Oggi “Solo Un Grande Sasso” dei Verdena compie 25 anni

A sentire i diretti interessati, “Solo Un Grande Sasso” è soprattutto la traduzione pratica di un andazzo preso nei live – quello di intervenire sulla struttura dei brani, estenderli in una sorta di stress test che permettesse di giocare con il suono, trascinare il pubblico in fughe imprevedibili ed evitare di ripetersi sera dopo sera.
Tutto assolutamente credibile, però la seconda opera dei Verdena ha anche una storia al di là di quelle circostanze.
I Motorpsycho (quelli dell’esordio fino a “Trust Us”), John Lennon (quello meno battagliero e più psych), Manuel Agnelli (alla produzione): sono loro i padri spirituali e nobili di “Solo Un Grande Sasso” – che di per sé rimane una mossa inattesa, fuori da ogni ragionevole seminato per una band le cui fortune si poggiavano su un debutto che faceva dell’immediatezza uno dei suoi punti di forza.
“Solo Un Grande Sasso” è fatto di molti brani lunghi e voluminosi, espansivi anche là dove il minutaggio sembrerebbe non suggerirlo (“Miami Safari”, “Cara Prudenza”), di brevi episodi arrendevoli e onirici (“Nel Mio Letto”, “La Tua Fretta”, “Meduse E Tappeti”) e di uno che sta sopra a tutto il resto e a moltissimo altro nell’ambito Verdena e non solo (“Spaceman”).
È fatto anche di una title track / suite divisa in due parti e piazzata sull’EP “Miami Safari” – perché altrimenti sarebbe stato (forse) troppo – ma che è impossibile considerare davvero a latere.
Nel suo muoversi disteso e vorticoso, “Solo Un Grande Sasso” risucchia e intrappola verso il fondo come un gorgo; a ben vedere, ci riesce con armi molto simili a quelle che i Verdena avevano già utilizzato nel primo disco: ferocia, visceralità e un senso di freschezza giovane che incolla.
È questione decisiva: l’energia di Verdena scattava verso l’esterno; quella del suo successore è forza centripeta che s’avvita, dilata, scava.
“Solo Un Grande Sasso” è anche una fine ed un inizio: l’ultimo punto in cui i Verdena sono parsi seguire un qualche barlume di apertura (tennero un diario pubblico e semi-quotidiano delle registrazioni) e un consiglio esterno (appunto, Manuel Agnelli: i successivi lavori sono tutti prodotti da Alberto Ferrari direttamente); allo stesso tempo, è il primo evidente sintomo di una personalità artistica spigolosa e (anche per questo) autarchica.
È anche un magnifico esercizio di fantasia chitarristica e – più in generale – di esplorazione dinamiche delle possibilità di un power trio che riesce sempre a suonare con inequivocabile fluidità anche nei momenti (apparentemente) più complessi.
Ma il vero punto è un altro: “Solo Un Grande Sasso” trascende ogni logica; nei suoi saliscendi si nasconde una follia luccicante – sessanta minuti di sogno lucido e incandescente.
Pubblicazione: 20 settembre 2001
Durata: 60:00
Dischi: 2
Tracce :12
Genere: Rock alternativo, Grunge, Neopsichedelia, Space rock
Etichetta: Black Out, Mercury, Universal, Beard of Stars (versione in vinile)
Produttore: Manuel Agnelli
Tracklist:
La tua fretta
Spaceman
Nova
Cara prudenza
Onan
Starless
Miami Safari
Nel mio letto
1000 anni con Elide
Buona risposta
Centrifuga
Meduse e tappeti
Il tramonto degli stupidi
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