Medicina estetica: come evitare l’effetto «frizzato» con l’uso del botox
A leggere queste dichiarazioni sembra che la tossina botulinica sia il male assoluto. Ma siamo sicuri che l’errore non sia stato fatto alla base? Ossia scegliendo una metodologia sbagliata, una dose eccessiva o affidandosi a mani non così esperte in materia?
Per capire bene se il rischio di trovarsi così amaramente pentite dopo una seduta di botulino sia così reale abbiamo incontrato e intervistato la Dott.ssa Camilla Di Pasquali, Medical Director & Founder di Botox Bar con sedi Con sedi a Milano, Roma, Monza e prossimamente anche a Napoli.
Iniziamo facendo un po’ di chiarezza. Molti non conoscono ancora la differenza tra riempimento e rilassamento muscolare e arrivano dal medico estetico indecisi tra filler e botulino. Come possiamo spiegare questa distinzione?
«La risposta è molto semplice, perché si tratta di due trattamenti che fanno cose completamente diverse. Il filler, come dice il nome stesso, è un riempitivo: crea un volume e può essere utilizzato anche per ottenere un effetto lifting, ma parliamo pur sempre di un volume. Il botulino, invece, è una tossina che va a rilassare il muscolo bloccandone temporaneamente il movimento. Attraverso la tossina botulinica possiamo trattare le rughe dinamiche o i problemi legati all’ipertono muscolare. Pensiamo a chi strizza troppo gli occhi, perché magari soffre di fotofobia o è miope e tende a contrarre lo sguardo per mettere a fuoco; questa azione genera una tensione muscolare spasmodica che con il botulino riusciamo a risolvere, attenuando di conseguenza le rughe del terzo superiore del viso».
Il botulino, però, viene utilizzato anche in altre aree del volto, giusto?
«Sì, in medicina estetica può essere utilizzato anche off-label nel terzo inferiore con lo stesso principio. Quando c’è un ipertono del muscolo mentoniero, del muscolo elevatore del labbro — nel caso del cosiddetto gummy smile — o del DAO (depressor anguli oris, il depressore dell’angolo della bocca), interveniamo per ridurre la trazione dei tessuti verso il basso o verso l’alto. Inoltre, si può rilassare il muscolo platisma a livello del collo. Questo ci permette di ottenere un duplice effetto: diminuiscono le bande platismatiche, ovvero le linee verticali che si formano sul collo, e si riduce la trazione verso il basso dei tessuti del viso. In questo modo si favorisce una maggiore attivazione dei muscoli positivi del volto, come quelli del complesso zigomatico, riducendo lo sbilanciamento muscolare tipico del processo di invecchiamento».
Concentrandoci sul botulino eseguito principalmente nel terzo superiore, come si evita l’effetto — purtroppo visibile in diversi casi — del viso monoespressivo o totalmente immobile?
«Questo effetto si evita iniettando la tossina nelle zone specifiche del muscolo stesso, mantenendo un’adeguata distanza dal sopracciglio e bilanciando accuratamente le quantità. Colpendo solo le aree interessate dall’ipertono e dal movimento eccessivo, rilassiamo il muscolo senza cancellarne la mobilità espressiva. Molte persone identificano erroneamente l’assenza totale di movimento con l’efficacia del trattamento o con un canone di bellezza, ma non è questo il vero target terapeutico. Negli anni si è capito che la tossina non deve essere usata per immobilizzare il volto, ma per trattare l’ipertono, prevenendo così la discesa del sopracciglio nel tempo e persino problematiche come il mal di testa legato alla tensione muscolare».
A questo proposito, molte celebrità negli anni si sono dichiarate pentite di aver fatto uso di botulino. Pensa che sia dovuto a un utilizzo errato della tossina?
«Sì, è stato usato in modo eccessivo perché si è confusa l’immobilità con il risultato estetico e il fascino. Perdere la propria espressività, specialmente per un attore che lavora con la mimica facciale, è fortemente penalizzante. Al contrario, il botulino può avere risvolti positivi persino a livello psicologico. Sono stati condotti studi che dimostrano come l’applicazione del botulino sui muscoli responsabili delle espressioni legate alle emozioni negative influisca positivamente sull’umore del paziente. La tossina ha moltissimi impieghi utili e terapeutici – da evitare il fai da te – e non dovrebbe mai essere associata alla ricerca di una paresi facciale.»
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