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Non possiamo essere contrari al loro arrivo

“Il Fatto a spicchi” è la rubrica dedicata a chi ama il rumore dei rimbalzi e il fischio delle suole sui parquet dei templi del basket o sul cemento dei campetti di quartiere, a chi non rinuncia a giocare con gli amici neppure se più vecchio e meno tutto di Lebron o a chi vorrebbe farlo senza rompersi le ossa, a chi sogna di diventare campionessa o campione, a chi si commuove quando la figlia o il figlio fanno canestro in palestra e poi nella vita. Perché il basket può essere una scuola di vita. Vediamo come con grandi personaggi che ne hanno fatto e ne fanno la storia in Italia. Ottava puntata

Prima puntata: Gigi Datome
Seconda puntata: Andrea Capobianco
Terza puntata: Giorgia Sottana
Quarta puntata: Giuliano Bufacchi
Quinta puntata: Linton Johnson
Sesta puntata: Luca Banchi
Settima puntata: Valerio Bianchini

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Gianni Petrucci, 81 anni a luglio, diviso tra Figc (Federazione italiana giuoco calcio), Coni (Comitato olimpico nazionale italiano) e Fip (Federazione italiana pallacanestro) dal 1992. Nel frattempo è crollata la Prima Repubblica, poi il G8 di Genova e l’11 settembre a New York hanno cambiato il mondo. Ma il capo della Fip è sui troni dello sport italiano, per dare un’idea del trascorre del tempo, da più di quanto Vladimir Putin sia primo ministro e presidente della Russia. Odiato, amato, ma di certo per rimanere così a lungo sulla cresta dell’onda dotato di un certo talento. Politicamente in zona centrosinistra, è stato anche sindaco di San Felice al Circeo, comune delle vacanze romane, tra il 2012 e il 2017. E adesso si ritrova a dover gestire la più grande rivoluzione annunciata del basket italiano da molti anni a questa parte.

Presidente, come si sta dalle parti della rivoluzione? Squadre che spariscono, altre che spuntano, l’Nba che arriva in casa nostra… è un bene o un male?
Chiudono piazze importanti per il basket, ma non dipende dalla volontà della Fip. Perché pare quasi sia colpa mia. Io non ho neppure potere di convincimento. Vorrei ricordare che quando ero nel calcio, alla Fgic, grazie al cosiddetto “lodo Petrucci” si salvarono realtà calcistiche pur facendole ripartire dalla categoria immediatamente inferiore, mentre presidenti di club cambiavano città senza colpo ferire. Ricordo i salvataggi con quel sistema del Napoli, del Torino e della Fiorentina che per un periodo si chiamò Florentia Viola.

Insomma, quindi nulla da temere per il futuro della pallacanestro?
La forza del basket italiano è stata la capacità di innovazione. Siamo stati i primi, americani a parte, a istituire A1 e A2. I primi a fare i play off. I primi ad avere le sponsorizzazioni insieme col ciclismo.

Insomma nessuna paura per l’arrivo di Nba?
Qual è il marchio di una lega sportiva più famoso al mondo? Come si può averne paura? Poi, detto questo, pensando alla nostra pallacanestro e ai nostri campionati nazionali sono molto contento dei percorsi e dell’amore delle persone per realtà storiche del territorio. Penso a quelle che stanno risalendo o cercando di risalire le categorie, come la Virtus Roma (allo spareggio domenica 21 giugno contro Vigevano) o come la Juve Caserta già promossa in A2.

Eppure molti tifosi si dispiacciono per le loro storiche squadre che spariscono, pensiamo alla Vanoli Cremona o ad altre il cui titolo sportivo sarà comprato e trasferito…
Sì, ma io non sono un sacerdote. Io voglio dire, ma abbiamo visto quello che è successo a New York City, la festa per il titolo dei Knicks? Credo che solo l’Nba possa provocare una simile mobilitazione. Le cose cambiano e bisogna accettarlo, ma lei per esempio lo direbbe che il Sud Sudan ha una nazionale fortissima con tre giocatori Nba?

Poi c’è il discorso dei nostri giovani talenti che stanno andando tutti verso la Ncaa, la lega dei college americani. L’ultimo è Suigo che andrà a Villanova. Non è un impoverimento per noi?
Sì e no. No perché tornano più forti di prima. Ma, certo, sono defezioni che possono costarti un percorso alle Olimpiadi o al Mondiale. Ricordiamo che a differenza del calcio, dove i calendari sono armonizzati fra squadre di club e nazionali, nel basket internazionale purtroppo non è così.

Ritornando a Nba Europe: alcune piazze italiane, penso soprattutto a “basket city”, Bologna, potrebbero risentirsi del fatto che nel progetto gli americani vogliano solo Milano, probabilmente l’Olimpia (anche se ci sono altri movimenti), e la capitale, dove per ora in pole position c’è la nuova Roma Basket Club di Nelson, Doncic e Bianchini. Cosa ne pensa?
Credo che all’inizio sarà così, ma spero che anche altre città possano poi accedere a Nba Europe, questo non lo so. Bologna, Napoli e altre. Ma ci sta anche la possibilità che all’imprenditore del tale club non interessi il progetto.

Qual è il valore che il basket le ha dato?
Da ragazzo ho giocato a calcio nel Valmontone fino all’Interregionale. Sono stato anche dirigente sportivo di calcio, tra As Roma e Figc. Il calcio ha una tale popolarità in Italia che non c’è scandalo che lo possa uccidere: scommesse, passaporti, calciopoli… Però, se devo dire un valore della pallacanestro, ma forse comune a tutti gli sport perché ho avuto capacità e fortuna di rimanere per molto tempo ai vertici dello sport italiano, beh dico la capacità di non criticare sempre l’arbitro, il giudice di gara, che può sbagliare come sbagliano i giocatori, gli allenatori e i dirigenti.

Da una vita ai vertici dello sport italiano, appunto. Lo sa che ha tanti contestatori, diciamo così?
La mia gioia è quando mi dicono che sono stato attaccato sui social: la soddisfazione dei falliti. Quando non mi insulteranno più significherà che non conterò più niente.


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