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Marlene Kuntz – Il Vile (reissue): L’estetica del tormento :: Le Recensioni di OndaRock

Gli anni Novanta saranno per sempre ricordati come la golden age della scena “alternativa” italiana. La presenza di un gran numero di musicisti illuminati, l’intenzione da parte di numerose etichette discografiche di investire sulla scena rock underground dopo aver osservato le label d’oltreoceano monetizzare sull’uragano grunge, l’attenzione posta da produttori e addetti ai lavori, ben più aperti e lungimiranti rispetto al passato, il fondamentale supporto da parte dei mass media, in primis riviste specializzate, network radiofonici e televisivi, resero possibile l’ascesa di un movimento virtuoso: Afterhours, Csi, Almamegretta, La Crus, Massimo Volume, Yo Yo Mundi, Casino Royale, Disciplinatha, giusto per citare alcuni fra i nomi più ovvi.
Il marchio che presto si impose come riferimento assoluto fu quello dei Marlene Kuntz, insuperabili nella capacità di trasformare in distorsione elettrica l’isolamento, il disagio e la nebbia della provincia piemontese, costruendo una via italiana al rumore colto, per mezzo di trame sature e feedback in grado di rappresentare le nevrosi contemporanee (di allora, ma direi anche di oggi), materializzando un noir sonoro che potesse essere al contempo rito di iniziazione e atto di sfida.

I Marlene furono i primi a realizzare un riuscito mix fra suoni tipicamente American indie (i Sonic Youth divennero da subito il principale termine di paragone) e testi elaborati in italiano, con il cantato/declamato di Cristiano Godano – ora sussurro, ora grido lacerante – in grado di modellare la nostra lingua senza il rischio di sentirsi ridicolo. Fu così che i ragazzi della Generazione X udirono per la prima volta in Italia qualcuno parlare dei loro disagi, scoprendo la propria voce tra le macerie di quei suoni al contempo feroci e avvolgenti.
Il Vile“, opera seconda del quartetto di Cuneo, pubblicata nell’aprile del 1996 con la puntigliosa produzione di Marco Lega e la supervisione di Gianni Maroccolo, riuscì nella non facile impresa di confermare – amplificandole – le immense potenzialità della band, unendo a strutture musicali tutt’altro che lineari le ricercate liriche di Godano, cantante, chitarrista e principale compositore del gruppo, affiancato da Riccardo Tesio alle chitarre, Luca Bergia alla batteria e Dan Solo al basso.

Album di grande omogeneità e compattezza, in grado di riscuotere un buon successo commerciale pur trattandosi di una proposta artisticamente complessa (45.000 copie vendute, uno dei dischi italiani di musica indipendente più venduti di sempre), “Il Vile” è un progetto fondamentale per lo sviluppo del “nostro” alt-rock: fan dell’epoca come i giovani Alberto Ferrari dei Verdena e Francesco Bianconi dei Baustelle, avrebbero testimoniato qualche anno più tardi quanto la loro generazione si fosse ispirata al lavoro di Godano e soci.
Restò il disco più appuntito dei Marlene Kuntz, ancor più duro e violento dell’amatissimo esordio “Catartica”, ma accanto a (e all’interno di) brani profondamente “sonici”, come “Retrattile” e “Il Vile” (che contenevano i primi veri slogan del gruppo: “Probabilmente/ Io meritavo di più”, “Onorate il vile!”), restava evidente la grande attenzione per la melodia, in una riuscita alternanza fra rumore tagliente e frangenti armoniosi, in alcuni casi persino “radiofonici” (“Come stavamo ieri”, “L’esangue Deborah”).

Il suono delle particolari accordature delle chitarre e l’attenta selezione delle parole da parte di Godano, teso a ripescare anche termini desueti o poco utilizzati nel lessico contemporaneo per rendere la scrittura ancor più personale, crearono un mix unico, che in molti avrebbero cercato di imitare, senza mai riuscire a raggiungere i medesimi risultati. “Il Vile” era il lavoro che in quei giorni la Generazione X – orfana del confortevole fragore dei Nirvana – stava aspettando: un piccolo saggio sul disagio esistenziale e sulla difficoltà nel relazionarsi con gli altri, nel quale si narra con rabbia indicibile di amori travagliati, erotismo deviato, omologazione, overdosi. Una riuscita rappresentazione delle inquietudini e delle insofferenze di quegli anni, capace di catturare lo spirito e l’emotività dell’epoca, imprimendo una spinta lirico-musicale mai udita prima, almeno sul nostro territorio.

Il cuore nero del disco batte in episodi come “L’agguato”, la descrizione di un terribile incidente stradale, nella torbida tensione erotica di “3 di 3”, nella distruttiva tossicità di “Ape Regina”, dove malessere esistenziale e ferocia sonica si fondono in un unico, malsano abbraccio. L’attrito sonoro crea tensioni inedite, i brani sono composti non certo per compiacere, bensì per percuotere, con ostinazione: è una band che non cerca il consenso, che non sbandiera le rassicurazioni del ritornello pop, semmai un vagito furibondo innestato su architetture che desiderano spingere l’ascoltatore verso uno stato di disagio, con l’obiettivo di smuoverlo dalla propria comfort zone. Muovendosi sul sottile confine che separa la rabbia dalla rassegnazione, la viltà proclamata nel titolo è uno specchio deformante posto davanti al perbenismo, l’istantanea di chi non ha paura di guardarsi riflesso scoprendosi sgradevole.

“Il Vile” è stata la modalità scelta dai Marlene Kuntz per affermare come il rock in Italia potesse trasformarsi da mera imitazione dei modelli anglofoni in letteratura colta autoctona; a distanza di tre decenni è ancora percepito come un disco necessario, indispensabile, che conserva ancora intatta la propria forza d’urto. Già “onorato” in occasione del ventennale, “Il Vile” riceve in questi giorni i meritati onori per il trentesimo compleanno. I festeggiamenti si aprono con la diffusione di una speciale reissue numerata, in edizione limitata, arricchita dalle illustrazioni di Alessandro Baronciani, il quale ha voluto rendere omaggio (anche lui è uno di coloro ai quali dischi come “Il Vile” hanno cambiato la vita) realizzando, oltre alle rinnovate grafiche dell’album, un booklet/fumetto con undici tavole, ognuna dedicata all’interpretazione delle canzoni contenute nel disco, più tre cartoline raffiguranti vignette estratte dal fumetto stesso. Tutte le copie sono numerate e firmate a mano.

Per tornare a onorare “Il Vile” anche dal vivo, la ristampa sarà accompagnata dal tour “Marlene Kuntz suona Il Vile”, serate ospitate in alcuni dei migliori live club italiani. Di seguito le date finora confermate:
5 marzo – The Cage – Livorno
7 marzo – Mamamia – Senigallia
12 marzo – New Age – Treviso
19 marzo – Estragon – Bologna
20 marzo – Orion – Roma
25 marzo – Hall – Padova
26 marzo – Alcatraz – Milano
27 marzo – Viper – Firenze
8 aprile – Hiroshima Mon Amour – Torino
9 aprile – Hiroshima Mon Amour – Torino
16 aprile – Casa della Musica – Napoli
18 aprile – Demodé – Bari

07/03/2026




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