Nucleare, per Pichetto è “una sfida personale”. Ma la road map non convince né i sostenitori né l’opposizione
La discussione degli emendamenti al disegno di legge delega al Governo sul nucleare è iniziata in salita alle Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera, mentre il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin ha definito quella del ritorno all’energia dell’atomo in Italia “una sfida personale, neppure più del Governo”. Tabella di marcia alla mano illustrata dal palco di Futuro Direzione Nord, nella sede di Assolombarda. Eppure la road map non basta né a rendere la discussione meno complicata, tanto che il presidente della commissione Ambiente, Mauro Rotelli (Fratelli d’Italia), sarebbe già pronto – come riporta Staffetta Quotidiana – ad accelerare l’iter legislativo in commissione riducendo i tempi dedicati ai dibattiti e agli interventi. Ma la convinzione di Pichetto non convince né chi è da sempre contrario al ritorno dell’energia dell’atomo in Italia, né chi lo caldeggia. Tra questi, in prima linea c’è il senatore e segretario di Azione, Carlo Calenda. “I decreti attuativi sul nucleare li covano da due anni” ha detto intervenendo da remoto nel corso dell’ultima edizione di Futuro Direzione Nord, a Milano. Per poi chiedere lumi a Giorgia Meloni, con lo strumento del premier time. Sul fronte dell’opposizione, come termometro del clima che si respira, valgano le parole del vicepresidente del M5s, Stefano Patuanelli, in un panel con la segretaria Pd Elly Schlein e Angelo Bonelli (Avs) a Ecofuturo, in corso a Roma: “Il nucleare è una stronzata micidiale. Dipenderemmo comunque da altri e il costo dell’energia sarebbe più alto di quelle delle rinnovabili”. Di fatto, per il M5s si chiede una delega troppo ampia considerando i punti interrogativi che tuttora rimangono su una serie di aspetti determinanti nella valutazione di un ritorno al nucleare: dalle tecnologie ai territori interessati.
Le parole del ministro Pichetto e la discussione sulla legge delega
Non hanno quindi convinto le parole pronunciate da Pichetto Fratin rispetto alla “sfida personale” sul nucleare. “Lo sento come dovere nei confronti degli italiani e dei giovani, perché o diamo a questo Paese le condizioni per poter competere a livello europeo e mondiale, o altrimenti quella ricchezza che noi abbiamo e che ci hanno trasferito i nostri nonni e padri, non riusciamo a trasferirla ai nostri figli e ai nostri nipoti” ha detto Pichetto, facendo riferimento alle prossime tappe dell’iter legislativo della legge delega. Al momento, però, appare tutto in salita. Il provvedimento all’esame del Parlamento è una legge quadro che fornirà l’impalcatura giuridica per riportare il nucleare in Italia, abbandonato con il referendum del 1987. Il disegno di legge e i decreti attuativi successivi conterranno le norme per costruire le centrali nucleari e per gestirle, per controllare il loro funzionamento, per formare il personale e per promuovere la ricerca. Il clima, però, è così acceso che ieri in due ore si è discusso di un solo emendamento. La road map di Pichetto è chiara: il voto finale in Commissione è previsto per il 19 maggio, mentre il testo dovrebbe arrivare in aula, alla Camera, il 26 maggio. Il ministro conta che venga approvato prima della pausa estiva, perché il governo riesca a emanare i decreti attuativi entro la fine dell’anno o, comunque, entro la fine della legislatura.
Calenda ironizza. E chiede lumi a Meloni
Ci crede poco Carlo Calenda. E, comunque, arrivarci entro fine anno “vuol dire che cominciamo a pensare su come istituire l’autorità sul nucleare, non che cominciamo a costruire una centrale. Comunque – ha commentato – se il governo li farà, Azione li voterà, ma non ci credo neanche se lo vedo, perché questo governo ha un problema a fare cose che possono essere contestate con un referendum”. Il segretario di Azione, tra l’altro, ha inserito il nucleare anche in una lunga e corposa domanda indirizzata alla premier Giorgia Meloni, in cui parla del “ritardo nel rilancio di un programma nucleare italiano, sulla base delle tecnologie oggi esistenti”, con quelli che definisce “validissimi requisiti di sicurezza e sostenibilità economica”. Condizione, secondo Calenda, “essenziale per garantire al nostro Paese un’effettiva autonomia energetica e favorire la transizione verso una fonte coerente con gli obiettivi della neutralità climatica”.
L’opposizione sul piede di guerra: “Si chiede una delega troppo ampia”
E se le parole di Pichetto non convincono Calenda, figurarsi il Movimento 5 Stelle e Avs, da sempre contrari al nucleare. “Martedì prossimo verrà approvata alla Camera, in commissione – ha commentato Bonelli – una legge sul nucleare che serve a distrarre risorse dalle rinnovabili e far gravitare intorno al pubblico soggetti che chiedono risorse. Vedremo se ce la faranno, ma il tema è che in realtà si nasconde una strategia energetica che fa Eni e che è quella di andare a bucare nel mondo per trovare giacimenti di gas e petrolio”. Muro anche dal Movimento 5 stelle. “Il Governo sta chiedendo al Parlamento una delega troppo ampia e troppo indeterminata. Una scelta di questa portata non può essere costruita con formule generiche, slogan sulla sostenibilità e rinvii ai decreti attuativi” spiegano i deputati M5S Emma Pavanelli, Antonino Iaria ed Enrico Cappelletti. E aggiungono: “Prima di chiedere poteri al Parlamento, il Governo deve presentare numeri, tecnologie, costi, tempi, localizzazioni, modello di finanziamento, impatto sulle bollette, gestione dei rifiuti e ruolo dei territori”. Ricordano poi il referendum citato anche da Calenda e i nodi non sciolti sul tema: “Siamo davanti a una delega che lascia aperti tutti i nodi essenziali: quale tecnologia si intende adottare, quali impianti, dove saranno localizzati, chi pagherà gli investimenti e quali garanzie avranno famiglie e imprese sulle bollette. Anche l’espressione ‘nucleare sostenibile’ viene usata in modo troppo generico. La sostenibilità non si dichiara. Si dimostra”.
“Nessuno ha mai dimostrato come gli Smr (Small Modular Reactor, ndr) possano comprimere i costi dell’elettricità prodotta. Al contrario, rischiano di diventare un ostacolo alla transizione, sia creando confusione nell’opinione pubblica, sia rinviando efficientamento e rinnovabili” spiegano i deputati M5s in commissione Attività Produttive e Ambiente alla Camera. E nel testo mancano condizioni verificabili su costi, sicurezza, ciclo dei rifiuti, tempi reali, governance, controlli indipendenti e responsabilità. Sul fronte dei rifiuti radioattivi “l’Italia deve ancora chiudere pienamente l’eredità del vecchio nucleare”, mentre per il M5s “il testo non chiarisce il ruolo di Regioni, Comuni e comunità locali in scelte che incidono su pianificazione, ambiente, sicurezza e salute pubblica. Il nucleare non elimina automaticamente la dipendenza energetica”.
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