Missione ATL2MED, al centro lo studio degli scambi di CO₂
08.12.2025 – 13.30 – Gli scambi di CO₂ all’interfaccia tra oceano e atmosfera variano nel tempo e nello spazio. Comprenderne la variabilità è fondamentale, poiché l’anidride carbonica svolge un ruolo chiave nella regolazione della temperatura globale del pianeta. È questo l’obiettivo della missione ATL2MED. Grazie all’impiego di strumentazione scientifica all’avanguardia è riuscita a offrire osservazioni del flusso di CO₂ tra l’Atlantico orientale e il Mediterraneo occidentale. Si tratta di un’area poco studiata. I risultati principali di questo progetto, portato avanti tra il 2019 e il 2020, sono riassunti in un recente studio, pubblicato su Frontiers in Marine Science. La pubblicazione, dedicata ai processi fisici e biogeochimici, segue una ricerca del 2024 incentrata sul controllo e sul mantenimento di elevati standard di qualità dei dati, apparsa su Earth System Science Data.
OGS e Istituzioni
A guidare entrambi gli studi, l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale – OGS con il coinvolgimento di istituzioni di tutta Europa. Per l’Italia hanno collaborato l’Istituto di Scienze Marine del Consiglio Nazionale delle Ricerche e l’Istituto per lo studio degli impatti Antropici e Sostenibilità in ambiente marino. Inoltre il Dipartimento di scienze Ambientali, Informatiche e Statistiche dell’Università Ca’ Foscari Venezia.
La missione
Per la prima volta, la missione ATL2MED ha effettuato misure ad alta risoluzione della CO₂ in tutte le stagioni. Ha attraversato condizioni meteo climatiche molto diverse e operato nonostante le limitazioni dovute al Covid-19. “Un accurato controllo di qualità e la correzione della deriva strumentale hanno prodotto dataset solidi e pronti per l’uso scientifico” racconta Riccardo Martellucci, ecologo marino della sezione di Oceanografia dell’OGS. “Le osservazioni ad alta risoluzione hanno messo in luce una variabilità spazio-temporale molto elevata nei flussi di CO₂”. Questi sono legati sia a processi fisici che biologici”. Inoltre, “hanno evidenziato l’importanza di strutture oceaniche a piccola scala, molto spesso non considerate nei bilanci globali di carbonio”.
Saildrone
Per studiare la variabilità dello scambio di CO₂ aria–mare nell’Atlantico orientale e nel Mar Mediterraneo si è ricorso a veicoli autonomi di superficie senza pilota chiamati Saildrone. Le misurazioni sono state integrate principalmente con quelle dei siti osservativi europei afferenti all’infrastruttura di ricerca europea ICOS (Integrated Carbon Observation System).
Il successo
“Il successo sia tecnico che scientifico della missione evidenzia anche il ruolo chiave delle infrastrutture di ricerca nel sviluppare e portare a compimento progetti collaborativi, innovativi e di ampio respiro” sottolinea Carolina Cantoni, oceanografa chimica del CNR-ISMAR e co autrice dello studio. In particolare, nel sud Adriatico sono stati utilizzati i dati della boa E2M3A. Questa boa è parte dell’infrastruttura EMSO (European Multidisciplinary Seafloor and water-column Observatory). Usati anche profilatori autonomi dell’infrastruttura Euro-Argo e i dati delle missioni condotte nell’area con veicoli autonomi sottomarini chiamati Ocean glider.
Nel mar Ligure, invece, gli studi compiuti dalla missione dei Saildrone sono stati supportati dalle osservazioni della boa DYFAMED e della boa W1M3A. Nel nord Adriatico dal sistema osservativo congiunto dell’OGS e del CNR, che tramite le stazioni C1 e PALOMA, da anni studia l’ambiente marino del Golfo di Trieste.
[e.b.]



