Veneto
Le 5 Campane di San Marco: Storia Curiosità Leggende
Le campane del Campanile di San Marco – affettuosamente chiamato dai veneziani “el paròn de casa” (il padrone di casa) – non erano semplici strumenti per scandire le ore, ma veri e propri ingranaggi sociali e politici della vita della Repubblica della Serenissima.
Ciascuna delle cinque campane aveva un nome preciso e un compito unico:
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Le 5 campane storiche e i loro segreti
- La Marangona (o Campanon): È la campana più grande (pesante oltre 36 quintali) ed è l’unica ad essersi miracolosamente salvata dal crollo del campanile avvenuto nel 1902. Prende il nome dai “marangoni”, ovvero i carpentieri dell’Arsenale: i suoi rintocchi mattutini indicavano l’inizio e la fine della loro giornata lavorativa. Suonava anche per annunciare le riunioni del Maggior Consiglio e risuona ancora oggi a mezzogiorno e a mezzanotte.
- La Nona (o Mezzana): Con un peso di circa 25 quintali, questa campana scandiva il mezzogiorno e la mezzanotte e indicava il termine ultimo per poter spedire la posta da Rialto.
- La Trottiera: Il suo nome racchiude una curiosità divertente. Serviva a dare il secondo richiamo ai nobili patrizi per partecipare alle riunioni del Maggior Consiglio. I nobili dovevano affrettarsi “al trotto” verso Palazzo Ducale; una volta che la campana smetteva di suonare, le porte venivano inesorabilmente chiuse e i ritardatari venivano esclusi.
- La Pregadi (o Mezza Terza): Il suo compito era convocare i senatori della Repubblica, i quali venivano chiamati “Pregadi” perché formalmente “pregati” dal Doge a prendere parte alle sedute. Suonava anche alle prime luci dell’alba per il Mattutino.
- La Renghiera (o del Maleficio): La più piccola delle cinque. I suoi rintocchi cupi e solenni annunciavano le esecuzioni capitali che si tenevano tra le colonne di Piazzetta San Marco.
Curiosità e segreti storici
- Il disastro del 1902: Quando il campanile crollò improvvisamente il 14 luglio 1902, polverizzandosi in un cumulo di macerie, distrusse quasi interamente il concerto di campane. Solo la possente Marangona resistette all’impatto. Le altre quattro furono rifuse nel 1909 dai Fratelli Barigozzi di Milano, riutilizzando proprio il metallo recuperato tra i resti della vecchia torre.
- l “doppio” e i riti della Serenissima: Durante la Repubblica, le campane non suonavano mai a distesa o a festa in modo casuale. Esistevano cerimoniali rigidissimi: per esempio, quando il Doge appariva in pubblico in Piazza San Marco o in caso di funerali di Stato, veniva suonato il “doppio” con tutte le campane coordinate.
I racconti e i suoni legati alle campane di San Marco si intrecciano profondamente con la vita quotidiana, i drammi e le tradizioni della Venezia dei secoli passati. Ecco alcune delle storie e delle curiosità più affascinanti tramandate dalle cronache della Serenissima.
Il coprifuoco e l’apertura del Ghetto
- La gestione del tempo e della sicurezza: Per secoli, i rintocchi della campana più grande scandirono non solo il lavoro, ma anche i momenti chiave della città. Fino alla fine della Repubblica nel 1797, la Marangona suonava ogni mattina all’alba per indicare ai guardiani l’orario in cui sbloccavano e aprivano i pesanti cancelli del Ghetto ebraico.
- Il coprifuoco notturno: Il suono cupo delle campane serviva anche a dettare le regole della quiete pubblica e della sicurezza nella laguna, avvertendo i cittadini del calare della notte e della chiusura delle attività.

Giustizia e punizioni esemplari
- Il suono del Maleficio: Quando la piccola campana del Maleficio cominciava a suonare a martello, la popolazione sapeva che si stava compiendo una condanna a morte. Le esecuzioni capitali più importanti avvenivano nello spazio tra le due colonne di granito in Piazzetta San Marco.
- Il supplizio della cheba: Tra le punizioni più particolari inflitte nel contesto ecclesiastico o giudiziario vi era il supplizio dea cheba (della gabbia). I condannati venivano rinchiusi in una gabbia di ferro e appesi direttamente alle strutture del campanile, esposti allo scherno del pubblico e alle intemperie.
La leggenda delle osterie e “l’ombra”
- L’origine del termine “un’ombra di vino”: Ai piedi del campanile ferveva un mercato vivace e c’erano numerose piccole osterie. I veneziani usavano dire “andemo a bever un goto de vin all’ombra del campanil” (andiamo a bere un bicchiere di vino all’ombra del campanile) per rilassarsi. Da questa consuetudine nacque l’abbreviazione popolare rimasta viva ancora oggi: chiedere semplicemente “un’ombra” di vino.
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