Politica

Marina Terragni porta l’Italia fuori dalla rete europea dei garanti per l’infanzia

La garante nazionale per l’infanzia Marina Terragni porta l’Italia fuori dalla rete europea dei garanti per l’infanzia dopo uno scontro sui diritti dei minori LGBTQIA+. La Garante italiana ha annunciato l’uscita dall’Enoc, l’European Network of Ombudspersons for Children, contestando il rifiuto di pubblicare una sua opinione dissenziente sul documento annuale dedicato ai diritti dei bambini e degli adolescenti LGBTQIA+. Una decisione che ha provocato la reazione di Arcigay e delle opposizioni, che accusano Terragni di sottrarre l’Italia a uno spazio di cooperazione europea sulla tutela dei minori.

A motivare l’uscita, spiega Terragni in una nota pubblicata sul sito dell’Autorità garante, è “unicamente il mancato accoglimento della richiesta di pubblicare una breve dissenting opinion sul documento approvato a maggioranza dal network”. Secondo la Garante, nessuna norma statutaria vieterebbe espressamente la pubblicazione di posizioni divergenti. Ma il dissenso riguarda anche il merito del testo, che Terragni definisce “per la sua impostazione ideologica” sostanzialmente inemendabile. Nel comunicato, tuttavia, non specifica quali singole raccomandazioni contesti. Il documento dell’Enoc chiede agli Stati di rafforzare le tutele contro le discriminazioni e le violenze ai danni dei minori LGBTQIA+. Tra le raccomandazioni figura l’introduzione di un divieto legislativo delle cosiddette pratiche di conversione, cioè i tentativi di modificare o reprimere l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona.

Il testo invita inoltre a contrastare bullismo, molestie, violenza familiare e abusi online. Un altro punto riguarda l’educazione affettiva e sessuale obbligatoria nelle scuole, basata su evidenze scientifiche e adeguata all’età. L’Enoc raccomanda anche procedure accessibili per il riconoscimento legale del nome e del genere, il rispetto del nome e dei pronomi scelti a scuola, anche attraverso strumenti come la carriera alias, e l’accesso tempestivo a percorsi sanitari regolamentati. Su alcuni di questi temi, le scelte legislative italiane degli ultimi anni si sono mosse in direzione diversa. In Italia non è stato introdotto un divieto legislativo specifico delle pratiche di conversione, mentre l’educazione sessuale non è obbligatoria nelle scuole. A giugno 2026 è stata approvata la legge che impone il consenso preventivo dei genitori per le attività scolastiche riguardanti la sessualità ed esclude queste attività per la scuola dell’infanzia e primaria. Un impianto diverso da quello indicato dall’Enoc, che raccomanda un’educazione affettiva e sessuale obbligatoria, adeguata all’età e fondata su evidenze scientifiche.

Il Partito democratico ha annunciato un’interrogazione parlamentare alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Le senatrici Cecilia D’Elia, Simona Malpezzi e Sandra Zampa definiscono la decisione “molto grave” e parlano di un “sostanziale tradimento del mandato” della Garante. “Si può privare l’Italia della sede europea di cooperazione sul delicato tema dei diritti dei minori perché non è stata accolta una richiesta di pubblicazione del dissenso personale? Noi crediamo di no”, scrivono. Secondo le senatrici, Terragni avrebbe potuto esporre pubblicamente le proprie obiezioni continuando a partecipare al confronto europeo. “In questo modo, invece, con una decisione del tutto personale, la Garante isola l’Italia su un tema delicato e prioritario”.

Dura la reazione di Arcigay. Il segretario generale Gabriele Piazzoni parla di “ferma condanna” e definisce “surreale” considerare ideologico un documento sui diritti dei minori LGBTQIA+. “I diritti dei minori non sono un’ideologia e la tutela dell’infanzia non può essere selettiva”, afferma. Per Piazzoni, lasciare una rete europea perché non si condivide un documento significa rinunciare a un’occasione di confronto e indebolire la cooperazione sulle politiche di tutela. L’associazione chiede che Terragni lasci l’incarico: “È urgente per noi rimandare a casa questa Garante e chi l’ha nominata”. Anche Possibile contesta la scelta. “La tutela dell’infanzia, specialmente quella LGBTIQIA+, non può trasformarsi in un esercizio di isolamento, ma deve essere un cammino condiviso, italiano ed europeo”, dichiarano la segretaria nazionale Francesca Druetti e Gianmarco Capogna, portavoce di Possibile LGBTQ+. I due chiedono le dimissioni della Garante, sostenendo che sottrarsi al confronto internazionale indebolisca la protezione dei minori.

Marco Grimaldi, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha annunciato un’interrogazione al governo e parla di “vergogna internazionale”. “Non è tutela dell’infanzia, è una crociata ideologica” dichiara, contestando la decisione di lasciare il network. Grimaldi richiama anche la classifica annuale di ILGA-Europe sui diritti LGBTQIA+, che colloca l’Italia al 36° posto su 49 Paesi, con un punteggio del 24%. “Il governo Meloni ha gettato la maschera: tradisce lo scopo stesso dell’Autorità garante, che è promuovere i diritti delle persone di minore età, non i pregiudizi di chi la presiede”. E conclude: “L’Italia deve tornare nell’Enoc, Terragni deve andare a casa”.


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