nessun danno erariale per le 121 attività professionali in periodo governativo

ROMA. Vittorio Sgarbi è stato assolto dalla Corte dei Conti nel procedimento nato dalle 121 prestazioni professionali svolte nel periodo in cui ricopriva l’incarico di sottosegretario alla Cultura. I giudici contabili hanno respinto la richiesta della Procura, che puntava a ottenere un risarcimento di oltre 200mila euro a favore del ministero della Cultura.
Al centro del caso erano finite conferenze, lezioni e altri interventi professionali effettuati da Sgarbi, che è anche presidente del Mart, mentre faceva parte del governo guidato da Giorgia Meloni. Quelle attività avevano sollevato dubbi sulla loro compatibilità con il ruolo istituzionale e alimentato le polemiche che, nel febbraio del 2024, avevano contribuito alle dimissioni del critico d’arte dall’incarico di sottosegretario.
La Procura contabile aveva preso in esame fatture, contratti e incarichi collegati alle 121 prestazioni, sostenendo che l’attività professionale potesse interferire con l’imparzialità e l’efficienza richieste nell’esercizio delle funzioni pubbliche. La Corte dei Conti, però, ha concluso che non è stato dimostrato un danno alle casse dello Stato.
Tra gli elementi valutati dai giudici c’è anche il contenuto degli interventi contestati. In numerose occasioni Sgarbi si sarebbe occupato soprattutto di storia antica, un ambito ritenuto estraneo alle deleghe affidategli al ministero. La sentenza ha inoltre richiamato la presenza di diritti e libertà fondamentali tutelati dalla Costituzione e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
Secondo la decisione, non è stato dimostrato neppure che Sgarbi fosse consapevole che le proprie attività professionali potessero ostacolare lo svolgimento delle funzioni istituzionali o rendere indebita la percezione dell’indennità da sottosegretario. I giudici hanno inoltre considerato l’elevato numero di attività pubbliche legate all’incarico istituzionale documentate nello stesso periodo, circostanza che non sarebbe stata smentita dall’accusa.
La richiesta di risarcimento è stata quindi rigettata. Il ministero della Cultura è stato inoltre condannato al pagamento di 3.500 euro di spese di giudizio in favore di Sgarbi.
La pronuncia arriva a oltre due anni dalle dimissioni e chiude, sotto il profilo del danno erariale, uno dei capitoli della vicenda che aveva accompagnato l’uscita di Sgarbi dal governo. Restano distinti gli altri aspetti del caso politico, mentre per le 121 prestazioni esaminate dalla magistratura contabile il danno allo Stato non è risultato provato.
Source link




