“Lobby ebraica”: scoppia la bufera sul libro alla Biblioteca Civica – Cronaca
BOLZANO. «Scrivo in merito alla gestione degli spazi espositivi della Biblioteca Civica di Bolzano. Recentemente, visitando la struttura, ho notato che la selezione di testi dedicata al conflitto mediorientale appare decisamente sbilanciata. Le vetrine istituzionali sembrano ospitare esclusivamente volumi che alimentano una narrazione “pro-Pal”, privando l’utente di quel necessario approccio bipartisan che dovrebbe caratterizzare ogni istituzione culturale pubblica. In particolare, colpisce la scelta di collocare in estrema evidenza, appena si entra, il libro dal titolo “La lobby ebraica”.
Pur non entrando nel merito del contenuto del volume, è innegabile che un titolo del genere richiami i più cupi stereotipi antisemiti del secolo scorso. Esporre un testo simile senza un adeguato contrappeso critico o una pluralità di voci non fa che rafforzare sentimenti di intolleranza e pregiudizio già purtroppo diffusi in una parte del pubblico. Una biblioteca pubblica dovrebbe essere un luogo di confronto libero, equilibrato e scientificamente rigoroso». La segnalazione da parte della lettrice Silvia Sereni arriva al nostro giornale per mail. Eccolo, dunque, il libro. Sta lì, sullo scaffale vetrato. Non si può non incrociarlo. La casa editrice – Ponte alle Grazie – lo presenta come un’inchiesta su Mito e realtà di un “potere forte” in Italia e nel mondo. La scelta grafica della copertina – una rete tentacolare che si estende su tutto il pianeta -, ribadisce il concetto espresso nel titolo.
Quel “lobby ebraica” (con “ebraica” in rosso), che fa riemergere stereotipi che affondano le radici nelle pagine più buie del Novecento. Se poi si ha un minuto, basta poco, basta leggere il risvolto di copertina. Vidimato dall’autore: «… vengono analizzati – si legge- i rapporti della comunità ebraica nello scenario italiano… per poi allargare la visuale fino alla politica globale di Israele: le ramificazioni delle sue agenzie di intelligence, le relazioni con gli Usa, il ruolo dell’intelligenza artificiale e delle criptovalute nel successo della sua economia, per finire con la penetrazione occulta dell’influenza ebraico-israeliana nei media di tutto il mondo».
Il vocabolo “occulto” non è asettico. I “Protocolli dei Savi di Sion”, il falso storico con il quale, dalla Russia degli zar, iniziò la fase più acuta dei pogrom antiebraici in Europa, lo distribuisce a piene mani. Il direttore della bibliotecaIl direttore della Civica ammette: «Certo, il titolo risulta un po’ infelice». Ma poi: «Esponiamo le novità. E non possiamo leggerci tutti i libri che le case editrici, di cui valutiamo i precedenti, ci inviano. E se le si cerca, qui gliele facciamo trovare». Non senza polemiche. Tempo fa venne reso disponibile un testo gender dedicato ai bambini: «Ci hanno subissato – ricorda Ermanno Filippi – di critiche molto accese». Anche “Mein Kampf” fu possibile leggerlo alla Civica. Ma corredato da un vasto apparato critico di una università tedesca. Ma qui di apparati critici non c’è traccia. La reazione della comunità ebraica.
Commenta amaro Federico Steinhaus, figura storica della comunità ebraica altoatesina: «Ecco, a fianco di quel libro, alla Civica bolzanina, potrebbero esporre proprio l’hitleriano “Mein Kampf” che, a guardare le tesi de “La lobby ebraica”, ne ha fornito l’ispirazione…». L’autore del volume è Ferruccio Pinotti, giornalista del Corriere della Sera. Il direttore della Civica Filippi dice di non averlo letto, ma, da quando è uscito, il libro è al centro di un polemica molto vivace a livello nazionale.Gadi Luzzatto Voghera, lo storico a capo del Centro di documentazione ebraico contemporaneo di Milano lo ha letto da cima a fondo («un libro mistificante, che negando intenti antisemiti nei fatti avvalora i più diffusi stereotipi complottistici antiebraici»). Dice: «Ebbene sì, lo ammetto, faccio parte di una lobby. Insieme ad altre, come scrive Pinotti, “dinastie famigliari influenti”, tanto che con i Cohen e i Di Segni, con i Segre, anche noi Luzzatto animiamo da secoli (altra citazione ndr) “i canali della ricchezza ebraica”. Sarà. Il mio conto in banca dice altro, – conclude amaro lo storico – ma se me lo dice Pinotti credo sia il caso di considerare questa possibilità». Dura la reazione di Elisabetta Rossi, che ora guida la comunità ebraica a Merano: «Chiederò alla biblioteca di rimuoverlo».
E continua: «Come Ucei, unione delle comunità italiane, abbiamo già segnalato autore e casa editrice per falsi e inesattezze. Si tratta – spiega – di una finta analisi sociologica per ribadire i concetti chiave della lobby ebraica come gruppo di pressione anche in Italia oltre che in tutto il mondo». Nel libro, le tesi sono corredate da un lungo elenco di nomi e cognomi. Dalle banche ai giornali. Tutti, secondo l’autore legati a questa “penetrazione occulta”. Anche “il Manifesto”, giornale insospettabile sul piano delle critiche anche feroci nei confronti dell’attuale governo israeliano, ha pubblicato un editoriale dal titolo “L’inquietante senso comune degli stereotipi”. Viene guardato, questo volume, come “un’operazione che evoca presunti poteri forti con liste di nomi, famiglie e individui”. E continua, “il Manifesto”, parlando di una “rappresentazione omogenea del potere ebraico, che ignora la pluralità sociale e politica degli ebrei. La lettura – continua l’articolo – rivela un dispositivo interpretativo pericoloso, noto agli xenofobi e anche all’islamofobia”.
E si insiste, a proposito della collocazione alla Civica: «Il problema non è metterlo a disposizione ma esporlo come se nulla fosse e senza un filtro di possibili commenti critici o di altri volumi che ne possano equilibrare l’impatto».




