Economia

Non solo produttività: l’IA deve anche contribuire a migliorare la qualità del lavoro


Tecnologia non fa sempre rima con benessere. Anche e soprattutto in materia di intelligenza artificiale. A rilevarlo è un’indagine sulla percezione del lavoro in Italia realizzata a dicembre 2025 da AstraRicerche per Factorial, piattaforma all-in-one per la gestione delle pmi, che ha coinvolto un campione di mille lavoratori dai 18 anni d’età in su. Nonostante il 63,6% degli intervistati siano convinti, infatti, che l’avvento dell’AI possa contribuire alla riduzione dello stress e del rischio di burnout, l’eventualità che possa aumentare la produttività individuale senza migliorare la qualità del lavoro tout court resta alta. Complici la forte pressione psicologica (34% del campione), la fatica a conciliare vita privata e carriera (37%) e, soprattutto, l’eccessivo carico di lavoro (42%), il 76% dei rispondenti avverte letteralmente il bisogno di ‘staccare’ mentalmente dal proprio impiego.

“L’adozione della tecnologia, da sola, non basta a migliorare il rapporto con il lavoro – commenta Nicola Laganà, marketing vice president di Factorial – L’AI può essere una leva potente per semplificare i processi e liberare energie ma solo se inserita in modelli organizzativi sostenibili, che non trasformino l’efficienza in ulteriore pressione. La vera sfida oggi è usare la tecnologia per lavorare meglio, non solo liberando le persone da task ripetitivi ma fornendo loro strumenti adeguati per spingersi oltre e prendere decisioni informate”. In particolare, l’auspicata automatizzazione di routine, gestione documentale, burocrazia, riunioni e posta elettronica ecc. dovrebbe velocizzare l’attività dei lavoratori a tutti i livelli, alleggerendo al contempo il loro carico mentale e riequilibrando il rapporto tra vita lavorativa e privata.


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