Veneto

Moschea a Mestre, la comunità bengalese minaccia lo sciopero dopo il rifiuto del Comune

Il progetto per la realizzazione di una moschea nell’area dell’ex segheria di via Giustizia a Mestre si è trasformato in un caso politico e sociale.

L’associazione che ha acquistato il terreno nelle scorse settimane annuncia proteste e perfino lo sciopero se il Comune non concederà l’autorizzazione per realizzare la moschea. Sullo sfondo, accuse di incoerenza amministrativa e richieste di rivisitare la decisione.

I nostri articoli saranno sempre gratuiti se abbiamo il vostro sostegno.


Se credi nell’informazione libera di Venezia, puoi sostenerla con il tuo 5×1000.

CF: 94073040274


Scopri come fare

A rompere il fronte è stato Prince Howlader, presidente dell’associazione “Giovani per l’umanità”, che ha detto chiaramente che, in assenza del via libera, la comunità è pronta a mobilitarsi. Howlader sostiene che la protesta potrebbe avere ripercussioni anche sul piano economico, ricordando l’impegno lavorativo dei cittadini di origine bengalese nei settori del turismo, della ristorazione, dell’ospitalità e in altre attività produttive del territorio.

Dal Comune di Venezia la replica è netta: al momento non sussisterebbero le condizioni per autorizzare la costruzione del centro di culto in quella specifica area. Il sindaco Simone Venturini ha spiegato che i tempi non sarebbero ancora maturi, in particolare per quanto riguarda l’integrazione della comunità interessata.

La posizione amministrativa contrasta con un fatto ribadito dalla comunità musulmana, e cioè che lo stesso spazio fosse stato indicato in passato come possibile sede per una moschea dall’allora sindaco Luigi Brugnaro.

Secondo Howlader, la trattativa con l’amministrazione non sarebbe una questione improvvisa: “È da tre anni che dialoghiamo con l’amministrazione”, ha detto, sottolineando che il progetto mira a servire l’intera comunità musulmana locale e non solo la componente bengalese.


5 x 1000

L’area in questione è stata acquistata dall’associazione da poche settimane, secondo quanto comunicato dagli interessati. Da quel momento è cominciata la fase di interlocuzione con il Comune, che tuttavia ha concluso per il momento con un nulla osta negativo alla richiesta di trasformare l’ex segheria in un centro di culto.

A questo punto la comunità ha delineato diverse possibili forme di protesta. Tra le ipotesi avanzate figurano manifestazioni pubbliche, lo sciopero, la preghiera collettiva davanti al palazzo comunale o in strada. Non si escludono nemmeno azioni legali e un eventuale ricorso alle autorità nazionali, fino a valutare un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La posta in gioco, secondo i promotori del progetto, è anche simbolica: oltre alla funzione religiosa, il nuovo centro dovrebbe essere un luogo di aggregazione e di integrazione per i musulmani che vivono nel territorio. Il Comune, invece, pone l’accento sui tempi e sulle condizioni necessarie per portare avanti un’operazione di questa natura, lasciando intendere che serviranno ulteriori passi prima di arrivare a una decisione definitiva.

Le tensioni locali arrivano in un contesto in cui la gestione di spazi di culto spesso si intreccia con questioni urbanistiche, amministrative e di coesione sociale.

A Mestre, la vicenda dell’ex segheria di via Giustizia mette in evidenza la difficoltà di trovare punti di mediazione quando su linee diverse si scontrano istanze di comunità e valutazioni dell’amministrazione. La linea della comunità bengalese è però chiara: se non otterrà l’autorizzazione, è pronta ad avviare forme di protesta e a ricorrere alle vie legali, valutando anche un appello al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »