Cultura

Mould – Hoping as a Coping Mechanism

Questo disco ha una grande capacità:. “Hoping as a Coping Mechanism” ama spostarti continuamente il terreno sotto i piedi.

Non è un album difficile, né particolarmente cerebrale, ma è uno di quelli che rifiutano di stare fermi. Ogni volta che sembra aver trovato una direzione, cambia passo, rallenta, accelera, si incrina. È proprio questa instabilità a renderlo vivo.

Credit: Bandcamp

Il trio di Bristol arriva al debutto con un disco che affonda le radici nel post-punk, ma evita molte delle scorciatoie che il genere si porta dietro da qualche anno. L’urgenza c’è, eccome, ma non viene esibita come un distintivo. I MOULD sembrano sapere che la tensione non nasce solo dal rumore o dalla velocità, ma anche da quello che si sceglie di trattenere.

Non costruiscono le canzoni sull’esplosione, ma sull’instabilità.
I brani sembrano sempre sul punto di aprirsi definitivamente, salvo poi cambiare traiettoria con una frenata improvvisa, una chitarra che entra di traverso o una melodia che rimette tutto in discussione. Non c’è quasi mai il momento liberatorio che ci si aspetta. Ed è proprio questa instabilità a tenere il disco costantemente in tensione.

L’apertura con “Misanthrope” potrebbe far pensare a un album costruito tutto sull’impatto. Invece basta poco per capire che i MOULD hanno altri piani. “Reshaping Nothing”, ad esempio, è uno dei brani che meglio raccontano il loro modo di scrivere: ogni volta che sembra trovare un equilibrio, lo spezza. Sembra caos, ma è un caos controllato, costruito con una precisione che lascia intuire una band già molto consapevole dei propri mezzi.

Anche quando rallentano, i MOULD evitano la comfort zone. “Lists” è forse il momento più statico della scaletta, ma la sua apparente immobilità non suona mai come un calo di tensione. Al contrario, insiste sulla ripetizione fino a trasformarla in parte del racconto, come se quel bisogno ossessivo di mettere ordine diventasse esso stesso materia musicale.

Quello che colpisce di più è proprio la misura. Pur muovendosi in un territorio dove è facile cedere all’enfasi, il trio preferisce lavorare sui dettagli. Una linea di basso lasciata respirare, una chitarra che entra leggermente fuori asse, un ritornello che arriva quando ormai sembrava non dovesse arrivare più. È una scrittura che dà l’impressione di togliere invece che aggiungere, e che proprio per questo riesce a mantenere alta l’attenzione dall’inizio alla fine.

Le influenze non sono difficili da riconoscere. Qua e là affiorano echi di Pavement, qualche sfumatura che rimanda ai Gang of Four e persino una certa immediatezza melodica che, in alcuni passaggi, ricorda il miglior alternative rock americano degli anni Novanta. Ma non sono riferimenti che schiacciano la personalità della band. Restano sullo sfondo, come coordinate utili per orientarsi, senza trasformarsi in un esercizio di nostalgia.

I MOULD osservano il presente senza troppe illusioni, ma anche senza cinismo. C’è distacco, certo, ma non rassegnazione; c’è rabbia, ma mai compiacimento. È forse questo equilibrio, più ancora dei riferimenti musicali, a rendere Hoping as a Coping Mechanism un debutto così convincente.

“Hoping as a Coping Mechanism” non è un debutto perfetto. In alcuni momenti la band sembra ancora cercare la sintesi definitiva tra le tante idee che mette in campo. Ma è proprio questa irrequietezza a renderlo interessante. Piuttosto che affidarsi a formule già rodate, i MOULD preferiscono rischiare, cambiare continuamente prospettiva e lasciare che siano le canzoni a trovare il loro equilibrio strada facendo.

Non sarà il disco che cambierà il corso del post-punk contemporaneo. Ma è uno di quei debutti che fanno venire voglia di seguire una band da vicino, perché danno l’impressione di avere già una voce riconoscibile e, soprattutto, la consapevolezza di non dover alzare continuamente il volume per farsi ascoltare. –

In un panorama spesso affollato di gruppi che puntano tutto sull’impatto, i MOULD scelgono una strada diversa: costruiscono la tensione, la trattengono e la lasciano respirare.
Ed è proprio lì che il loro esordio trova la sua forza.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »