Liguria

Lavoro, in Liguria gli uomini guadagnano “bene” ma il divario con le donne pesa 35 euro al giorno


Genova. Nel 2025 gli uomini in Liguria guadagnano in media 114,3 euro al giorno, più della media italiana che si attesta a 111,1 euro della media italiana. Per le donne, invece, la retribuzione media si attesta a 79,1 euro (circa 35 euro in meno rispetto agli uomini) a causa della forte incidenza di impieghi a termine, part-time e contratti stagionali. È quanto emerge dal rendiconto sociale dell’Inps Liguria.

“A livello regionale la retribuzione media degli uomini è più elevata di quella nazionale per la presenza di attività industriali e manifatturiere storiche — ha spiegato Giuseppe Giangrande, presidente del comitato regionale Inps per la Liguria —. La retribuzione media delle donne è invece più bassa per una forte attività connessa a lavori discontinui e temporanei, legati al settore turistico-alberghiero e ai servizi, nei quali ci sono soprattutto donne”.

​Nonostante il divario di genere, il mercato del lavoro ligure mostra una tenuta generale: l’occupazione sale al 68,8% (contro il 62,5% nazionale) e la disoccupazione cala al 4,7%. Tuttavia, la struttura sociale della regione continua a soffrire per un forte calo demografico, con un saldo naturale di -12.692 residenti e un numero di pensionati che raggiunge quota 444.613.

“«La Liguria soffre di problemi di carattere demografico, con bassa natalità e longevità degli anziani — ha evidenziato Valeria Cifferri, direttrice regionale Inps —. Tante persone anziane e pochi giovani pongono un problema di equilibrio previdenziale. L’Istituto sta puntando molto sui giovani per far crescere la consapevolezza del valore della cultura previdenziale, perché le pensioni si costruiscono con il percorso lavorativo”. Su tutto, però, pesa il tema della qualità dell’occupazione e del futuro previdenziale delle nuove generazioni.

“Le pensioni per i più giovani saranno sicuramente garantite dallo Stato, ma il problema vero è la qualità delle prestazioni previdenziali — ha sottolineato Roberto Ghiselli, presidente del Consiglio di Indirizzo e Vigilanza (Civ) dell’Inps —. Con un lavoro sempre più frammentato e povero, quando i ragazzi andranno in pensione rischiano di averne una molto bassa. Il tasso di sostituzione tra ultimi stipendi e pensione col sistema contributivo si aggira attorno a un 20% in meno nella media. Bisogna pensare a creare lavoro di qualità e continuativo”.




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