Marvel e la fase 6 ridisegnata: slittamenti, date cancellate e un anno senza titoli nuovi. È crisi del franchise?
C’è qualcosa che non va. O forse c’è stato troppo che è andato troppo bene prima. E ora anche solo pensare di replicare i numeri dell’era d’oro in un momento di crisi e di ripensamento della distribuzione cinematografica è troppo ambizioso. Persino un colosso come la Marvel con i suoi prodotti creativi sta segnando il passo. Ed è sensato cercare di capire che cosa sta succedendo.
La Marvel oggi
Per capire dove si trova oggi la Marvel, basta guardare un calendario. Nel maggio del 2022, Kevin Feige aveva annunciato la fase 6 del MCU (Marvel Cinematic Universe, l’ambiente global che raccoglie tutti i personaggi del colosso) con la consueta sicurezza: un piano preciso, date fissate, un arco narrativo che avrebbe portato la Multiverse Saga alla sua conclusione con due Avengers di portata epica. Tre anni dopo, quello stesso calendario è quasi irriconoscibile.
Avengers: Doomsday era previsto per il 2 maggio 2026. È stato spostato al 18 dicembre 2026, poi di nuovo posticipato per lasciare più tempo alle riprese e ai potenziali reshoot. Avengers: Secret Wars, che avrebbe dovuto uscire nel maggio 2027 per chiudere la saga, è ora fissato per il 17 dicembre 2027. Tre date riservate a film non ancora annunciati — febbraio, giugno e novembre 2026 — sono state rimosse del tutto dal calendario. E il 2026, che sulla carta avrebbe dovuto essere uno degli anni più densi della storia Marvel, sarà invece il primo dal 2010 in cui lo studio non produce un singolo titolo originale. Solo sequel, spinoff e continuazioni di serie già esistenti.
Marvel, cosa sta succedendo
La spiegazione ufficiale è tecnica: più tempo per la post-produzione, cast numerosi da coordinare, qualità prima della quantità. Bob Iger ha dichiarato esplicitamente che Disney sta cambiando approccio con il MCU, privilegiando la cura rispetto al volume. Lo stesso Feige ha ammesso che la fase 4 e la fase 5 avevano “sperimentato troppo” e che la fase 6 dovrà essere “la più focalizzata”.
Sono dichiarazioni corrette. Sono anche dichiarazioni che arrivano dopo una serie di risultati che hanno reso necessario questo cambio di rotta.
Cosa è andato storto
Il problema del MCU negli ultimi tre anni non è un problema di singoli film. È un problema sistemico, di saturazione e di stanchezza del pubblico che si è accumulata puntata dopo puntata, serie dopo serie.
La fase 4 aveva prodotto contenuti in quantità industriale, tra film e serie Disney+, chiedendo agli spettatori un investimento di tempo e attenzione che non tutti erano disposti a fare. Il risultato è stato una progressiva erosione della fedeltà del pubblico: chi non seguiva le serie non capiva i film, chi non capiva i film si sentiva escluso, chi si sentiva escluso smetteva di seguire. Thunderbolts nel 2025 aveva chiuso con 382 milioni globali su un budget di 180 — il quinto film MCU nella storia a non superare i 400 milioni. La critica lo aveva accolto meglio del previsto, ma i numeri erano stati deludenti lo stesso.

Fasi non proprio precise
La fase 5 aveva provato a correggere il tiro, ma senza una direzione narrativa abbastanza chiara da ricompattare il pubblico disperso. Il villain della Multiverse Saga, Kang il Conquistatore, aveva perso il suo interprete principale dopo una serie di controversie extracinematografiche, costringendo Marvel a una revisione profonda dell’arco narrativo centrale proprio mentre ci si avvicinava alla fase finale.
La risposta è stata portare Robert Downey Jr. di ritorno nel MCU nel ruolo del villain Doctor Doom — una scelta audace, potenzialmente geniale, certamente rischiosissima. Doomsday sarà il suo test definitivo.
La scommessa di dicembre 2026
Concentrare tutto su Avengers: Doomsday a dicembre 2026 è una strategia ad alto rischio e alta ricompensa. Il film ha un cast sterminato — Avengers, Wakandans, Fantastic Four, X-Men, Nuovi Vendicatori — e il ritorno di Anthony e Joe Russo alla regia, che avevano firmato Infinity War e Endgame. Se funziona, ricompatta il pubblico e prepara il terreno per Secret Wars. Se non funziona, la Multiverse Saga chiude con un punto interrogativo enorme.
Il 2026 privo di novità assolute non è necessariamente un segnale di resa. Spider-Man: Brand New Day uscirà a luglio con Tom Holland, e la serie Daredevil: Born Again stagione 2 è già disponibile su Disney+. Il problema è che nessuno di questi titoli può da solo ricaricare l’interesse di un pubblico che si è abituato a vedere Marvel come una certezza e negli ultimi anni ha cominciato a trattarla come un’opzione.
Il MCU non è in crisi nel senso della fine. È in crisi nel senso di una ristrutturazione necessaria, dolorosa, che richiede di ammettere che il modello della produzione continua e seriale ha limiti precisi. Il cinema di franchise funziona quando ogni capitolo fa desiderare il successivo — e negli ultimi anni il MCU ha smesso di farlo con la stessa costanza di prima.
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