Lo show di Fognini da Roddick: battute, risate e racconti
Fabio Fognini senza filtri, come sempre. Ospite del podcast di Andy Roddick, l’ex tennista ligure ha ripercorso la fine della sua carriera, gli infortuni, il rapporto con Rafael Nadal e il momento d’oro del tennis italiano. Ovviamente, con il tono ironico e diretto che lo ha reso uno dei personaggi più amati – e divisivi – del circuito. Non sono mancate le risate, sia quando Roddick ha riproposto il celebre video della lita con l’arbitro Pascal a Wimbledon, sia quando Fognini gli ha dato del “motherf***er” per essere riuscito a vincere gli Us Open, mentre il ligure non ha mai trionfato agli Internazionali di Roma.
Il passaggio più sorprendente riguarda però l’ultimo match a Wimbledon disputato contro Carlos Alcaraz. Una partita persa, ma giocata a livelli altissimi. “Credo di aver giocato contro Alcaraz una delle migliori partite della mia carriera in uno Slam”, ha raccontato Fognini. Poi la frase che spiega meglio di tutte la lotta interiore che stava attraversando: “Sono stato fortunato a perdere quella partita con Alcaraz. Se avessi vinto, il giorno dopo sarebbe stato un disastro”.
Fognini ha spiegato di essere arrivato a quel match senza particolari aspettative: “Prima di scendere in campo pensavo solo: ‘Fabio, prova almeno a non perdere 6-2 6-1 6-3’”. Invece ne uscì una sfida spettacolare, tanto che dopo quella sconfitta capì che era arrivato il momento di chiudere: “Dopo Wimbledon ho detto alla mia famiglia: non esiste modo migliore per dire addio al tennis”.
Nel corso della chiacchierata con Roddick, Fognini ha anche parlato della sua generazione, quella schiacciata dai Big Three: “Nella mia epoca vincere uno Slam era impossibile. C’erano Federer, Nadal, Djokovic, Murray, Del Potro…”. E ancora: “Essere numero 9 del mondo non bastava nemmeno per sognare davvero uno Slam”. Da qui il confronto con l’attuale esplosione del tennis italiano guidata da Jannik Sinner: “Il tennis italiano oggi è più forte del calcio. Se hai un numero uno del mondo come Sinner, tutti i bambini vogliono giocare a tennis”.
Impossibile non tornare anche sul rapporto speciale con Nadal, battuto tre volte sulla terra rossa: “Il mio gioco dava fastidio a Nadal. Sulla terra, se mi svegliavo con il piede giusto, potevo batterlo”. Pur riconoscendo la superiorità dello spagnolo: “Contro Nadal ho perso tantissime volte, ma quando l’ho battuto sentivo di avere tutto chiaro tatticamente”.
Spazio anche all’ultima fase della carriera, resa complicata dagli infortuni: “Gli ultimi tre anni della mia carriera sono stati davvero tosti”. Dai migliori tornei al mondo al circuito Challenger: “A 36-37 anni giocare contro ragazzi di vent’anni era durissimo”. Il fisico, ha ammesso, non reggeva più: “Potevo ancora giocare una grande partita singola, ma il corpo non reggeva una settimana intera. Dopo una finale Challenger avevo bisogno di dieci giorni per recuperare”.
Infine una battuta perfettamente in stile Fognini, parlando dei successi in famiglia con Flavia Pennetta. Roddick scherza: “I vostri figli possono dire che la mamma ha vinto gli US Open e il papà ha battuto Nadal sulla terra”. Fabio risponde ridendo: “Sì, ma lei ha il trofeo… io solo l’assegno di Wimbledon”.
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