Friuli Venezia Giulia

Michele De Sabata è ancora sindaco di Premariacco: la nostra intervista

Obiettivo raggiunto: Michele De Sabata ha vinto contro il quorum, essendo l’unico candidato in corsa a Premariacco, raddoppiando così il mandato che ha portato a compimento in questi giorni. Già al mattino si annusava l’aria di rielezione e ancora prima che le urne chiudessero è iniziato il momento celebrativo che trova il suo apice in queste ore.

Lei è stato confermato alla guida del Comune. Se guardiamo indietro, sono stati cinque anni tosti. Cosa si aspetta da quelli che arrivano?

“I cinque anni passati sono stati veramente belli, ma i primi tre sono stati incredibilmente tosti. Sono capitati in concomitanza con il Covid e con la tragedia del fiume Natisone. Sono subentrati argomenti che non fanno parte della normale ‘architettura amministrativa’, nel senso che nessuno ti insegna queste cose. Non ti insegnano a rispondere a una pandemia, né a gestire una situazione drammatica come quella dei tre ragazzi scomparsi. Sono cose che fai d’istinto e non sai mai se sono fatte bene o male. Le fai perché sei fatto così, fa parte di quell’imprinting che ti hanno dato da piccolo: sai già che devi gestire le cose. Secondo me è una caratteristica che i sindaci di piccole comunità come la nostra dovrebbero avere. Non sei solo un politico o un amministratore, sei una persona che rappresenta il suo territorio e che deve stare vicina alla sua comunità. Io penso di essere questo.”

In cosa la vicinanza alla comunità l’ha cambiata come amministratore?

“Il primo quinquennio per diventare anche un amministratore, un tecnico e un politico. Prima ero solo un ‘amico’ della politica: bevevo un bicchiere con i nostri rappresentanti e ci facevo due parole. Ora invece ho imparato un mestiere nuovo, gratificante e straordinariamente bello. Ed è bello perché lo faccio a Premariacco. Molti mi hanno chiesto se volessi andare a Roma o in Regione. No, non mi interessa nulla di tutto ciò. Non ho mai fatto politica per carriera. Prima di fare il sindaco frequentavo pochissimo il Comune a livello tecnico, lo vivevo solo a livello di comunità. Ho fatto il sindaco come pensavo fosse corretto farlo, ed è stato difficile. All’inizio alcune cose non ero capace di gestirle, così sono andato ‘a bottega’ dai miei colleghi dei Comuni vicini: Manzano, Buttrio, Cividale. Dai sindaci amici mi sono fatto raccontare cosa facevano, ho imparato. Alla fine me ne sono innamorato. Ho capito quanto sia difficile essere pagati poco per un servizio che dovresti fare a tempo pieno. Me la cavo perché per me non è un lavoro per vivere: ho un altra occupazion, ho una famiglia, questa è una cosa in più nella mia vita. Per adesso mi sono divertito.”

Michele De Sabata già al lavoro in ufficio

Molti indicavano la scarsa affluenza alle urne come il nemico numero uno. Qual è stato l’ostacolo più grande in questi anni e quale sarà quello del futuro?

“La scarsa affluenza è un problema di tutta Italia ed è legato ai partiti e al loro modo di fare politica. Tutti i partiti sono in campagna elettorale ogni santo giorno. Non hanno il tempo di fermarsi a riflettere sul domani. C’è un’elezione al mese, corrono continuamente. Anche dopo il voto, i media ci ricameranno sopra per qualche giorno dicendo che ‘bisogna fare qualcosa’, poi sabato ci saranno nuove elezioni da un’altra parte e nessuno ne parlerà più. È un problema che si riverbera anche su una comunità piccola come la nostra, anche se votare il sindaco non è esattamente come votare per la politica nazionale o per uno schema di partiti. Votare il sindaco significa semplicemente dare le chiavi amministrative del Comune a una persona di fiducia. Però l’allontanamento della gente si sente anche da noi. A volte sembra quasi che se sostieni un partito tu stia facendo una cosa volgare o che ti stia schierando per forza con qualcuno.”

Lei però ha sempre rivendicato una certa trasversalità nei rapporti.

“Io ho grandissimi amici nel Pd, nella Lega, in tutti gli schieramenti. Ci siamo sentiti anche durante le elezioni con i rappresentanti regionali del Pd: qualcuno voleva sfidarmi qui a Premariacco, e loro stessi lo hanno sconsigliato dicendo che in questo momento il sindaco uscente, con o senza la Lega, era un avversario troppo tosto e inattaccabile. Penso che identificarsi in un partito non sia una cosa brutta; è un pensiero, uno schema che può essere positivo. Nel mio caso, essere appoggiati da uno schema di centro destra, mentre in Regione c’è il centro destra, indubbiamente aiuta perché ti apre un corridoio, una porta. Ma questo non significa nulla se poi non presenti un progetto perfetto e a norma. I soldi non te li danno perché sei amico di qualcuno o perché conosci il cognato di qualcun altro. Gli assessori regionali hanno un colore politico, ma gli uffici amministrativi e i tecnici non guardano in faccia a nessuno: vogliono progetti fatti bene.”

Qual è la sua visione per lo sviluppo di Premariacco nei prossimi cinque anni?

“Noi abbiamo in mente progetti ‘griffati’. Cosa significa? Un sindaco non è eterno, è pro tempore. Cinque o dieci anni – e dieci anni secondo me sono il minimo per esprimersi e mettere a terra i cantieri – servono a questo. ‘Griffare’ significa che tra 12 o 13 anni, camminando nel tuo Comune da privato cittadino, troverai qualcosa che è stato scelto e voluto da te, che ha impresso il tuo ‘graffio’. Altrimenti tutti i Comuni finiscono per avere le stesse altalene, gli stessi marciapiedi e lo stesso asfalto. Si può fare di più: si può fare un comune bello. L’importante è essere ascoltati.”

Può farci un esempio di questi progetti che avete in mente?

“Uno dei progetti principali riguarda il Campo 57, un campo di prigionia della Seconda Guerra Mondiale che nessuno in Europa ha mai ripristinato. Per dare un’idea dell’impatto, parliamo di una memoria storica impersonalmente importantissima. Lì c’erano più prigionieri che abitanti in tutto il comune, circa 4.800 persone. Oggi non è rimasto più nulla, nemmeno un pezzo di legno delle baracche, c’è solo una chiesa. Insieme a un assessore vorremmo ricostruire questo campo per preservare la memoria. Solo un amministratore un po’ ‘pazzo’ o illuminato può seguirti in un’idea del genere e dirti ‘proviamoci, datemi un progetto serio e ricostruiamo’. Se non sei tu a proporlo, nessuno lo farà al posto tuo. Ci vogliono persone illuminate, dai sindaci agli assessori.”

Questo è il progetto di punta su cui punterete adesso?

“È uno dei grandi progetti. Ce n’è un altro straordinario che si era temporaneamente fermato e che gode di un finanziamento da 1 milione e 300 mila euro da parte della Regione. Serve per realizzare quello che ho sempre desiderato: un’affaccio sul nostro Natisone, un posto straordinario che valorizzeremo come merita.”


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