Nuovi LEA 2026, cosa cambia dal 30 ottobre
3 ottobre 2026 – ore 07:00 – Il 30 settembre scorso sulla Gazzetta Ufficiale sono stati pubblicati i nuovi Lea – Livelli essenziali di assistenza – del Sistema sanitario nazionale. Sono circa 800 i nuovi servizi, prestazioni e terapie che avranno accesso gratuito, o dietro pagamento del ticket. Prevenzione, oncologia, malattie rare e croniche sono i campi in cui sono previsti i nuovi interventi. “Un Ssn più moderno”, è stato definito così dal ministro della Salute Orazio Schillaci la macchina nazionale che, per l’aggiornamento dei Lea, prevede una spesa quantificata in 149,5 milioni di euro annui. A partire dal 30 ottobre – 30 giorni dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale – i nuovi servizi entreranno in vigore, e ad essere interessati sono in particolar modo le donne in gravidanza, chi è a rischio eredo-familiare per il tumore della mammella e dell’ovaio, i soggetti colpiti da disturbi dell’alimentazione e della nutrizione. Previste anche nuove esenzioni per chi soffre delle malattie croniche e invalidanti quali fibromialgia, idrosadenite e microbatteriosi. Viene inoltre aggiornato l’elenco delle malattie rare, che vede l’aggiunta di encefalopatie di sviluppo ed epilettiche, la malattia di Kawasaki, l’insufficienza intestinale cronica benigna, le malattie autoimmuni del fegato, alcune forme di spina bifida e le dermatosi acantolitiche autosomiche dominanti del calcio-ATPasi.
Dalla gravidanza ai primi giorni di vita: nuovi test e screening
Tra le prestazioni previste entra il NIPT, il test prenatale non invasivo sul DNA fetale circolante nel sangue materno, utilizzato per valutare il rischio di alcune anomalie cromosomiche. L’accesso avverrà secondo specifiche condizioni cliniche e sulla base del percorso di valutazione previsto dal SSN. Si amplia inoltre lo screening neonatale, con l’ingresso stabile del test per l’atrofia muscolare spinale (Sma) e l’estensione dei controlli a nuove patologie genetiche e metaboliche, come le immunodeficienze combinate gravi (SCID), l’iperplasia surrenalica congenita, la mucopolisaccaridosi di tipo I, l’adrenoleucodistrofia legata all’X e le malattie di Fabry, Gaucher e Pompe. Secondo le stime elaborate nel corso dell’iter del provvedimento, il potenziamento dello screening potrebbe interessare oltre 390 mila neonati ogni anno. Il test diventa una prestazione garantita su tutto il territorio nazionale, superando le differenze che negli ultimi anni avevano caratterizzato l’accesso allo screening tra una Regione e l’altra.
Per il Friuli Venezia Giulia alcune delle novità introdotte ora a livello nazionale rappresentano la formalizzazione di percorsi già avviati sul territorio. La Regione aveva finanziato come prestazioni extra-Lea diversi screening neonatali e prenatali, destinando risorse specifiche ai controlli per Sma, immunodeficienze congenite e principali emoglobinopatie, oltre al Nipt sul DNA fetale e ad altri esami durante la gravidanza. A Trieste un ruolo centrale è affidato all’Irccs Burlo Garofolo, dove lo screening neonatale per la Sma era stato avviato sperimentalmente già nel 2024. L’istituto è centro regionale per la diagnosi prenatale e offre il Nipt in esenzione alle gestanti residenti in Friuli Venezia Giulia che presentano un rischio aumentato di anomalie cromosomiche sulla base del test combinato.
Il percorso nazionale per tumori ereditari di mammella e ovaio
Un’altra novità riguarda le persone con un rischio di sviluppare un tumore della mammella o dell’ovaio. I nuovi Lea introducono un programma strutturato di individuazione e sorveglianza dei soggetti portatori di varianti patogenetiche dei geni BRCA1 e BRCA2. Il percorso prevede una prima fase dedicata alla ricerca delle varianti genetiche nei familiari di donne nelle quali una mutazione BRCA sia già stata individuata. Per le donne sane che risultano positive al test viene quindi previsto un programma di sorveglianza attiva finalizzato alla diagnosi precoce. Tra le prestazioni comprese rientrano la visita senologica, l’ecografia bilaterale della mammella, la mammografia e la risonanza magnetica mammaria, oltre all’ecografia transvaginale, al dosaggio del CA125, alle visite oncologiche e ginecologiche e al supporto psicologico. La platea potenzialmente interessata è di oltre 10 mila donne ogni anno. Per il tumore al seno entra la valutazione dello stato mutazionale prognostico per alcune pazienti con carcinoma mammario ormonoresponsivo in fase precoce. L’obiettivo è definire con maggiore precisione le caratteristiche biologiche del tumore e orientare in maniera più appropriata la scelta delle terapie.
Terapie psicoeducazionali per i disturbi dell’alimentazione
Vengono inserite due nuove prestazioni: la terapia psicoeducazionale individuale e quella collettiva. Per entrambe sono previsti cicli di dieci sedute, fino a venti sedute all’anno. Si punta a fornire al paziente strumenti per comprendere meglio il disturbo, riconoscere i comportamenti problematici e affrontarli all’interno di un percorso terapeutico strutturato.
Articolo di Aurora Cauter




