Morta dopo la disinfestazione anti tarlo, attesa per la decisione sull’archiviazione

Il giudice Claudio Lara si è riservato la decisione. Saranno necessari alcuni giorni prima di sapere se il caso dell’imprenditrice Antonella Peruzzi morta lo scorso 26 ottobre in seguito alla disinfestazione anti tarlo eseguita nella sua abitazione sarà archiviato. Questa mattina di fronte al gip la parte civile, rappresentata dal legale Osvaldo Fratini, e a difesa dell’azienda, rappresentata dall’avvocato Piero Melani Graverini, hanno pronunciato le loro richieste. Da un lato la famiglia, che chiede chiarezza: “Non basta la prova scientifica, abbiamo chiesto al giudice di prendere in esame l’aspetto circostanziale: troppe coincidenze e troppi concatenati tra loro ci lasciano perplessi e per questo abbiamo chiesto che il procedimento giudiziario vada avanti”.
La difesa invece ha chiesto l’archiviazione. L’esame tossicologico eseguito sulla salma non avrebbe evidenziato presenza di fosfina nel sangue e nelle urine della donna, anche se il composto chimico (estremamente volatile) utilizzato per le attività di disinfestazione dai tarli sarebbe stato rilevato da tecnici e vigili del fuoco incaricati dalla Procura di eseguire una perizia.
Adesso dunque c’è attesa per conoscere la decisione del giudice.
La tragedia
La tragedia è avvenuta il 26 ottobre 2025, nella villa di Alberoro dove viveva la coppia. Appena due giorni prima un’azienda della Valtiberina aveva eseguito un trattamento anti tarlo in due delle numerose stanze dell’abitazione dove gli insetti xilofagi avrebbero aggredito mobilia e travi. In seguito alla disinfestazione la donna sarebbe rimasta in casa e avrebbe trascorso ore tra le pareti domestiche. Poi i primi malesseri: nausea, vomito, difficoltà respiratorie. 48 ore dopo la situazione è precipitata: la donna è stata colta da un malore che le è stato fatale.
Dopo il funerale, quando anche il marito ha iniziato ad accusare gli stessi sintomi, si è insinuato il sospetto di un’intossicazione. Ed è stato così che è stata disposta la riesumazione della salma, aperta un’inchiesta e posta sotto sequestro la villa. Nel frattempo il titolare dell’impresa che ha eseguito i lavori è stato indagato.
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