Media literacy a scuola: i consigli nel podcast Teachers of Europe per battere la disinformazione

Nell’ultimo episodio del podcast Teachers of Europe, il conduttore Benjamin Hertz ha ospitato Emma Abbate, una docente italiana di latino, storia e geografia con una lunga esperienza nelle scuole superiori.
Al centro della conversazione c’è un tema che tocca ogni insegnante, a prescindere dalla materia: come aiutare i ragazzi a orientarsi nel mare della disinformazione online.
Non chiamatela solo “fake news”: le tre facce dell’inganno
Per affrontare il problema, Emma Abbate suggerisce di iniziare con una distinzione precisa dei termini, perché non tutti i contenuti falsi nascono con lo stesso scopo. Esistono infatti tre categorie diverse:
- Misinformazione: quando qualcuno condivide un contenuto falso senza sapere che lo sia, spesso agendo in buona fede, come un genitore che inoltra un consiglio medico errato in una chat;
- Disinformazione: la creazione e diffusione intenzionale di bugie per ingannare, guadagnare o causare danni reali;
- Malinformazione: la forma più sottile e pericolosa, che consiste nell’usare informazioni o documenti veri, ma inseriti in un contesto completamente diverso per colpire qualcuno.
Emma Abbate ha sottolineato: “Qualcosa può essere vero, ma essere vero non significa necessariamente che sia onesto”. Un esempio tipico è quello di un video storico autentico che viene montato ad arte per alterare la percezione della realtà, come accadeva con i cinegiornali d’epoca.
Perché i ragazzi sono così vulnerabili?
Il successo della disinformazione non dipende da una mancanza di intelligenza o di competenze digitali. Gli studenti sono spesso molto abili a creare contenuti, ma faticano a esercitare lo scetticismo.
Il motivo è psicologico: le bufale viaggiano sui binari delle emozioni, che corrono molto più veloci dei fatti. Inoltre, negli adolescenti il desiderio di appartenenza al gruppo è fortissimo. Se un’informazione permette di sentirsi parte di una comunità, il pensiero critico tende a spegnersi perché sentirsi accettati dai coetanei diventa più importante della verità oggettiva.
Strategie pratiche per la classe
Insegnare a “scovare il falso” oggi è quasi impossibile a causa dell’evoluzione rapidissima dell’intelligenza artificiale. Per questo, il compito del docente è fornire agli studenti un metodo per verificare le fonti, proprio come si fa con i documenti storici.
La tecnica del “CROP IT” e il tempo della riflessione
Emma utilizza spesso la strategia CROP IT, che invita i ragazzi a concentrarsi su un dettaglio specifico di una foto o di un testo. In un’epoca dominata dallo “scrolling” frenetico, l’obiettivo è spingere gli studenti a fermarsi e riflettere con calma, prendendosi il tempo necessario per analizzare ciò che vedono.
I tre pilastri per una navigazione sicura
Durante l’intervista, sono stati citati i tre pilastri della strategia Better Internet for Kids (BIK+), fondamentali per costruire la resilienza degli studenti:
- rendere la scuola un ambiente sicuro dove lavorare direttamente sulle piattaforme;
- accrescere la fiducia dei ragazzi nelle proprie capacità critiche;
- dare voce agli studenti, coinvolgendoli in dibattiti e discussioni aperte.
Il futuro del docente nell’era dell’IA
Nonostante le sfide poste dagli algoritmi e dai nuovi strumenti digitali, Emma Abbate resta profondamente ottimista. È convinta che l’intelligenza artificiale non potrà mai sostituire l’empatia e il cervello di un insegnante.
Emma Abbate ha spiegato: “L’intelligenza artificiale non è il mio nemico, è il mio alleato: ci permette di risparmiare la cosa più preziosa che abbiamo, ovvero il tempo”. Secondo la docente, il segreto è non farsi paralizzare dallo scetticismo, ma usarlo come uno strumento per migliorare se stessi e il proprio modo di stare nel mondo digitale.
In Italia, questo lavoro di media literacy trova uno spazio ufficiale grazie all’insegnamento obbligatorio dell’educazione civica, che permette ai docenti di dedicare ore preziose a queste competenze vitali.
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