer fornisce comunque una cornice scientifica esterna da non sottovalutare.

Cosa cambia per aziende e famiglie
Lo studio individua un parallelo interessante anche sul fronte business. Secondo Kilian Kaminski, co-fondatore di refurbed, molte aziende oggi adottano politiche di approvvigionamento molto vicine al primo scenario, quello lineare, sostituendo computer e smartphone aziendali con cadenza annuale senza sfruttare programmi di permuta o ricondizionamento. In un periodo di pressione sui budget, i dati Fraunhofer suggeriscono che un approvvigionamento più circolare di smartphone e laptop comporterebbe risparmi misurabili, non solo benefici d’immagine in chiave sostenibilità.
Per chi vuole farsi un’idea concreta del proprio caso specifico, refurbed ha messo online anche un calcolatore interattivo che permette di stimare il risparmio di risorse ottenuto scegliendo un dispositivo ricondizionato al posto di uno nuovo, raggiungibile dal sito ufficiale dell’azienda.

Vale la pena ricordarlo: stiamo parlando di proiezioni costruite su un modello statistico, non di una misurazione diretta sul comportamento di ogni singolo utente, e la cifra di partenza di 575 euro rappresenta una media che può discostarsi parecchio dal valore reale del proprio smartphone.
Resta comunque un’indicazione utile in vista della direttiva europea sul Diritto alla Riparazione, che nei prossimi mesi dovrebbe spingere ulteriormente il mercato verso prodotti pensati per durare più a lungo.
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