«Non è solo più intenso, dura molto di più». L’allarme degli esperti
Non è stata la solita afa di inizio estate, ma un vero e proprio shock termico che riscrive la storia climatica della Capitale.
I dati raccolti dalla storica stazione meteorologica di Roma Centro, al Collegio Romano, certificano che quella appena vissuta è stata un’ondata di calore senza precedenti per intensità e, soprattutto, per durata.
Il picco è stato toccato ieri, il 29 giugno, quando la colonnina di mercurio ha segnato l’inedita temperatura massima di 40,1 gradi: ben 7,4 gradi sopra la media stagionale dell’ultimo decennio.
A spaventare gli esperti dell’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale, che hanno elaborato i dati, è la persistenza del fenomeno.
Dal 17 giugno a oggi, la media delle temperature massime si è inchiodata intorno ai 38 gradi, surclassando i sismografi climatici del passato.
L’allarme: «Il caldo arriva prima e resta più a lungo»
«Roma rappresenta ormai un caso di scuola emblematico», avverte Marco Casini, segretario generale dell’Autorità di bacino dell’Appennino Centrale. «La criticità non è legata al singolo exploit dei 40 gradi, ma a una catena ininterrotta di giornate roventi. Il caldo si presenta in forte anticipo, non molla la presa per settimane e genera un effetto domino immediato sui consumi idrici, sulla tenuta della rete elettrica e sui tassi di evaporazione dei bacini».
La notte tra il 28 e il 29 giugno ha mostrato il lato più inquietante del fenomeno, con la temperatura minima che non è scesa sotto i 26,2 gradi.
Dall’inizio di giugno, Roma ha già collezionato 13 giorni con massime superiori ai 35 gradi e ben 20 notti tropicali (ovvero con minime costantemente sopra i 20 gradi).
«Il pericolo reale per la salute pubblica si consuma di notte», spiega Casini. «Se l’ambiente non si raffredda nelle ore serali, l’organismo umano non riesce a recuperare dallo stress termico accumulato. Questo impatta drammaticamente sui soggetti fragili, sugli anziani e sui malati cronici».
Addio al benchmark del 2003: le notti tropicali sono quadruplicate
Il report evidenzia come il surriscaldamento non sia confinato al perimetro urbano della Capitale – dove l’effetto “isola di calore” amplifica le temperature di 5 gradi rispetto alle campagne – ma abbia investito con la stessa violenza l’area dei Castelli Romani, a partire da Frascati.
L’analisi delle serie storiche degli ultimi quarant’anni rivela una tendenza ormai irreversibile: il numero di notti tropicali a Roma è letteralmente quadruplicato e i quattro anni più caldi di sempre coincidono esattamente con l’ultimo quadriennio. Persino la famigerata estate del 2003, da sempre considerata il termine di paragone assoluto del caldo estremo, è stata superata.
«Non siamo di fronte a un anno eccezionale che ha infranto un record storico», conclude il segretario generale dell’Autorità di bacino. «Il record è crollato perché è strutturalmente cambiato il clima. Ciò che vent’anni fa era un’anomalia biblica, oggi rischia di diventare la norma. Le istituzioni devono prenderne atto: aumentare le aree verdi, creare zone d’ombra e ridurre l’asfalto non sono più interventi di arredo urbano, ma misure urgenti di sanità pubblica per ripensare la sopravvivenza stessa della città».
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