Medico legale in ospedale: il delicato equilibrio tra giustizia e tutela dei pazienti
All’Azienda ospedaliera Sant’Andrea di Roma, oggi, il professor Matteo Scopetti, associato di Medicina legale, spiega all’Adnkronos Salute perché il medico legale in ospedale sia decisivo nella tutela dei pazienti, dalla gestione delle vittime di violenza al consenso informato, fino ai casi di responsabilità sanitaria. Una figura che molti immaginano lontana dai reparti e che invece, ogni giorno, entra nei percorsi clinici, dialoga con i medici, con la direzione sanitaria e, quando serve, con l’Autorità giudiziaria. “Il nostro compito è ricostruire i fatti in modo scientifico e oggettivo”, chiarisce Scopetti. Ed è lì, in quella zona di confine tra cura e diritto, che si gioca una parte concreta della protezione del cittadino.
Medicina legale in ospedale, il ruolo tra cure e diritti
La medicina legale ospedaliera, racconta Scopetti, non si limita alle attività più note al grande pubblico. In una struttura come il Sant’Andrea di Roma, il medico legale interviene in ambiti diversi: valuta le lesioni nei percorsi per le vittime di violenza e maltrattamento, offre supporto nei casi in cui un paziente non possa esprimere il consenso informato, partecipa alle valutazioni sulla fase finale della vita e sulla proporzionalità delle cure.
È un lavoro fatto di carte cliniche, colloqui, referti, telefonate con i reparti. Ma anche di decisioni delicate. “L’attività della medicina legale in ambito ospedaliero è variegata e consta di più profili principali”, ha spiegato il professore, sottolineando come il medico legale sia chiamato a mantenere un equilibrio costante tra rigore tecnico-giuridico e attenzione alla persona. In alcune situazioni, ha aggiunto, il suo parere riguarda anche l’accertamento della morte e i passaggi connessi al possibile prelievo di organi e tessuti per trapianto.
Codice rosa e vittime di violenza, come si costruisce una prova
Quando una persona subisce un’aggressione, una violenza domestica o un maltrattamento, può presentarsi al Pronto soccorso, dove vengono attivati percorsi protetti come il Codice rosa. In quel momento, spesso nelle prime ore dopo l’episodio, il medico legale ha il compito di documentare le lesioni con criteri scientifici: sede, estensione, compatibilità con il racconto, tempi di produzione. Dettagli asciutti, ma decisivi.
“Chiunque sia vittima di violenza può accedere al Pronto soccorso, dove si attivano percorsi protetti come il Codice rosa”, ha detto Scopetti. “In questo contesto, il medico legale interviene per documentare e certificare le lesioni in modo scientifico e oggettivo”. La certificazione, ha avvertito, fornisce prove medico-legali subito utilizzabili in sede giudiziaria, sia per la tutela della persona sia per l’eventuale avvio della denuncia. Non è solo un referto, dunque. È un passaggio che può incidere sul seguito di una vicenda personale e processuale.
Consenso informato, fine vita e rapporti con l’autorità giudiziaria
Un altro fronte riguarda i pazienti che, per condizioni patologiche o per lo stato clinico in cui si trovano, non sono in grado di esprimere un consenso informato valido. In questi casi il medico legale affianca i reparti, aiuta a ricostruire il quadro normativo e clinico, verifica la presenza di rappresentanti, amministratori di sostegno o indicazioni già espresse dal paziente. Solo allora, dentro una cornice più chiara, le decisioni possono essere assunte con maggiore sicurezza.
La stessa attenzione riguarda la fase finale della vita, dove entrano in gioco appropriatezza delle cure, proporzionalità dei trattamenti e dignità della persona. Scopetti parla di valutazioni necessarie “nell’ottica di garantire la dignità dell’esistenza nella fase finale della vita”. Sono passaggi che coinvolgono medici, familiari, direzioni sanitarie e, in alcune circostanze, l’Autorità giudiziaria. Non sempre i confini sono semplici. Per questo la presenza di una competenza medico-legale interna all’ospedale consente di evitare improvvisazioni e di lasciare traccia motivata delle scelte compiute.
Responsabilità sanitaria, contenzioso e tutela del paziente
Sul terreno della responsabilità professionale sanitaria, il medico legale si trova spesso in una posizione esposta: da un lato l’azienda ospedaliera, dall’altro il cittadino che ritiene di aver subito un danno. Scopetti respinge però l’idea di una figura schierata. “Il medico legale che lavora in ospedale non ha il compito di difendere l’azienda a prescindere”, ha spiegato, “ma quello di analizzare la documentazione in modo neutrale per ricostruire i fatti secondo una prospettiva scientifica e nell’interesse della verità”.
Per il paziente, questo significa che l’ospedale può avviare una valutazione interna trasparente. Se emerge una condotta non conforme alle evidenze scientifiche e da quella condotta deriva un danno, il medico legale può suggerire una soluzione della controversia che permetta un risarcimento in tempi più brevi rispetto a una lunga causa civile o penale. Nel lavoro quotidiano, conclude Scopetti, la Medicina legale ospedaliera collabora con unità operative mediche e chirurgiche, servizi e direzione strategica: un tessuto, lo definisce, necessario per garantire sicurezza delle cure e qualità dell’assistenza.
Source link




