Maria Somerville – Live @ Arci Bellezza (Milano, 14/05/2026)

Nuova sensazione di casa 4AD, (possiamo ripeterlo ancora una volta: la label più importante di sempre), passa dal Bellezza per la prima data di un mini tour in Italia: si chiama Maria Somerville, arrivata all’etichetta inglese dopo un paio di album licenziati in autonomia, “The man called Stone in my show” del 2018 e “All My People” l’anno successivo, quindi è proprio “Luster“, uscito nel 2025, che le ha permesso uno step di carriera, quantomeno importante. Collocazione assolutamente appropriata, dato il dream pop prezioso come pochi, che la cantautrice irlandese ha tra gli assi nella manica. Stratificazione sonora e quell’incedere che fa percepire questa raccolta come un ritorno alle cose migliori di genere e ancora una volta l’abilità dell’ex etichetta di Iwo Watts-Russel di riuscire a scovare un ulteriore interprete di talento. Fosse sempre così semplice, di fatto, non sbagliare mai…
Eh si sembra, davvero, di tornare a certe pubblicazioni dell’immenso catalogo della label londinese, praticamente tutte eccellenti, e con pochissimi passaggi interlocutori. Dischi ancora oggi punto di riferimento.
“Luster” è un piccolo gioiellino, che oltre a quell’approccio tanto prezioso, riserva, decisamente, più di una sorpresa anche in ottica autoriale. Suggerisco la recensione di Riccardo Cavrioli che spiega perfettamente l’esegesi di questo terzo lavoro sulla lunga distanza.

Nella dimensione live, la Sommerville vira su un sound più corposo e meno raffinato, per intenderci più MBV che Slowdive o gli stessi Cocteau Twins, quindi ipnotici muri rumorosi, preservando comunque tutta la melodia del caso, alternati a situazioni quasi più acustiche. L’atmosfera è ipnotica quanto surreale, luci bianche e fisse, che non permettono minimamente di riconoscere i tre musicisti, nemmeno a mezzo metro di distanza, nulla di così nuovo, direbbe qualcuno, ma capita raramente di vedere un allestimento analogo.
Detto questo, Maria Sommerville mette un primo tassello sul suolo italico, credo, ma non vorrei sbagliarmi, sia proprio il suo debutto, annoverando il suo set tra i live più shoegaze (si può dire?) a cui si possa assistere, sulla scia dell’esperienza mistica degli degli stessi MBV, ma preservando, appunto, una forma melodica, che sebbene sommersa, rimane fedele alle registrazioni.
Ci sono, quindi, anche la canzoni, bellissime e cristalline avvolte da un magma sonoro oscillante. “Garden”, “Halo”, “Comb” “Spring”, ma anche le divagazioni di un recente passato come la conclusiva “All my people”.
Un’ora tonda tonda di grande musica.
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