Società

L’intelligenza artificiale non sostituirà mai un insegnante”, le parole di Mattarella da Amatrice: “Faticoso ma utile imparare poesie a memoria, aiuta a pensare

Sergio Mattarella sceglie la cerimonia di inaugurazione dell’anno scolastico ad Amatrice, in provincia di Rieti, per dire con nettezza cosa pensa del rapporto tra scuola e nuove tecnologie.

Davanti a una platea di studenti e docenti, il Presidente della Repubblica mette in guardia da un equivoco che considera pericoloso: credere che una macchina, per quanto sofisticata, possa prendere il posto di chi insegna.

La scena richiamata dal Capo dello Stato è quella di tutti i giorni, dentro qualsiasi aula. “Pensavo a quando alza la mano un ragazzo mentre l’insegnante sta spiegando, per chiedergli un chiarimento“, racconta Mattarella. “L’insegnante capisce se vuole perdere tempo o se vuole davvero approfondire, per consentirgli di spiegare meglio e in maniera più efficace”. Un discernimento che appartiene all’esperienza umana, maturata sul campo, e che nessun algoritmo possiede.

Il ragionamento del Presidente si sposta poi sul momento della verifica. “Oppure, quando interroga e vede un’esitazione, l’insegnante capisce se lo studente non è preparato oppure sta cercando il modo migliore di esprimere un concetto, una nozione che conosce bene”, osserva. “Difficile che la macchina possa farlo, per quanto intelligente sia”. Due situazioni concrete, lontane da qualsiasi teorizzazione astratta, che mostrano come la valutazione scolastica sia fatta di sguardi, pause e intuizioni.

Il passaggio centrale dell’intervento riguarda però il ruolo di chi utilizza questi strumenti. “Quello che avete fatto, infatti, è governare voi una macchina di intelligenza artificiale, non al contrario”, sottolinea Mattarella rivolgendosi ai presenti. “Governarla sarà indispensabile”. Un invito a mantenere saldo il timone, a non delegare alle tecnologie decisioni che restano umane.

E ancora: “C’è una cosa che non si fa più adesso a scuola, ai miei tempi si faceva: mandare a memoria composizioni poetiche. Mi chiedevo: ‘Ma perché dobbiamo fare questo sforzo di memoria?’. Adesso, a distanza di decenni, le ritrovo dentro di me, ogni tanto me le ripeto, mi fa piacere. Tutto quello che si acquisisce aiuta a pensare. Come ha detto il nostro conduttore, la cultura rende liberi. È libertà”.

Poi conclude: “La mia generazione ha visto trasformazioni inimmaginabili. Quando avevo la vostra età non c’era Internet, non c’erano telefonini. La Tv era in bianco e nero, quella a colori è arrivata dopo. Ho visto trasformazioni profonde, ma sempre ricavando fiducia nel futuro. Dovete averla, mai guardare al passato”.

L’occasione non è casuale. Amatrice porta ancora i segni del terremoto del 2016, e la riapertura delle scuole nel territorio ha rappresentato in questi anni un simbolo di rinascita per la comunità locale. La scelta di tenere qui l’inaugurazione dell’anno scolastico aggiunge peso alle parole con cui il Presidente intreccia il tema dell’innovazione a quello della ricostruzione materiale e civile del Paese.


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