Calabria

Le Aree interne problema? No, risorsa. Da oggi il festival a Soveria Mannelli

Torna da oggi per tre giorni a Soveria Mannelli, negli spazi delle Industrie Rubbettino, il Festival del Lavoro nelle Aree Interne, promosso da Rubbettino, RESpro — Rete di Storici dei Paesaggi della Produzione e Fondazione Appennino per portare nel cuore produttivo della Calabria studiosi, imprese, amministratori, operatori economici e culturali per discutere il futuro dei territori che troppo spesso l’Italia ha imparato a raccontare soltanto come margini.
Eppure le aree interne non sono un problema da risolvere, né un patrimonio da musealizzare, né scenografie amene da consegnare al turismo: nell’idea del festival sono, prima di tutto, «luoghi del lavoro». Luoghi della produzione, che sia industria o agricoltura, energia o manifattura. E dunque non ci si può rassegnare alla narrazione di spazi improduttivi, fragili, destinati all’abbandono.
Il tema del suolo attraversa questa edizione con forza: suolo conteso, produttivo, abitato, fragile. Campo di conflitti, ma anche di possibili coesioni. Le aree interne diventano così non terre da proteggere dal mondo, ma territori da mettere nelle condizioni di dialogare con il mondo. In questa prospettiva di riflessione e di dialogo si collocano il convegno «Suoli contesi/coesi: agricolture, industrie, energie», e tutti i panel del Festival.
Il convegno si articola in tre sessioni: L’espansione industriale, commerci e erosione agraria; Politiche di piano e governance del suolo; La “fame” di energia. Saranno coinvolti, da oggi a sabato, studiosi e ricercatori in vari ambiti disciplinari con l’obiettivo di fornire una base storiografica per ripensare la tutela del suolo come bene comune e come processo essenziale per garantire la sicurezza alimentare, la resilienza climatica e la sostenibilità culturale.
Dentro questo sguardo si collocano alcuni dei panel principali del Festival. Silver Village affronta l’invecchiamento non come destino passivo, ma come occasione per ripensare servizi, salute, mobilità, sicurezza, ospitalità e qualità dell’abitare. Dove vivono bene gli anziani residenti, possono vivere bene anche gli ospiti: una prospettiva che rovescia l’idea del turismo come scorciatoia e rimette al centro la vita quotidiana delle comunità. Il panel «Geografie della fiducia. Industria e futuro nelle aree interne» guarda invece alle imprese come attori civili oltre che economici. Un’azienda radicata in un territorio non occupa semplicemente uno spazio: può generare competenze, legami, reputazione, apertura internazionale. La vera distanza, allora, non è tra città e aree interne, ma tra territori della fiducia e territori della sfiducia. Con «Cure paesane» il Festival entra nel cuore del paradigma demografico: l’Italia invecchia, il clima cambia, i paesi si svuotano, ma proprio le aree interne possono diventare una riserva di futuro per una longevità buona, attiva, non separata dalla qualità della vita. Ambiente, agricoltura, energia e turismo saranno al centro di un altro confronto cruciale: la rigenerazione dei territori interni non può fondarsi su modelli estrattivi o su nuove forme di consumo del paesaggio, ma su economie capaci di produrre senza depauperare. Il panel «Cibo e cultura r-innovatori di territorio» racconterà infine cibo, memoria e identità non come folklore, ma come strumenti vivi di appartenenza, rigenerazione e lavoro.
Ulteriori momenti di dibattito e di confronto dialettico saranno assicurati attraverso la presentazione e la discussione dei volumi di Letizia Bindi (Energy Commons), Anna Giorgi (Libro bianco sulla montagna), Francesco Martinico, Salvatore Adorno e Carmelo Antonuccio (Industria a Mezzogiorno. Ruolo e prospettive degli agglomerati industriali nelle regioni meridionali), Maddalena Chimisso (La Fiat a Termoli. Per una storia della grande industria nel Molise).
Novità di questa edizione è Casa Flai, la casa del Festival e insieme la casa della fabbrica.


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