Micha Acher – Henry And The Ghosts Songbook: Malinconia da camera :: Le Recensioni di OndaRock
Micha Acher è soprattutto parte fondante e fondamentale dei Notwist, ma è anche un pezzo del Tied & Tickled Trio, del Alien Ensemble, nonché metà del duo Ms. John Soda. Compositore e polistrumentista, ha scelto di pescare nel suo variegato repertorio per dare forma al suo debutto solista, un’opera prima che proprio solitaria non è. Per la realizzazione di “Henry And The Ghosts Songbook” si è infatti avvalso di un vero e proprio ensemble con il quale rimanipolare in modo radicale le partiture scritte per le diverse realtà di cui è parte.
Con l’elettronica ridotta all’osso, la via scelta è quella di una chamber music puramente acustica che lascia primeggiare la varietà di strumenti chiamati in causa, dal suo susafono all’insieme di fiati, chitarra, banjo, piano e sezione ritmica. Un lavoro di ri-arrangiamento che lascia ben poco degli originali, muovendosi su atmosfere malinconiche strutturate su andamenti sornioni, capaci però di mantenere un tono leggero e definire un ascolto piacevole. “Radio Four” con il suo incedere blando e gli ottoni tenuti a freno, lo sviluppo placido di “34E” con i riverberi bassi a fungere da modulo sono perfette esemplificazioni dell’impronta generale del disco.
Sarebbe errato però immaginare “Henry And The Ghosts Songbook” come un itinerario uniforme, tendenzialmente noioso. “When Hamlet Left Town” apre con un’elettronica dai tratti spettrali che introduce e accompagna la chitarra, il banjo di “Modest Farewell” ha una buona cifra cinematografica, “Aelita” con la presenza del piano giocattolo ha una coralità al tempo stesso mesta e ludica. Certo quindici tracce sono comunque tante per un album sicuramente diversificato, ma interamente giocato su un’unica modalità espressiva. Una scrematura avrebbe reso l’ascolto più fluido, lasciando alla versatilità della scrittura di Archer il primo piano.
30/06/2026
Source link




