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Madre e figlia avvelenate, lunedì sopralluogo a Pietracatella: si cercano telefoni e computer | isNews

Gli investigatori della Polizia entreranno nell’abitazione, sotto sequestro dalla morte di Sara Di Vita e Antonella Di Ielsi, per prelevare i dispositivi elettronici che appartenevano o erano usati da madre e figlia.


CAMPOBASSO. Giallo di Pietracatella, è previsto per lunedì mattina il sopralluogo della Squadra mobile e degli agenti della Polizia scientifica di Campobasso nell’abitazione della famiglia di Vita, sotto sequestro dalla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di Antonella Di Ielsi, 50 anni, le due donne avvelenate dalla ricina.

Come prevede un mandato della Procura di Larino, che indaga per duplice omicidio premeditato contro ignoti, saranno prelevati in casa cellulari, computer, tablet ed eventuali chiavette usb, che appartenevano o erano usate da madre e figlia.

Alle operazioni sono stati chiamati ad assistere i legali dei cinque medici indagati, tre in servizio al Pronto soccorso dell’ospedale ‘Cardarelli’ e due guardie mediche, oltre ai consulenti e ai legali delle parti offese, vale a dire gli avvocati di Gianni e Alice Di Vita, del fratello e del padre di Antonella.

Sopralluogo che avverrà con tutte le cautele necessarie: tutti dovranno indossare in ambiente sterile e prima dell’ingresso nella casa i presidi idonei (tute e calzari), per evitare che la scena venga in qualche modo contaminata. Al termine dell’operazione saranno nuovamente apposti i sigilli all’abitazione.

A partire da lunedì, dunque, gli investigatori avranno a disposizione, oltre alla copia forense dei dati presenti sul cellulare di Alice Di Vita, sorella e figlia delle due vittime, anche computer e telefoni utilizzati da Sara e Antonella. Sarà così possibile analizzare chat e dettagli della navigazione on line, per poter incrociare i dati ed avere elementi utili per un’indagine che si è rivelata da subito molto complessa.

Dopo che l’Istituto tossicologico e antiveleni ‘Maugeri’ di Pavia ha confermato la presenza di ricina nel sangue di madre e figlia, e in attesa della relazione finale dell’autopsia, bisognerà capire da dove è arrivato il veleno, chi lo ha somministrato e il movente del delitto. Tutte le piste seguite dagli investigatori, quella familiare, quella passionale e quella della vendetta per un presunto torto subito, restano aperte.


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