Migranti, la maxi-sanatoria di Sanchez rischia lo stop: giudici spagnoli pronti a rivolgersi all’Ue
Le leggi di Sánchez sull’immigrazione rischiano di essere spazzate via dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Cgue). La Corte Suprema spagnola ha infatti attivato le procedure per far intervenire i giudici europei, ipotizzando che la maxi-sanatoria per 1,3 milioni di clandestini violi apertamente i trattati e il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Le domande presentate sono state in numero di gran lunga superiore alle attese e, al netto di quelle che non verranno accettate, saranno di gran lunga superiori alle stime i numeri di quelle approvate.
Ma ora il provvedimento sbandierato dall’amministrazione Sanchez a cui anche la sinistra italiana diceva di volersi ispirare, rischia lo stop perché secondo i giudici scavalca l’obbligo europeo di valutare ogni richiesta di asilo caso per caso, introducendo un automatismo di massa che concede la residenza anche a chi ha già ricevuto un diniego definitivo. Madrid ha approvato la regolarizzazione senza alcuna notifica alla Commissione Europea e senza coordinarsi con gli altri Stati membri, violando il principio di leale cooperazione. Questo è un punto critico per l’intera Unione, poiché i nuovi regolarizzati otterranno il diritto di circolare liberamente nell’area Schengen per novanta giorni, rischiando di scaricare enormi flussi secondari sugli altri paesi europei. La Corte Suprema ha aperto la fase di audizione delle parti e, se i dubbi dei magistrati non saranno sciolti, passerà la palla direttamente alla Corte di Giustizia dell’UE, che avrà il potere definitivo di bloccare la sanatoria di Sánchez.
Il tribunale spagnolo deciderà a partire dal prossimo 7 luglio, motivo per il quale, come riporta El Mundo, il governo ha attivato procedure di smaltimento espresse delle domande, affinché tutti quelli che rientrano nei requisiti possano ottenere il titolo di soggiorno prima di quella data, per rientrare anche nei tre mesi previsti dal provvedimento. “Il Ppe difende un’Europa che protegga le sue frontiere, faccia rispettare le sue leggi e ripristini la fiducia dei cittadini nella politica migratoria. Si deve prevenire l’immigrazione illegale, evitare l’abuso dei sistemi di asilo, dare esecuzione alle decisioni di rimpatrio e rifiutare i processi unilaterali di regolarizzazione che generano effetti attrazione”, si legge nel documento adottato dal Partito Popolare Europeo, sostenuto anche dal Commissario responsabile per il Mediterraneo, Dubravka Šuica, e da quello per gli Affari interni e la migrazione, Magnus Brunner.
“Il segnale generale non è buono. Comprendo la situazione peculiare della Spagna, poiché l’80% di queste persone proviene in realtà dall’America Latina. Parlano la stessa lingua e condividono parte della cultura. Questa politica è un ambito di competenza dello Stato membro, quindi non interferisco. Ma dobbiamo chiarire che non può esserci alcun impatto sugli altri Stati membri. Questo è il mio compito: proteggere gli altri Stati membri da ciò”, ha aggiunto Brunner, parlando in veste di commissario. “Sono assolutamente tranquillo e sicuro sulla solidità del decreto. Ho chiarito già che la regolarizzazione non entra in conflitto con alcuna norma europea.
La Spagna ha il pieno diritto di approvare una misura di questo tipo”, ha dichiarato il ministro della Presidenza, Giustizia e Rapporti con le Cortes spagnole, Felix Bolanos davanti alle polemiche. Quel che Brunner ha sottolineato è che non verranno tollerati in Europa i fenomeni di immigrazione secondaria: la Francia è già pronta a chiudere il suo confine con la penisola iberica.
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