L’evoluzione di Cimabue
Secondo Giorgio Vasari, ma chiunque lo può constatare, Cimabue è stato colui che ha dato inizio alla rivoluzione in direzione del rinascimento nell’arte italiana. In effetti il maestro di Giotto durante la sua vita è stato protagonista di una evoluzione, tecnica e concettuale, che nei secoli immediatamente precedenti non si era vista.
Le rappresentazioni pittoriche medievali, gotiche, come diceva Vasari “greche”, erano derivate dalle bizantine, cioè rappresentavano i personaggi immobili, senza espressione, senza contesto ispirato al realismo.
E’ vero che il padre della pittura rinascimentale, quella dei Leonardo, Raffaello, Michelangelo, è stato (ormai per tutti) Masaccio da San Giovanni Valdarno, ma lo è altrettanto che i primi movimenti, le prime espressioni sofferenti, umane, si possono apprezzare nel prodotto artistico del fiorentino Cimabue.
Cimabue ha certo avuto una grande influenza nell’opera di Giotto, vero rivoluzionario che ha rappresentato la vita realisticamente, scenari compresi, con le tecniche di cui disponeva.
Le opere di Cimabue giunte a noi sono poche, ma sono sufficienti a raccontarci la sua evoluzione. A questo proposito si osservino i due crocifissi di San Domenico ad Arezzo e di Santa Croce a Firenze. Quest’ultimo è stato fortemente e irrimediabilmente danneggiato (vedi la foto sotto) dall’alluvione del 1966, ma quel che ne resta è sufficiente ancora oggi a testimoniare l’evoluzione rispetto al più giovanile crocifisso aretino.
L’opera in San Domenico è ancora chiaramente figlia, sia pure evoluta, dei dipinti medievali classici. Si possono notare i colori ancora piuttosto piatti, il volto sofferente sì, ma poco realistico, così come il corpo che comincia a pesare sulla croce, ma non certo come quello di Giotto in Santa Maria Novella.
Nell’opera della sacrestia di Santa Croce siamo di fronte a una trasformazione decisa che porta il corpo di Cristo a essere dipinto più tridimensionalmente, più realisticamente (vedi la foto di copertina) anche se esteticamente l’opera di Arezzo raggiunge un risultato forse più efficace.
In parte l’effetto wow del crocifisso aretino deriva dallo stato della sua splendida conservazione. Il dipinto è nato per la chiesa che ancora oggi lo ospita ed evidentemente l’ambiente è adatto, per umidità e temperatura, alla sua custodia (che ha richiesto nel tempo solo qualche ritocco).
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