Linee Amt a rischio stop, i sindacati contro le aziende. Salis e Terrile chiedono “responsabilità”

Genova. “Una decisione gravissima che assomiglia molto più a una serrata che a una legittima iniziativa imprenditoriale e che scarica sulle lavoratrici, sui lavoratori e sui cittadini le conseguenze di una crisi che non hanno contribuito a determinare”. È il commento dei sindacati Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal dopo la clamorosa protesta annunciata dalle aziende private che gestiscono servizi Amt in appalto e lamentano l’assenza di garanzie sui pagamenti: da lunedì alcune linee collinari in diverse zone della città potrebbero fermarsi.
Poco dopo arriva il comunicato della sindaca Salis e del vicesindaco Terrile: “Siamo al lavoro, come da un anno a questa parte, per assicurare ad Amt la liquidità necessaria per fare fronte ai propri impegni con utenti, lavoratori e fornitori. Ora è il tempo di onorare gli impegni. Il Comune è pronto ad erogare i propri 5 milioni”.
“L’emergenza si risolverà solo a seguito dell’approvazione del piano di risanamento da parte dei creditori e con l’omologa del Tribunale, prevista nel mese di settembre – ricordano gli esponenti della giunta –. Nel frattempo, gli Enti locali si sono impegnati ad aumentare di 20,7 milioni il corrispettivo annuale a favore di Amt. Se arriveranno anche i 15 milioni promessi da Regione Liguria, in pochi giorni Amt sarà in grado di pagare i debiti dei fornitori scaduti negli ultimi mesi e scongiurare interruzioni di servizio. Facciamo appello alla responsabilità di tutti i soggetti coinvolti. Comprendiamo le difficoltà di utenti e fornitori, ma l’unica strada per uscire dalla crisi è attuare il piano di risanamento nei tempi e nei modi previsti”.
Oltre alla decisione di stralciare il 50% dei crediti recepita dal piano di risanamento dell’azienda, la goccia che ha fatto traboccare il vaso è la comunicazione arrivata ieri nel corso di una riunione: le partite correnti non verranno saldate prima di fine luglio. Così le società aderenti ad Anav hanno comunicato l’intenzione di sospendere le corse a partire da lunedì. Sarebbe coinvolte le linee bus 57, 93, 340, 273, 275, i servizi integrativi I04, I03, I21, I21/, I25, I13, I14 e la linea CS interna al cimitero Staglieno.
“Da lunedì centinaia di lavoratrici e lavoratori rischiano di essere lasciati senza lavoro, senza garanzie e senza alcuna prospettiva certa sul proprio futuro occupazionale. Ancora una volta si pretende che siano i lavoratori a pagare il prezzo di scelte, errori e responsabilità che appartengono ad altri – tuonano i sindacati -. A farne le spese saranno anche migliaia di utenti, privati improvvisamente di un servizio pubblico essenziale e del diritto alla mobilità. È inaccettabile che una disputa tra aziende e committente venga risolta tenendo in ostaggio lavoratori e auspichiamo inoltre un intervento su tema da parte della commissione di garanzia. Certo è che quando a proclamare uno sciopero sono le lavoratrici e i lavoratori, i controlli, gli interventi e le sanzioni sono immediati. Riteniamo doveroso, così come prescrive la legge, che anche quando sono le aziende a sospendere il servizio, provocando un danno enorme alla collettività, sia necessario intervenire. Due pesi e due misure non possono certamente essere accettate”.
“Chiediamo al Comune di Genova di convocare immediatamente un tavolo straordinario con Amt, le aziende interessate e le organizzazioni sindacali. Non c’è più tempo da perdere. Servono risposte immediate per garantire la continuità del servizio, la tutela dell’occupazione e il rispetto dei diritti delle lavoratrici, dei lavoratori e dei cittadini – proseguono i rappresentanti dei lavoratori -. Sia chiaro: questa vertenza non riguarda soltanto i dipendenti delle aziende in appalto, riguarda tutto il sistema del trasporto pubblico locale genovese coinvolgendo direttamente le lavoratrici e i lavoratori di Amt. Pensare che questa crisi possa fermarsi ai confini degli appalti è un grave errore”.
“Non accetteremo che il costo di questa vicenda venga scaricato sui lavoratori che ogni giorno garantiscono il servizio e sui cittadini che ne usufruiscono. Ognuno si assuma le proprie responsabilità. Le lavoratrici e i lavoratori non possono e non devono essere il bancomat a cui attingere ogni volta che emergono problemi economici, gestionali o politici”, concludono Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Faisa Cisal.
“La sospensione delle linee collinari del trasporto pubblico rappresenta una scelta che rischia di avere conseguenze pesanti soprattutto sulla popolazione anziana, che in molte delle zone interessate costituisce una parte importante dei residenti. Per tanti pensionati questi collegamenti non sono un servizio accessorio, ma una necessità quotidiana per raggiungere ambulatori, ospedali, uffici pubblici, negozi e luoghi di aggregazione. A essere maggiormente colpite saranno spesso persone sole, con difficoltà di movimento o prive di un supporto familiare costante, che vedono nel trasporto pubblico l’unico strumento per mantenere la propria autonomia. Senza entrare nel merito delle questione tra Amt e i creditori chiediamo alle istituzioni e ai soggetti competenti di individuare al più presto soluzioni alternative che consentano di limitare i disagi e garantire la continuità del servizio, prestando particolare attenzione alle esigenze degli anziani e delle persone più vulnerabili”, spiega in una nota Fnp Cisl Genova e Liguria.
“Chiediamo con quale coraggio i sindacati accusano di serrata le imprese private di fronte a una proposta liquidare i crediti al 50% quando i soli stipendi dei dipendenti sono intorno al 58% ci domandiamo se esistono autisti di serie A e di serie B – dichiara in una nota Assoutenti, che ieri avevano sollevato il problema insieme alle altre associazioni dei consumatori -. Essendo gli stipendi i crediti privilegiati, sensibilità vorrebbe che nei rapporti col privato Amt riconoscesse almeno quelli. Ci dispiace di questa posizione filo-padronale che dimostra come i lavoratori non sono tutti uguali. Bene farebbero i sindacati dell’azienda a richiamare responsabilità chi le ha e non chi subisce. Ci chiediamo come avrebbero reagito se avessero proposto agli esodati di andare in pensione con il 50% dello stipendio attuale. Preoccupandoci dei diritti degli utenti, chiediamo più solidarietà ed eguaglianza in chi tutela i diritti dei lavoratori”.
Le aziende rilanciano: “Da Amt nessuna proroga ufficiale del contratto, decisione sofferta”
“Il contratto di servizio con Amt è scaduto alla fine di maggio, dopodiché le aziende hanno lavorato in assenza di contratto sino ad oggi – fa sapere in una nota Franco Giordano, presidente di Anav Liguria -. Amt ha chiesto alle singole aziende la disponibilità a proseguire il servizio dal 1° giugno fino al 14 giugno compreso, a fronte del fatto che a far data dal 15 giugno si sarebbe dovuto dare inizio al contratto estivo che prevedeva tagli del 25% del servizio. Le aziende hanno replicato alla mail ricevuta suggerendo di non modificare dal 15 il servizio ma di proseguirlo mantenendo in esercizio tutte le corse sino a fine giugno in modo da disporre di più tempo per poter trovare soluzioni alternative a un taglio drastico e impattante. Amt ha poi replicato via mail che condivideva con le aziende la necessità di prorogare il servizio anche per la seconda metà di giugno al fine di valutare il tutto e trovare la soluzione migliore per l’utenza”. Ma poi “non è seguito alcun atto concreto” per ufficializzare la proroga.
“Nel contempo, come sempre, le aziende hanno continuato a lavorare nella speranza che il pagamento del corrente scaduto inerente a febbraio ci venisse pagato. Ieri abbiamo saputo nel corso della riunione intrattenuta con Amt che i pagamenti del corrente slitteranno ulteriormente a fine luglio e che comunque nessuno dei consulenti e dirigenti di Amt presenti alla riunione era in grado di dare certezza di questo termine. Proprio per non nuocere ulteriormente alle aziende amministrate dai privati e nell’interesse di coloro che tutti i giorni lavorano correttamente ed onestamente nell’erogare un servizio di trasporto pubblico non si poteva continuare ad ascoltare promesse che sistematicamente sono state disattese. Le aziende private, loro malgrado, anno dovuto prendere questa decisione a lungo sofferta, ma contestualmente auspicano che tutto venga chiarito e ben compreso da tutti gli attori in campo in modo che si possa trovare in tempi rapidissimi la soluzione che consenta a tutte le aziende di trasporto impegnate allo svolgimento dei servizi tpl in territorio genovese di riprendere il servizio interrotto auspicabilmente in tempi brevi”.
Le reazioni politiche
“Siamo davanti all’ennesima dimostrazione dell’inadeguatezza della giunta Salis. La sospensione del servizio delle linee collinari, causata dal mancato pagamento delle aziende private da parte di Amt, è una vergogna inaccettabile. Si lasciano a piedi migliaia di genovesi, isolando intere vallate e quartieri – accusa Paola Bordilli, capogruppo della Lega in Consiglio Comunale a Genova -. Parliamo di collegamenti vitali per i residenti delle nostre alture, zone in cui vivono anziani, persone con mobilità ridotta, studenti e lavoratori. La giunta e i vertici di Amt non possono più nascondersi: siamo ormai oltre un anno di amministrazione Salis. Si è arrivati al punto di costringere aziende storiche a fermare i mezzi. La responsabilità politica è di chi governa Palazzo Tursi. Non c’è stato alcun confronto con le imprese coinvolte e, cosa ancora più grave, a pagare il prezzo di questa situazione rischiano di essere anche i lavoratori, che potrebbero ritrovarsi senza stipendio pur garantendo un servizio pubblico essenziale. Come Lega pretendiamo risposte immediate. Avevamo già denunciato questi rischi durante la discussione del piano di risanamento, esprimendo tutte le nostre perplessità. La nostra astensione in Aula nasceva proprio da queste criticità, che oggi si stanno scaricando sui cittadini, sui lavoratori e sulle aziende storiche del territorio. Su questa vicenda daremo battaglia dentro e fuori il Consiglio comunale”.
“La Regione non lasci solo il comune ad affrontare questi delicati passaggi – dichiarano Davide Natale, consigliere regionale e segretario del Pd Liguria, e il consigliere regionale Simone D’Angelo -. L’immobilismo di Bucci rischia di essere pagato da lavoratori e cittadini. Chiediamo con forza che la Giunta regionale anticipi, come hanno già fatto molte altre regioni, le risorse del fondo nazionale del trasporto per il 2026, si immetta liquidità per fare fronte ai bisogni di Amt, non si attenda il trasferimento delle risorse nazionali che colpevolmente stanno ritardando ma si stanzino immediatamente anche quelle risorse che erano state annunciate come incrementali rispetto allo scorso anno. Noi sosterremo ogni misura che andrà in questa direzione. Tutto ciò deve avvenire in tempi stretti perché la situazione è grave e serve un intervento immediato”.




