Politica

Legge elettorale, appello di deputate bipartisan contro le preferenze: “Penalizzano le donne”

No alle preferenze nella nuova legge elettorale in discussione in Parlamento. Perché penalizzerebbero le donne sfavorite in una competizione dove a contare sono le reti personali e la disponibilità economica. Così in un appello bipartisan sottoscritto da deputate di partiti di maggioranza e opposizione. Non da esponenti di Fratelli d’Italia, che alle preferenze, a partire dalla leader Meloni, è favorevole.

Il “voto di preferenza tende a penalizzare la rappresentanza femminile”, quindi “non votiamo l’introduzione delle preferenze nella nuova legge elettorale”. È l’appello rivolto alle loro colleghe da Elena Bonetti (Azione), Silvana Comaroli (Lega), Isabella De Monte (Forza Italia), Chiara Gribaudo (Pd) e Luana Zanella (Avs).

“Sentiamo la necessità, – continuano – come donne che hanno avuto e hanno una responsabilità istituzionale, di contribuire a far sì che le nuove regole favoriscano l’elezione di più donne. Si sta dibattendo sulla possibilità di introdurre le preferenze, e vi chiediamo di riflettere insieme sulle conseguenze che riguardano direttamente la futura presenza delle donne in Parlamento”.

Secondo le firmatarie dell’appello, “l’esperienza italiana e quella di molti altri Paesi, come ampiamente attestato in letteratura comparata, mostrano che il voto di preferenza tende a penalizzare la rappresentanza femminile. Le preferenze premiano soprattutto la forza delle reti personali, la disponibilità di risorse economiche, la notorietà costruita nel tempo: condizioni che, ancora oggi, vedono troppo spesso le donne partire da una posizione di svantaggio, o dipendere da reti di potere costruite da altri”.

“I numeri meritano attenzione”, scrivono nell’appello: “Nel Parlamento eletto con una legge che non prevede le preferenze, le donne sono il 34% degli eletti. Se si guardano le elezioni dei Consigli regionali, che sono la struttura più comparabile alle elezioni politiche e dove si vota invece con le preferenze, le consigliere restano ferme a circa un quarto degli eletti”.


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