“L’ha detto anche Sinner: ‘non siamo robot’. E se lo dice il numero uno del mondo, ragazzi, apriamo gli occhi”: parla Fognini
“A Parigi è successo qualcosa che nessun appassionato di tennis credeva potesse mai succedere. Jannik stava conducendo due set a zero e 5-1 quando il suo corpo l’ha abbandonato“. Comincia così un video social di Fabio Fognini su quanto accaduto a Jannik Sinner ieri, giovedì 28 maggio, nel match contro Juan Manuel Cerundolo. Il numero uno al mondo conduceva per due set a zero ed era sopra 5-1 al terzo set quando ha avuto un crollo per un malore. Sul 5-2 non ha chiamato un Medical time-out e da lì non è mai più tornato lo stesso, muovendosi lentamente e colpendo pianissimo.
“Ebbene sì, lui stesso ha detto che non è stato un colpo di calore, non sono stati crampi, ma semplicemente non ce l’ha fatta più. Il suo corpo ha detto stop. E questo ci fa pensare che, come ha detto lui stesso, “Non siamo dei robot“. E se lo dice il numero uno del mondo, ragazzi, apriamo gli occhi“, ha spiegato Fognini riportando d’attualità il tema della percezione dei tennisti che si ha all’esterno e nello specifico di Sinner, considerato da tanti instancabile e infaticabile. Insomma, un robot.
Il Roland Garros era senza dubbio l’obiettivo numero uno di Sinner: lo ha anche detto lui più volte. La terra di Parigi sembra stregata: è l’ultimo Slam che gli manca e lo scorso anno perse la finale contro Carlos Alcaraz non sfruttando tre match point. “Dispiace sì, perché restava l’obiettivo numero uno, il Roland Garros. Questi fenomeni giocano per questi tornei, però bisogna accettarlo e ha perso una partita che stava completamente dominando e che probabilmente, perdonami Juan, su 10 volte ne perde mezza”, ha spiegato Fognini.
Poi l’ex tennista azzurro ha fatto i complimenti a Juan Manuel Cerundolo, che non ha mai perso lucidità, ha giocato il suo tennis regolare ed è sempre stato molto corretto nei confronti di Sinner nel corso del match, chiedendo addirittura scusa anche per qualche palla corta giocata. “Però a Cerundolo bisogna fare i complimenti perché è rimasto lì, ha fatto il suo, ha allungato lo scambio, ha mosso Jannik, l’ha portato a sbagliare. Cosa che giustamente Jannik ha notato: non ne aveva più, ha perso campo, ha perso profondità, ha perso reattività, ha perso soprattutto energie ed era vuoto”. Poi la conclusione: “Mi dispiace, fa molto male, però ricordiamoci una cosa: Jannik resta Jannik“, facendo il segno del numero uno.
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