“Libeccio” nel Crotonese, la cosca Manfredi-Nicoscia puntava sul traffico di droga: le direttive di “Scarface” dal carcere
Non solo estorsioni. Perché la presunta cosca Manfredi-Nicoscia di Isola Capo Rizzuto si sarebbe cimentata anche nel narcotraffico sotto le direttive che Pasquale Manfredi, alias “Scarface”, dettava dal carcere. Ne è convinta la gip del Tribunale i Catanzaro, Arianna Roccia. Che, nell’ordinanza di arresto eseguita ieri dai carabinieri di Crotone nell’ambito dell’operazione “Libeccio” della Dda di Catanzaro, descrive in che modo il clan avrebbe allungato i “tentacoli” sullo spaccio di cocaina, marijuana e hashish. I quali venivano reperiti dai fornitori dislocati tra Napoli, Crotone, Torre del Greco (Napoli), Sant’Onofrio (Vibo Valentia), Reggio Calabria, Nocera Inferiore (Salerno) e Milano. Al punto da creare una vero e proprio gruppo dedito al mercato dei narcotici. In particolare, riporta il provvedimento cautelare, «le conversazioni captate scandiscono le varie fasi che hanno contraddistinto l’avviamento di quella che lo stesso Manfredi definisce la sua impresa». Dove ci si muoveva con ruoli specifici: dalla raccolta del capitale per investire il denaro per le provviste di droga da rivendere a Isola Capo Rizzuto; al reclutamento del personale che vedeva arruolati, oltre a Giuseppe Passalacqua, Tommaso Gentile, Luigi Masciari e Luigina Verterame come “pusher”, pure Carmine Serapide e Bruno Simone Morelli con il compito di coordinare l’attività di spaccio secondo le disposizioni impartitegli da “Scarface”. Mentre Giuseppe Vittimberga, detto “u puffo”, avrebbe fatto da corriere sebbene gli viene contestato un solo episodio; all’individuazione di nuovi fornitori; fino all’acquisizione di nuove schede sim “pulite” intestate a nomi di fantasia da distribuire ai sodali.
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