Toscana

Museo della Deportazione di Prato, Manetti: “Avvieremo la digitalizzazione degli archivi”

La Regione Toscana intende valorizzare il 25esimo anniversario della fondazione attraverso iniziative dedicate e la valorizzazione del patrimonio archivistico
 

Scritto da Marco Ceccarini, mercoledì 24 giugno 2026 alle 17:27

Il 2027 segnerà un traguardo importante per il Museo della Deportazione e della Resistenza di Prato, che celebrerà i 25 anni dalla sua inaugurazione, avvenuta nel 2002 alla presenza dell’allora presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Un anniversario che la Regione Toscana intende valorizzare attraverso iniziative dedicate e, soprattutto, con l’avvio di un ambizioso progetto di valorizzazione e di digitalizzazione del patrimonio archivistico.
A presentare l’idea è stata l’assessora regionale alla Cultura, Cristina Manetti, al termine di una visita al Museo svolta assieme al presidente e alla direttrice del Museo, Massimo Chiarugi e Camilla Brunelli.

L’obiettivo è quello di sostenere e rafforzare il ruolo di una realtà considerata unica nel panorama nazionale, nata grazie all’impegno dei superstiti pratesi riuniti nell’Associazione nazionale ex deportati (Aned) e al sostegno delle Istituzioni locali.

“Nel 2027 ricorreranno i 25 anni dalla fondazione del museo e vogliamo cogliere questa occasione per sostenerlo con iniziative significative. La mia volontà è soprattutto quella di avviare la digitalizzazione dell’archivio, un patrimonio unico in Italia e di valore internazionale. È fondamentale garantire la conservazione e la continuità di questo straordinario patrimonio documentale, e la digitalizzazione rappresenta lo strumento più efficace per raggiungere questo obiettivo”, ha affermato Manetti.

Il Museo della Deportazione è nato come luogo della memoria per ricordare le vittime dei campi di concentramento e di sterminio nazisti. Inaugurato nel 2002 nella frazione di Figline, rappresenta il frutto dell’instancabile opera di testimonianza degli ex deportati pratesi, che hanno voluto trasformare la propria esperienza in un patrimonio condiviso di conoscenza e consapevolezza civile.

 

 


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