Salute

Manovra 2027, dalle ferie al Tfr: le variabili per la sanità pubblica

Dal Ddl di bilancio sulla manovra 2027 la Sanità pubblica esce piuttosto male, come da troppi anni. Ho scritto “pubblica”, perché la Sanità privata tutto sommato porta a casa alcuni interventi sicuramente molto graditi (la ridefinizione delle tariffe per le strutture private accreditate, la Carta da 300 euro, la riduzione del payback sia sui medicinali che sui dispositivi), anche in questo caso in continuità con il recente passato. Del tutto inutili e frustranti le diatribe su quanto sia aumentato il Fondo sanitario nazionale in termini assoluti o in rapporto al Pil; l’importante è che il ministro della Salute sia soddisfatto perché il Fondo ha raggiunto 146,3 mld di euro e perché non ci sono stati “tagli”.
Sul versante opposto, preoccupante e significativa appare l’affermazione di un Presidente di Regione che ha dichiarato, sconsolato, che così la sanità è una funzione che lo Stato centrale può riprendersi. I termini del dibattito dei mesi scorsi sono noti: il ministro della Salute chiedeva 5,5 mld di euro per il Fondo sanitario, ma ne ha ottenuti 2,4 quando , in ogni caso, le richieste delle Regioni erano di 7-8 mld. Il passaggio più singolare della manovra è la concessione di una “libera disponibilità delle regioni” per 138 mln di euro, poco più di un “argent de poche”.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Tra le poche voci di spesa che sono state considerate e le tante che invece non hanno trovato riconoscimento gli addetti ai lavori hanno tirato contrastanti conclusioni riguardo all’adeguatezza o al sotto finanziamento della manovra. Per il futuro si prospettano scenari ulteriori che non sono stati considerati ma che condizioneranno senz’altro il già precario equilibrio finanziario del Servizio sanitario nazionale. Mesi fa avevo scritto riguardo ad alcune variabili finanziarie, tutte derivanti da contenzioso consolidato. Provo a riprendere quelle problematiche per tentarne un aggiornamento.

La monetizzazione delle ferie non fruite

Sulla monetizzazione delle ferie è addirittura intervenuta la decretazione di urgenza la scorsa estate provando a mettere un argine al dilagante riconoscimento da parte dei Giudici. Nondimeno le disposizioni del Dl 144/2026 non hanno previsto alcun finanziamento dedicato, per cui gli oneri restano in capo alle singole aziende sanitarie. Ma c’è di più, perché l’intervento governativo ha guardato al futuro, ma resta aperto tutto il contenzioso pregresso che, come per il buono pasto, ha una prescrizione decennale in quanto non si tratta di crediti di natura retributiva ma risarcitoria.

La retribuzione spettante durante le ferie

In questo caso i due contratti collettivi del comparto (art. 28, comma 2) e della dirigenza sanitaria (art.18, comma 2) sono ricorsi a un espediente introducendo una indennità-ferie che dovrebbe consentire di realizzare i principi dettati dalla giurisprudenza comunitaria. Ma bisogna dire che la soluzione trovata rispetto al contenzioso crescente può essere che non venga nemmeno ritenuta sufficiente da parte dei Giudici del lavoro per rispettare il concetto di “retribuzione europea”. A questo punto c’è solo da aggiungere che il rimedio introdotto produrrà i suoi effetti dal prossimo 1° gennaio, lasciando inalterato il contenzioso pregresso relativo agli ultimi cinque anni; la prescrizione dovrebbe infatti essere quinquennale perché si tratta di vertenze di natura retributiva.

Il buono pasto ai turnisti

Il Ccnl del comparto la cui Preintesa è stata siglata il 29 luglio ha completamente rimandato la questione (vedi dichiarazione congiunta n. 2), abbandonando le aziende sanitaria al loro destino di sicura soccombenza davanti ai Giudici. Ma ci ha pensato il Governo che con il comma 5 dell’art. 69 ha stanziato 100 mln di € per gli “oneri derivanti dalle sentenze e dagli accordi transattivi”. L’impatto finanziario del contenzioso in atto è enorme, tanto che la Conferenza delle Regioni, in un documento del 10 settembre (n. 26/126/CU07/c1) ha stimato che sono emersi oneri già sostenuti per sentenze esecutive o passate in giudicato pari a € 7.981.596,59, oneri derivanti da accordi transattivi già stipulati pari a € 32.134.059,56, oneri potenziali da contenziosi pendenti pari a € 38.523.327,59 e oneri potenziali da applicazione generalizzata dell’orientamento giurisprudenziale pari a € 1.897.206.482,90.


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