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Melanoma, il vaccino sperimentale di Moderna e Merck accende nuove speranze

Moderna e Merck hanno annunciato oggi, mercoledì 19 agosto 2026, i primi risultati positivi di fase 3 per un vaccino sperimentale a mRna contro il melanoma, testato su oltre 1.100 pazienti operati per una forma ad alto rischio, con l’obiettivo di ridurre recidiva, diffusione della malattia o morte dopo l’intervento.

Melanoma, il vaccino a mRna supera il primo banco di prova di fase 3

Il trattamento, sviluppato da Moderna insieme a Merck, è stato somministrato in combinazione con Keytruda (pembrolizumab), l’immunoterapico già utilizzato in diversi tumori. Secondo quanto comunicato dalle due aziende, la combinazione ha raggiunto gli obiettivi principali dello studio INTerpath-001, condotto su pazienti con melanoma di stadio IIB-IV completamente resecato, cioè rimosso chirurgicamente.

Il dato centrale riguarda la capacità del vaccino, chiamato Intismeran, di ridurre il rischio di recidiva o morte rispetto al solo Keytruda. Non si tratta di un vaccino preventivo, come quelli usati contro le infezioni, ma di una terapia costruita sulle caratteristiche del tumore del singolo paziente. In pratica, lavora sulla “impronta digitale” mutazionale della neoplasia, cercando di istruire il sistema immunitario a riconoscere e colpire le cellule residue.

“Si tratta del primo annuncio di risultati positivi di fase 3 per una terapia oncologica basata su mRna”, hanno spiegato Merck e Moderna in una nota congiunta. I dati completi, hanno aggiunto le aziende, saranno presentati in un prossimo congresso medico internazionale e poi condivisi con le autorità regolatorie.

Come funziona Intismeran e perché è una terapia personalizzata

Il principio di Intismeran è diverso da quello di una cura standard uguale per tutti. Dopo l’analisi genetica del tumore, viene preparato un trattamento mirato ai neoantigeni personalizzati, cioè a bersagli presenti nelle cellule tumorali del paziente e non nei tessuti sani. È un processo complesso, ancora legato a tempi e costi di produzione rilevanti, ma considerato da molti oncologi una delle strade più promettenti dell’immunoterapia.

La professoressa Georgina Long, direttrice medica del Melanoma Institute Australia e docente di Oncologia medica del melanoma all’Università di Sydney, ha definito i risultati “una pietra miliare” per il trattamento adiuvante del melanoma. La combinazione di Intismeran e pembrolizumab, ha spiegato nella nota di Merck, “ha il potenziale di stabilire un nuovo paradigma terapeutico”, aiutando i pazienti a restare liberi dalla malattia più a lungo.

L’obiettivo della terapia adiuvante, somministrata dopo l’intervento chirurgico, è intervenire quando la massa tumorale è stata rimossa ma resta il rischio che cellule maligne non rilevabili possano riattivarsi. “Intervenendo più precocemente nel decorso della malattia”, ha detto Dean Y. Li, presidente dei Merck Research Laboratories, si punta ad aumentare le possibilità di guarigione per un numero più ampio di pazienti. Una frase tecnica, certo. Ma il senso è diretto: colpire prima che il tumore torni.

Ascierto: “Solo l’inizio di una svolta nell’oncologia”

In Italia la notizia è stata accolta con attenzione dagli specialisti. Paolo Ascierto, oncologo e direttore dell’Unità di Oncologia Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Pascale di Napoli, ha parlato all’Adnkronos Salute di un risultato che conferma l’ottimismo già emerso dopo la fase 2. “Siamo contenti”, ha detto, “ora quelli di fase 3 sembrano promettenti”.

Ascierto ha chiarito un punto: il vaccino è terapeutico, non preventivo. “È una ulteriore rivoluzione nel campo della lotta al melanoma, ma non solo”, ha spiegato. Poi ha aggiunto che, nella terapia adiuvante, l’immunoterapia aveva già portato benefici, mentre con questo approccio personalizzato a mRna l’obiettivo è aumentare la protezione e ridurre le ricadute nei pazienti già operati per melanoma avanzato.

La possibile platea italiana, una volta ottenute le autorizzazioni di Fda, Ema e Aifa, potrebbe aggirarsi intorno alle 3mila persone, secondo una prima stima indicata dallo stesso Ascierto. “Ora aspettiamo i dati che saranno presentati presto in un convegno scientifico”, ha confidato l’oncologo, ricordando che le sperimentazioni sui vaccini mRna anti-tumore riguardano anche altre neoplasie: polmone, rene e pancreas, dove il campo di ricerca è già molto attivo.

Borsa in rialzo per Moderna, ora la sfida delle autorizzazioni

La comunicazione dei risultati ha avuto un effetto immediato anche sui mercati. Le azioni di Moderna hanno registrato un forte rialzo nel pre-market a Wall Street, segnale dell’interesse degli investitori per una tecnologia che, dopo i vaccini contro il Covid-19, punta ora a consolidarsi nell’oncologia. Merck, dal canto suo, rafforza la posizione di Keytruda, farmaco già centrale nel suo portafoglio oncologico.

“Per molti anni, l’idea di creare un trattamento a mRna progettato per il tumore di un singolo individuo era difficile da immaginare”, ha affermato Stéphane Bancel, amministratore delegato di Moderna. “Oggi stiamo contribuendo a trasformare quella visione in realtà”. Parole misurate, ma non casuali: il successo in fase 3 è il passaggio che avvicina la terapia al confronto con le agenzie regolatorie.

Il percorso, però, non è concluso. Serviranno la pubblicazione dettagliata dei dati, la valutazione della sicurezza, l’analisi della durata del beneficio e poi l’esame delle autorità sanitarie. Solo allora Intismeran potrà diventare, se approvato, una nuova opzione per i pazienti con melanoma ad alto rischio già sottoposti a chirurgia. Per ora resta un risultato clinico rilevante. E, per molti malati, una prospettiva concreta in più.


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