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‘Ndrangheta, sindaco Flavio Stasi ai domiciliari: “Lo sto facendo votare”

“Io lo voto e lo sto facendo votare”. A parlare è Annibale Matalone, ritenuto affiliato alla cosca di Corigliano-Rossano. Di quei voti invece, secondo la Dda di Catanzaro, avrebbe beneficiato il sindaco Flavio Stasi. Rieletto nel giugno 2024, c’è anche l’esponente del centrosinistra vicino ad Avs tra i destinatari dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Fabiana Giacchetti su richiesta del procuratore Salvatore Curcio. Nell’inchiesta “Ginestra”, stamattina all’alba i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Cosenza hanno arrestato 41 persone: 24 in carcere e 17 ai domiciliari. Quest’ultima misura cautelare è stata disposta pure per Stasi a cui è stato applicato il braccialetto elettronico. L’accusa, per lui, è di scambio elettorale politico-mafioso. Per la Direzione distrettuale antimafia, avrebbe promesso “l’assunzione del Matalone e dei suoi familiari presso il Comune, nel cimitero o comunque presso enti collegati all’istituzione comunale”.

A trascinare il sindaco nell’inchiesta contro le cosche della Sibaritide è la figura di Annibale Matalone, finito in carcere non solo per associazione mafiosa ma anche per un omicidio consumato nell’agosto 2023. L’anno successivo, il 6 maggio 2024, quando mancavano poche settimane alle elezioni comunali, Matalone era costantemente monitorato dai Ros. Quel giorno, il trojan inoculato sul suo cellulare ha intercettato, all’interno di un ristorante, una sua conversazione con altri due indagati finiti ai domiciliari, Antonio Mingrone e Vincenzo Curia. Quest’ultimo è indicato dalla Dda come l’intermediario dell’accordo tra Matalone e Stasi. La trascrizione di quel colloquio dimostra, secondo gli investigatori, che “Curia veicolasse a Matalone – si legge nell’ordinanza – l’interesse manifestatogli da Flavio Stasi a contattarlo in vista delle elezioni comunali che si sarebbero tenute di lì ad un mese circa”. “Ci parliamo, glieli raccogliamo parecchi voti e vediamo se si mette a disposizione, però deve essere sicuro, hai capito?”. L’esponente mafioso pone delle condizioni: “Perché sennò poi che gli vai a dire le chiacchiere alla gente?”. Una considerazione su tutte restituisce il senso della trattativa: “Se si è sistemato lui, se si è sistemato un altro, che vuoi, non è che può sistemare cento persone”. “A te ti può assumere il comune? – sono le parole di Curia – …allora ora ci devi andare a parlare… che ne devono assumere tre al cimitero”.

Per Matalone il posto pubblico rappresenterebbe una garanzia di stabilità. Non solo personale ma anche familiare: “Funziona così, poi un indomani puoi lasciare a tuo figlio il posto… hai capito… là in mezzo, chi lo caccia!”. Nell’ordinanza si legge che “Curia riferiva di aver appreso direttamente dal sindaco Stasi che quest’ultimo conosceva da tempo Matalone, anche come uno dei suoi sostenitori, tanto da essere in possesso del suo numero telefonico”. “A me mi ha fatto capire che tu sei con lui… Tiene il numero tuo, tiene; … si, perché ha visto sul telefono e gli ho detto: ‘che stai facendo ora?’, ha detto: ‘ci prendiamo un caffè’, ‘ma tu sei malato di testa’ gli ho detto’”.

“Non per telefono no… per lui, che per me”. In realtà gli investigatori non intercettano alcuna telefonata tra il sindaco e il presunto affiliato alla ‘ndrangheta. È proprio quest’ultimo a chiarire i suoi reali rapporti con il primo cittadino di Corigliano-Rossano: “Riferiva di non aver avuto nessun tipo di frequentazione con Stasi, – è la sintesi del gip – ma di avere rapporti amicali e cordiali con un soggetto a questi vicino, Tonino Caracciolo (non indagato, ndr), ex sindaco del soppresso comune di Rossano e sostenitore del gruppo politico di Stasi”.

A rafforzare i sospetti della Dda c’è pure un’altra conversazione registrata dai Ros la sera dello stesso 6 maggio. A parlare questa volta è Antonio Mingrone che racconta ai familiari quanto discusso durante il pranzo. A loro l’indagato riferisce che Matalone avrebbe intenzione di chiedere un impiego per sé e per il figlio, accontentandosi anche di una retribuzione modesta: “Sette, ottocento euro al mese basta che gli dà un posto fisso… Ora in settimana andiamo da Stasi… mi ha mandato a chiamare”. Dieci giorni dopo, il 16 maggio 2024, poche settimane prima del voto, le cimici del Ros hanno intercettato un’altra telefonata in cui Curia invita Matalone ha raggiungerlo nei pressi della sede del comitato elettorale di Stasi. Le telecamere degli investigatori hanno fatto il resto, immortalando l’incontro tra l’intermediario e il presunto mafioso, ma non riprendono un colloquio diretto tra quest’ultimo e Stasi. Che però, – scrive il gip – “si allontanava dalla sede del comitato elettorale rivolgendo un saluto all’indirizzo degli astanti sull’altro lato della strada”. Subito dopo, Vincenzo Curia e Annibale Matalone “si allontanavano a piedi, uscendo dal campo viso della telecamera, senza poter censire eventuali successivi incontri o loro movimenti”. Passano i giorni e il 21 maggio Matalone viene nuovamente intercettato mentre parla delle elezioni. Questa volta il suo sostegno al sindaco appare esplicito: “Io lo voto, io lo voto e lo sto facendo votare… Mo siamo tra di noi, io non l’ho detto a nessuno… io lo voto e lo faccio votare a Stasi… una ventina di voti glieli ho arrangiati”.

“Devo fare la crocetta qua?”. “Sì, bravo, al nome suo”. Il 9 giugno, Matalone è in piena campagna elettorale e viene ascoltato mentre consegna un facsimile della scheda e spiega come votare Stasi e un candidato consigliere. Dall’ordinanza di custodia cautelare, non emerge però che Matalone sia stato poi assunto dal Comune di Corigliano-Rossano. “Non può non evidenziarsi – scrive tuttavia il gip – che il sindaco, candidato nuovamente alle elezioni, abbia chiesto, attraverso il Curia, di poter parlare con Matalone, a riprova della consapevolezza del ruolo dell’indagato sul territorio e della capacità di questi di procacciargli voti”.

L’11 giugno il candidato del centrosinistra Flavio Stasi vince al primo turno con il 64,8% dei consensi battendo l’ex sindaco Pasqualina Straface (non indagata) che si è fermata al 35,2%. Oggi assessore regionale al welfare, Pasqualina Straface non è indagata ma nell’ordinanza compare anche il suo nome. È l’arrestato Antonio Mingrone a pronunciarlo il 7 giugno mentre si trovava nel locale di un parrucchiere e “invitava uno dei dipendenti a votare la coalizione che sosteneva la candidatura a sindaco di Pasqualina Straface”. “Eh la madò – si legge nell’intercettazione – ce ne dobbiamo scappare veramente… intanto il voto tuo è importante, dallo alla Straface per l’anima dei morti”. Con l’ex sindaca di centrodestra era candidato Pietro Lucisano, oggi consigliere comunale di opposizione. Anche lui è indagato nell’inchiesta ed è finito ai domiciliari per i suoi rapporti con Antonio Mingrone. I due avrebbero stipulato “un patto elettorale – ‘ndranghetistico” che prevedeva non solo “il pieno sostegno alla campagna elettorale di Lucisano” ma anche il reclutamento di “persone di fiducia da impiegare come rappresentati di lista nelle operazioni di spoglio delle schede elettorali, al fine di garantire il monitoraggio dei voti espressi” e la “tracciatura dei voti distinti per sezione elettorale”. La promessa era sempre un posto di lavoro. Che questa volta, però, è arrivato puntuale quattro mesi dopo il voto quando Antonio Minfrone è stato assunto da una ditta edile con un contratto a tempo indeterminato.


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