Motogp, in Qatar sarà l’ennesima passerella per Marquez. Dov’è finito lo spettacolo?
In Qatar, ad oggi, la MotoGP correrà. Questo sembra essere un diktat. Missili sì, missili no. Paura sì, paura no. Eppure, le assenze sembrano essere numerose, almeno quelle velatamente dichiarate. Yamaha, ad esempio, non ci sarà. Alcuni componenti del team VR46 e non solo, ovviamente. Ducati non si è espressa perché si “fida” di Dorna e Liberty Media, come se a sparare i razzi siano loro, ma comunque parliamo di pista e quella che sarebbe dovuta essere una sfida mozzafiato fino all’ultima curva, si è trasformata nell’ennesima parata d’onore.
Il Gran Premio del Qatar, terzultimo appuntamento della stagione MotoGP, si appresta a consegnare con largo anticipo il titolo mondiale nelle mani di Marc Márquez, complice l’infortunio che ha tolto definitivamente dai giochi Jorge Martín. Una passeggiata di salute per lo spagnolo, che sotto le luci dei riflettori di Lusail si appresta a cucirsi sul petto la stella numero dieci.
Matematica e contabilità a parte — con la recente e discussa revisione stilata da Liberty Media che riconosce ufficialmente “solo” i titoli vinti nella classe regina (riducendo la conta a otto) — nei fatti e nella storia MM93 sale a quota 10 mondiali complessivi. Nell’era moderna del motociclismo non esiste nessuno come lui. E se consideriamo esclusivamente la classe regina, con otto corone raggiunge sul gradino più alto della storia il leggendario Giacomo Agostini, in un’epoca in cui correre significava rischiare la vita a ogni piega.
Il Mondiale che si sta chiudendo porta con sé il sapore amaro dell’occasione perduta, spezzato in due da uno spartiacque chiarissimo: il rientro dall’infortunio di Márquez.
La prima parte di campionato aveva illuso gli appassionati. Marco Bezzecchi era riuscito a incantare tutti con una guida d’attacco e una regolarità da veterano, mettendo saldamente le mani sulla classifica. Poi, il buio: quattro “zeri” consecutivi, un vero e proprio autolesionismo sportivo che ha sbriciolato punti, certezze e la leadership mondiale. Ha provato a approfittarne Jorge Martín, ereditando la vetta della classifica e gestendo il margine con pragmatismo, ma senza mai dare l’impressione di essere davvero il pilota più veloce in pista, fino al tragico infortunio che ha chiuso la sua rincorsa.
Quando Marc Márquez è tornato in pista sulla sua Ducati, la musica è cambiata per tutti. Lo spagnolo ha imposto un ritmo indiavolato, conquistando 7 vittorie nelle 12 gare della domenica disputate dal suo rientro, affiancate da ben 7 nelle Sprint. Una rullata di tamburi incessante che avrebbe asfaltato chiunque, persino il miglior Bezzecchi. Sullo sfondo resta l’operato dell’Aprilia, la casa di Noale che ha alternato sprazzi di grande competitività a clamorose occasioni sprecate, mancando l’affondo definitivo nei momenti in cui la Ducati appariva attaccabile.
Mentre Borgo Panigale si appresta a festeggiare il suo quinto titolo piloti consecutivo, l’unica nota di suspense rimasta riguarda il Campionato Costruttori. L’Aprilia ha sprecato più volte la chance della vita per buttare giù dalla torre il colosso bolognese, ma conserva ancora una sottilissima speranza matematica di spezzare l’egemonia Ducati che dura ininterrottamente dal 2020. Un premio di consolazione per la casa veneta, che resta l’unica ad aver mostrato qualche barlume di luce nell’ombra proiettata dalla Rossa.
Questa fase storica della MotoGP, dominata dalla Ducati, prima con Bagnaia, poi con Marquez (e la parentesi Martin, con il team provato Pramac), sarà giunta ai suoi sgoccioli? La prossima stagione sarà ancora un monologo o assisteremo a una rivoluzione?
L’imminente cambio di regolamento tecnico, insieme al valzer dei sellini e ai riassetti sullo sviluppo delle moto, promette di rimescolare le carte. Le rivali giapponesi ed europee sono chiamate a colmare un gap che quest’anno è parso voraginoso. Se le novità tecniche riusciranno a riaprire i giochi o se Márquez continuerà a correre da solo contro la storia, lo dirà solo la pista. Per ora, il Qatar si prepara unicamente a incoronare il suo Re, tra un razzo e l’altro.
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