Cultura

Spielberg ha svelato il finale sin dall’inizio


Dal monastero di Santa Chiara al misterioso numero 79, passando per Biancaneve, Roswell e Indiana Jones: Disclosure Day è pieno di dettagli nascosti che raccontano molto più di quanto sembri.

Steven Spielberg non ha mai realizzato film pieni di easter egg fini a se stessi. In Disclosure Day ogni dettaglio ha un significato nascosto. Alcuni anticipano il finale, altri richiamano la sua intera filmografia, altri ancora collegano la storia alle più famose leggende UFO della cultura americana. Eccone alcuni.

Il Monastero di Santa Chiara anticipa il finale

Uno degli indizi più intelligenti riguarda il Monastero di Santa Chiara, il luogo in cui Jane porta Daniel a nascondersi.

Santa Chiara è infatti la patrona della televisione e il collegamento con il finale è immediato: la verità sugli extraterrestri viene rivelata al mondo proprio attraverso una trasmissione televisiva globale. Santa Chiara è anche associata alla ricerca della verità e all’illuminazione spirituale, temi che attraversano l’intero film.

Lo stesso concetto ritorna nella frase pronunciata dalla suora:

“Siamo la creazione suprema di Dio sulla Terra, non nell’universo”.

Spielberg amplia il concetto stesso di creazione e invita a immaginare un universo molto più vasto di quello che siamo abituati a concepire.

Jane, le stigmate e il ruolo della “salvatrice”

Anche Jane sembra inserita all’interno di un immaginario estremamente religioso. Quando Noah la manipola mentalmente, stringe così forte il crocifisso che tiene in mano da ferirsi il palmo.

L’immagine richiama le stigmate della tradizione cristiana e assume un significato ancora più forte nel finale. Sarà infatti proprio Jane a trasportare il dispositivo che permetterà alla trasmissione di ripartire e alla verità di raggiungere il resto del mondo. In questo senso il personaggio assume quasi il ruolo di una figura salvifica, diventando il ponte tra l’umanità e la rivelazione.

Il mistero dei 79 anni e il riferimento a Roswell

Nel film viene ripetuto più volte che il segreto sugli alieni è stato nascosto per 79 anni. Una scelta curiosa, soprattutto considerando che sarebbe stato molto più semplice arrotondare a 80.

Se il film è ambientato nel 2026, 79 anni prima ci porta al 1947, l’anno del celebre incidente di Roswell. Fu allora che l’esercito statunitense annunciò di aver recuperato i resti di un presunto disco volante precipitato nel deserto del Nuovo Messico, salvo ritrattare poco dopo sostenendo che si trattasse soltanto di un pallone meteorologico.

Quel cambio di versione diede origine a una delle teorie del complotto più famose della storia e Spielberg la utilizza come collegamento diretto all’universo narrativo di Disclosure Day.

Il cardinale rosso e Margaret che “legge il cielo”

Il cardinale rosso è uno dei simboli più ricorrenti del film. Lo vediamo comparire in diverse scene, ma il riferimento è presente anche nella giostrina appesa sopra il letto della casa d’infanzia di Margaret e perfino nel poster del film.

Anche il vestito color porpora che Margaret indossa nel finale richiama le stesse tonalità, creando un collegamento visivo tra la bambina che assiste al primo contatto e la donna destinata a cambiare il mondo.

Persino la sua professione potrebbe nascondere un significato. Margaret è una meteorologa. Passa le giornate a osservare il cielo, interpretarne i segnali e prevedere ciò che sta arrivando. Nel corso del film il cielo passa dall’essere un semplice dato scientifico per diventare mistero, linguaggio e rivelazione. In fondo Margaret stava leggendo il cielo molto prima di scoprire che il cielo stava osservando lei.

Biancaneve, gli animali e il richiamo a Taken

Da bambina Margaret canta Someday My Prince Will Come, il celebre brano di Biancaneve.

Anche questo dettaglio nasconde diversi livelli di lettura. La canzone parla di qualcuno che un giorno arriverà da lontano. Nella fiaba si tratta del principe. In Disclosure Day quell’attesa assume una dimensione cosmica: non arriva l’amore, ma il contatto con qualcosa che l’umanità non è ancora pronta a comprendere.

La scelta di Biancaneve funziona anche per un altro motivo. Il personaggio Disney comunica con gli animali e subito dopo Margaret viene attirata da un cervo, una volpe e un cardinale che la guidano verso l’incontro destinato a cambiarle la vita.

Questo è anche un richiamo a Taken, la miniserie prodotta da Spielberg nel 2002, nella quale gli animali erano manifestazioni degli stessi extraterrestri.

Il motel Inn-Di-Ana e la scena del treno

Non mancano nemmeno gli omaggi alla carriera del regista.

Il motel in cui si nascondono Daniel e Jane si chiama infatti Inn-Di-Ana, un piccolo gioco di parole che richiama chiaramente Indiana Jones.

Anche la spettacolare scena del treno contiene un riferimento autobiografico. Spielberg ha raccontato di aver desiderato una sequenza simile per gran parte della sua vita. Da bambino filmava incidenti con i trenini giocattolo, una passione che ha raccontato apertamente anche in The Fabelmans. Già ai tempi di Duel aveva immaginato una scena simile. Con Disclosure Day è riuscito finalmente a realizzarla.

Gli alieni e i cerchi nel grano

Infine ci sono gli extraterrestri stessi. Il loro aspetto richiama chiaramente quello degli alieni di Incontri Ravvicinati del Terzo Tipo, uno dei film più importanti della carriera di Spielberg.

Anche i cerchi nel grano nascondono un significato. Compaiono nel momento in cui Daniel vede il video di Margaret mentre parla nella lingua aliena. È come se quel contatto risvegliasse qualcosa che era già presente dentro di lui. I cerchi nel grano diventano così la manifestazione fisica di questa connessione e dell’emergere dei suoi poteri.

Più avanti scopriamo inoltre che gli stessi simboli presenti nei cerchi ricompaiono sul dispositivo extraterrestre, suggerendo l’esistenza di un unico linguaggio utilizzato dagli alieni per comunicare con gli esseri umani.

Un archivio delle ossessioni di Spielberg

Forse il dettaglio più interessante è che nessuno di questi riferimenti sembra essere stato inserito per caso. Disclosure Day assomiglia a una raccolta delle grandi ossessioni che hanno accompagnato Spielberg per tutta la carriera: gli UFO, la televisione, la religione, l’infanzia, i segreti governativi, Roswell e la meraviglia davanti all’ignoto.

Più che un semplice film di fantascienza, Disclosure Day sembra la sintesi di cinquant’anni di cinema spielberghiano e una domanda rivolta direttamente agli spettatori: quando la verità arriverà davanti ai nostri occhi, saremo capaci soltanto di guardarla o saremo davvero pronti ad ascoltarla?


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