Medicina e Veterinaria, la lettera aperta alla ministra Bernini: “Il merito non può dipendere dal reddito familiare”

Inviata da Rosolino Cicero – Gentile Ministra, On. Sen. Anna Maria Bernini, Le scrivo questa lettera aperta a seguito della Dott.ssa Valeria Crisafulli.
Lo spirito che mi spinge a farlo è sostenuto dalla preoccupazione di quanto si troveranno ad affrontare nelle prossime settimane le mie figlie gemelle oggi impegnate nell’esame di maturità al liceo scientifico.
Sono giunte al termine delle prove scritte ottenendo risultati molto soddisfacenti che le ripagano dell’impegno e della fatica profusi in questi cinque anni di percorso scolastico. Il senso di responsabilità – unitamente alla giusta dose di tensione – le ha fatte concentrare nello studio consapevoli dell’importanza di questo momento della loro vita.
Abbiamo di tanto in tanto accennato alle scelte future ma con ipotesi sulle quali riflettere per poi concretizzarle in scelte definitive. Da qualche settimana sembra consolidarsi la scelta di “tentare” l’accesso a Medicina (gemella 1) e Veterinaria (gemella 2).
Leggendo la lettera ho molto apprezzato competenza e chiarezza delle parole della Dott.ssa Crisafulli che pone l’attenzione alle note criticità per l’accesso al percorso di studi in Medicina e, in particolare, ci induce a riflettere sul tema del merito che appare non avere la giusta attenzione nelle attuali procedure di selezione.
Non mi soffermo sui numeri che non conosco in dettaglio ma sulla procedura che non appare corrispondere agli obiettivi che il legislatore si era dati e che il sistema universitario non ha completamente potuto/saputo conseguire.
L’accesso a Medicina – OGGI – è falsato da procedure che presentano tre gravi criticità: procedura di accesso, programmi da affrontare, tempi richiesti. Sembrano tre criticità portano a selezionare in modo iniquo a partire dalla capacità reddituale di una famiglia piuttosto che per “curriculum studiorum”, facilitando l’accesso a chi – potendolo fare! – ha investito tempo e risorse non indifferenti per una “normale famiglia” di dipendenti pubblici.
Le mie figlie hanno potuto solo investire il loro tempo nella fatica dello studio quotidiano, con la consapevolezza che l’unico investimento sostenibile per la nostra famiglia fosse quello di impegnarsi per raggiungere i migliori risultati possibili all’esame di maturità.
Scrive la Dott.ssa Crisafulli “Chi può pagare un corso che parte con due o tre anni di anticipo arriva preparato. Chi non può, arriva a un semestre compresso, caotico, in larga parte erogato a distanza – perché gli atenei non hanno né le aule né i docenti per accogliere tutti in presenza – e affronta senza rete esami che decidono il suo futuro, non con i suoi tempi, ma con i tempi decisi da altri. In quel divario, non è il merito a fare la differenza. È la possibilità di spesa: esattamente
l’opposto di ciò che questa riforma prometteva” ed io lo sottoscrivo per esperienza diretta e per conoscenza di tanti casi.
Le mie figlie partiranno 100 metri indietro rispetto a molti altri che invece – indipendentemente dal rendimento scolastico – si troveranno 100 metri avanti.
Le mie figlie dovranno concentrarsi sine die dal giorno dopo il colloquio sapendo che l’obiettivo lo impone e che l’università statale è l’unica strada percorribile.
Allora che fare, Signora Ministra?
Ripartire dal merito scolastico dei precedenti OTTO anni, mettendo tutti nella stessa posizione di partenza con test selettivi corrispondenti al percorso della nostra scuola secondaria di secondo grado per una selezione più equa, in tempi congrui, consentendo ai nostri figli scelte alternative non di ripiego come accade oggi (e il rischio di perdere un anno) ed evitando cosi alle famiglie di non “sprecare” risorse economiche (tasse universitarie oggi sempre più onerose).
L’Università deve mettere tutti in condizioni di pari opportunità in partenza, deve aprire le strade ai meritevoli (indipendentemente del reddito familiare!) e poi certamente differenziare nel percorso di studi che dovrà essere efficacemente selettivo, impegnativo e gratificante.
In attesa del decreto, porgo distinti saluti.
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