Puglia

“I medici non giudicano ma curano”

“Il medico non giudica, non seleziona, non esclude ma si prende cura”, “medici liberi di curare”, “la cura non è un reato”. Sono alcune delle frasi scritte su cartelli e striscioni esposti all’esterno del Policlinico di Bari in un presidio che si è tenuto nel pomeriggio per manifestare “solidarietà” ai medici coinvolti nell’indagine della Procura di Ravenna sui certificati di idoneità per i migranti destinati ai Cpr. L’ipotesi accusatoria è che i medici di diversi ospedali italiani abbiano falsificato i certificati per evitare l’ingresso dei migranti nei Cpr. Nell’ambito dell’inchiesta, lo scorso 11 settembre sono stati perquisiti anche nove medici del Policlinico di Bari, tutti infettivologi e psichiatri, nessuno dei quali indagato.

“La patogenicità dei Cpr non è un’opinione, numerose – è stato detto durante il presidio – sono le inchieste e i rapporti nazionali e internazionali che hanno documentato condizioni di vita degradanti, abuso di psicofarmaci e pratiche sanitarie problematiche, compresa la gestione delle visite preliminari di idoneità. Il medico ha il dovere etico e giudico di agire con l’unico obiettivo della tutela della vita e della salute, in particolare delle persone in condizioni di vulnerabilità. Quando ritiene che l’ambiente in cui vivono non sia idoneo a proteggere la loro salute, la dignità e la qualità di vita, lo deve dire”. Al presidio ha partecipato anche l’assessora comunale di Bari Paola Romano, che ha detto di avere raccolto l’invito del Comitato ‘no Cpr’ “a titolo personale, per portare la mia solidarietà”.

Il direttore generale del Policlinico di Bari, Antonio Sanguedolce, ha incontrato oggi i direttori delle unità operative di Psichiatria e Malattie infettive, i professori Alessandro Bertolino e Annalisa Saracino, e una delegazione di medici. Nove medici dei due reparti sono stati coinvolti, non indagati, nell’inchiesta della Procura di Ravenna su presunti certificati falsi relativi alla compatibilità delle condizioni di salute dei migranti con il loro trasferimento nei Centri di permanenza per i rimpatri.

Nel corso dell’incontro con i medici, il dg ha espresso “vicinanza e fiducia nei confronti dei professionisti dell’azienda, quotidianamente impegnati nella presa in carico di pazienti fragili e complessi, tra cui cittadini migranti” si legge in una nota del Policlinico. “Gli accertamenti giudiziari devono svolgersi nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura. È altrettanto importante in questa fase – dice Sanguedolce – evitare che la vicenda possa condizionare la serenità con cui i nostri medici sono chiamati a esercitare la propria responsabilità professionale, in scienza e coscienza”.

“Psichiatri e infettivologi – prosegue la nota del Policlinico – sono chiamati a formulare valutazioni di particolare delicatezza, fondate sulle condizioni di salute della persona, sulle conoscenze scientifiche, sulla deontologia e sulla coscienza professionale. L’autonomia della valutazione clinica rappresenta un principio essenziale per garantire la qualità dell’assistenza e tutelare il rapporto di fiducia tra professionisti, istituzioni sanitarie e cittadini”. “La tutela della legalità e il rispetto delle procedure giudiziarie – evidenzia la direzione aziendale – non sono in contrasto con la salvaguardia della dignità e della responsabilità professionale dei medici: costituiscono principi che devono essere garantiti congiuntamente nell’interesse del Servizio sanitario e dei cittadini”.




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