L’espianto su Domenico 14 minuti prima dell’arrivo del nuovo cuore. Gli infermieri: «L’organo era una pietra». Il cardiochirurgo: «Non farà un battito» – Cronaca
BOLZANO/NAPOLI. L’espianto del cuore di Domenico sarebbe iniziato almeno 14 minuti prima dell’arrivo del nuovo organo, giunto danneggiato nella sala operatoria del Monaldi di Napoli. E’ quanto emergerebbe dalle testimonianze rese dal personale sanitario a chi indaga sulla morte del bimbo, deceduto il 21 febbraio scorso, ed è l’ennesima conferma che quel 23 dicembre, tra Napoli e Bolzano, si verificarono una serie di situazioni che hanno poi portato due mesi dopo alla morte del piccolo.
Le operazioni propedeutiche al delicato intervento chirurgico, secondo alcune testimonianze, sono iniziate quattro minuti prima della telefonata di segnalazione dell’arrivo dell’organo fuori all’ospedale. A questi quattro minuti se ne devono poi aggiungere almeno una decina, corrispondenti orientativamente al tempo impiegato per arrivare nella sala dove era in corso l’intervento. A rendere nota la tempistica, dedotta dalla lettura di alcuni atti, è stato oggi l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia del piccolo Domenico Caliendo, che da tempo punta il dito su questo aspetto.
Si tratta di particolari significativi, ricavati dalle sommarie informazioni testimoniali raccolte dal Nas e dalla Procura nell’ambito di un’inchiesta che vede sette indagati tra medici e paramedici. Petruzzi si è intrattenuto con i giornalisti nei pressi del Tribunale di Napoli, dopo un colloquio con il pm Giuseppe Tittaferrante della VI sezione – lavoro e colpe professionali – coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci. In sostanza, è il suo ragionamento, il cuore ‘malato’ di Domenico era già stato tolto quando i sanitari si sono accorti che qualcosa non andava nel contenitore utilizzato per trasferire al Monaldi l’organo preso a Bolzano.
Il cuore infatti sembrava “una pietra durissima”, hanno messo a verbale tre infermieri, tanto che per ammorbidirlo si sono resi necessari risciacqui con acqua calda: “provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda”. E, sempre secondo le testimonianze, lo stesso cardiochirurgo se ne sarebbe accorto: “questo cuore non farà neppure un battito, non ripartirà mai”. Un altro infermiere, che ha già preso parte ad altri trapianti, l’ultimo nel 2021, ai pm ha evidenziato una differenza anche questa sostanziale rispetto alle sue precedenti esperienze.
Durante l’intervento di trapianto di Domenico non sarebbe stata effettuata la valutazione delle caratteristiche anatomiche del muscolo cardiaco. Quanto accadde in sala operatoria quel tragico 23 dicembre, è emerso, sarebbe stato oggetto di alcune riunioni in ospedale, a cui avrebbero preso parte non solo coloro che erano presenti in sala operatoria. Nell’incontro del 10 febbraio scorso i toni sarebbe stati piuttosto accesi, in particolare quando si è discusso dell’orario di inizio dell’intervento, che ha preceduto di quattro minuti l’arrivo dell’organo fuori all’ospedale. Un botta e risposta tra sanitari sfociato anche in una reazione scomposta del cardiochirurgo che ha sfogato la sua rabbia sferrando un calcio in un termosifone.
Secondo quanto reso noto dall’avvocato Petruzzi potrebbero non esserci, neppure in futuro, indagati tra i sanitari di Bolzano, dove non si ravviserebbero responsabilità. Anche se, come emerge dalla relazione della direzione sanità alto atesina, in sala operatoria ci furono tensioni e difficoltà di comunicazione tra l’equipe arrivata da Napoli e quella di Innsbruck che ha provveduto all’espianto di reni e fegato. Il Nas di Trento ha ascoltato i medici dell’equipe di Innsbruck, presente il 23 dicembre in sala operatori e simulato il rabbocco del box frigo giunto da Napoli. Com’è noto sarebbe stato utilizzato del ghiaccio, rivelatosi essere quello secco, fornito in loco, e ritenuto causa principale del danneggiamento del nuovo cuore. Secondo quanto appreso dagli investigatori a Bolzano il cardiochirurgo giunto da Napoli avrebbe chiesto e ottenuto il ghiaccio (verosimilmente senza sapere di quale tipologia fosse) e poi dato precise indicazioni su dove sistemarlo nel box in partenza per il Monaldi. L’avvocato Petruzzi, infine, sostiene che nella documentazione che gli è stata fornita dall’ospedale mancherebbe la cartella anestesiologica: “Domani ci recheremo in procura per chiedere se è in loro possesso”, annuncia.
A Bolzano, intanto, gli ispettori inviati dal ministero della Salute all’ospedale hanno finito il loro lavoro. Per due giorni gli ispettori hanno ricostruito nei minimi dettagli tutto l’iter dell’espianto e del trasporto verso Napoli dell’organo. E’ stata acquisita l’intera documentazione e sono state effettuate anche delle audizioni. “L’ispezione si è svolta in un clima molto costruttivo e positivo. Da parte dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige è stata garantita sin dall’inizio la massima collaborazione; il chiarimento puntuale degli avvenimenti è anche nell’interesse della stessa Azienda sanitaria dell’Alto Adige. Allo stato attuale, l’Azienda sanitaria dell’Alto Adige si astiene da ulteriori dichiarazioni sui procedimenti in corso, esprimendo al contempo piena fiducia nell’operato delle autorità competenti”, così una nota.




